Il dogma di Conte: rinunciare al talento per creare un gruppo coeso

Questo calciomercato passerà alla storia per gli esuberi: sì, perché mai come quest’anno il termine esubero è stato usato per molte squadre. Da Perišić, Nainggolan e Icardi per l’Inter a Suso per il Milan passando per Higuaín in casa Juventus o addirittura Gareth Bale per il Real Madrid.

La squadra che più sta risentendo di questi esuberi è la nuova Inter di Antonio Conte: l’allenatore e l’amministratore delegato Marotta sono stati chiari scaricando fuori dal progetto e mettendo pubblicamente sul mercato Ivan Perišić, Radja Nainggolan e Mauro Icardi, i giocatori probabilmente più rappresentativi degli ultimi anni. Questa scelta della società (condivisibile o meno) ha di fatto deprezzato questi giocatori che rischiano di lasciare Milano a prezzo di saldo. Oltre il danno però anche la beffa è servita: l’attaccante argentino praticamente non ha mercato e solo Juventus e Napoli si sono fatti avanti, il belga non ha offerte di rilievo e c’è il rischio di una grossa minusvalenza e il croato non è adatto al modulo del nuovo allenatore.

Solitamente un allenatore per costruire un ciclo vincente punta deciso sui suoi giocatori migliori, Antonio Conte no: il sergente di ferro vuole prima di tutto un gruppo coeso e unito per valorizzare al massimo ogni membro della rosa. Icardi, Perišić e Nainggolan non rientrano nei piani del tecnico pugliese proprio perché mettono al primo posto sé stessi davanti allo spogliatoio minando un sottile equilibrio che è già saltato più volte nella gestione Spalletti. Il mercato in entrata ora risulta però bloccato e Conte sta cominciando a perdere la pazienza: senza le uscite non si può dare l’assalto a Džeko e Lukaku (suoi pupilli) e il rientro posticipato di Lautaro Martínez dopo la Copa América sta facendo svolgere tutta la preparazione senza l’attacco.

Il reintegro in squadra di Icardi è fuori discussione e il bomber in grado di segnare 111 reti in maglia neroazzurra dirà addio o rischia di passare un’intera stagione da fuori rosa. Peccato mi vien da dire: l’uomo simbolo della rinascita dell’Inter verso la Champions League verrà presto dimenticato ricordandosi soltanto gli ultimi mesi in cui non si è capito di chi sia la colpa, ma dopo avergli tolto la fascia da capitano si è creato uno scisma non più riconciliabile.

Antonio Conte però non ha problemi a perdere gli uomini più tecnici e forse più forti della rosa: verranno sicuramente sostituiti da qualcun’altro, magari meno appariscente degli esuberi, ma comunque perfettamente adatti alla filosofia della nuova Inter. L’Italia di Conte nel 2016 infatti non contava su una selezione particolarmente dotata di talento, ma all’Europeo soltanto i rigori contro la Germania ci estromisero dalla corsa al titolo. Suning ha scelto Conte proprio perché lui sa come si vince e gli ha affidato in toto la cavalcata per colmare il gap in Italia e in Europa: dal mercato a ogni membro dello staff, tutte le decisione dovranno essere vagliate dall’allenatore.

Talento o spogliatoio: l’Inter ha scelto la seconda opzione perché per vincere bisogna restare uniti. Il sergente comanda, i soldati eseguono: ecco il dogma di Antonio Conte.

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Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".