Roma, Fonseca può essere l’uomo giusto. Ma va tutelato

Definire deludente la stagione 2018/19 della Roma, rappresenterebbe un eufemismo forte quasi da rasentare il sarcasmo; la mancata qualificazione in Champions League figlia di prestazioni altalenanti e spesso deludenti, è infatti unita alla bruciante eliminazione di Oporto, a quella umiliante patita in Coppa Italia contro la Fiorentina, all’avvicendamento in panchina tra Di Francesco e Ranieri, all’addio al vetriolo di Daniele De Rossi e quello possibile che si vocifera sia in procinto di dare Francesco Totti alle proprie vesti dirigenziali giallorosse. Potrebbe piovere, direbbe qualcuno, ma anche sotto il versante meteorologico l’ambiente capitolino è stato fino a qualche settimana disgraziato quanto basta.

Non stupisce, quindi, che l’epilogo del Campionato sia stato accolto quasi come una liberazione da gran parte della Roma giallorossa, comunque costretta a sopportare suo malgrado il mare mosso di un ambiente che purtroppo sembra ancora lontano dal trovare una sua serenità; eppure, poco più di 12 mesi fa, in casa Roma si consuntivava una stagione conclusasi con il terzo posto finale e una clamorosa semifinale di Champions League. Da sempre abituato a un turbinio di voci, sensazioni, clamorose indiscrezioni e chi più ne ha più ne metta, il tifoso della Roma ha visto “virtualmente” transitare sulla panchina della propria squadra del cuore Antonio Conte, Massimiliano Allegri, José Mourinho, Claudio Ranieri, Maurizio Sarri e Gianpiero Gasperini. Tutti accostati alla panchina giallorossa ma probabilmente mai veramente vicini a fare dell’Olimpico casa propria, ad eccezione dell’attuale tecnico dell’Atalanta; ultimo ad aggiungersi a questa lista e alla fine a spuntarla è il portoghese Paulo Fonseca, per molti l’allenatore dello Shakthar celebre per essersi presentato travestito da Zorro alla conferenza stampa successiva alla vittoria in Champions League conseguita contro il Manchester City di Guardiola.

Fortunatamente, Paulo Fonseca è anche molto altro. Alti e bassi in carriera per il tecnico nato in Mozambico, passato dai Preliminari di Champions League conquistati con il piccolo Paços Ferreira fino al triennio quasi trionfale (in patria) con lo Shakthar Donetsk, con nel mezzo la deludente esperienza al Porto e l’intermezzo allo Sporting Braga. Porto che virtualmente fece calare la mannaia su Di Francesco decretandone l’esonero, dopo che con il pescarese in panchina la Roma aveva eliminato agli Ottavi di Champions League proprio lo Shakthar di Fonseca nella stagione 2018/19; coincidenza curiosa per il neo-allenatore dei capitolini, ma non inusuale dal momento che anche in Ucraina approdò dopo averli affrontati (uscendo sconfitto) con lo Sporting Braga nella stagione antecedente al suo approdo nell’ex-Repubblica Sovietica.

Del calcio offensivo proposto dalle squadre di Fonseca si è parlato molto, e qualche assaggio ne abbiamo avuto nella sopra menzionata stagione 2018/18, quando lo Shakthar incrociò il proprio destino in Champions League con il Napoli raccogliendone lo scalpo, prima di cadere al cospetto della Roma come ricordato poco fa. Desta per questo motivo molto interesse l’intrigante filosofia di gioco del tecnico portoghese, che potrebbe rivelarsi una positiva ventata di novità all’interno della nostra Serie A;  come è fisiologico che sia, servirà però del tempo al tecnico lusitano per calarsi umanamente e calcisticamente nella nuova realtà per poi trasmettere il proprio credo ai calciatori in maglia giallorossa.

Il tempo, però, potrebbe non essere il nemico principale di Paulo Fonseca; notoriamente complicato, l’ambiente romano è infatti di recente incendiato da polemiche e discussioni che inevitabilmente impattano anche gli aspetti di campo della vita del club capitolino; condizione oramai cronica questa sul versante giallorosso del Tevere, come testimonia il fatto che i successi sportivi dei capitolini siano legati solamente a due uomini, Capello e Spalletti, che le spalle hanno dimostrato di averle larghe abbastanza per gestire uno spogliatoio che tra pressioni e confusioni societarie, mediatiche e di piazza si è rivelato spesso insostenibile per molti. Intemperie che, se come annotato poc’anzi, fanno parte nel bene e nel male dell’humus oramai consolidato dell’ambiente giallorosso, oggi esplodono in maniera esponenziale a causa del malcontento nei confronti della gestione a stelle e strisce; l’amore del pubblico giallorosso per la propria squadra di calcio, infatti, mal digerisce (per usare un altro eufemismo) una gestione che gradualmente la sta privando a proprio modo di vedere della “romanità” (Totti e De Rossi ultimi in ordine di tempo) non riuscendo però al contempo a centrare successi sportivi di rilievo.

Nel dare il benvenuto a Fonseca è quindi inevitabile augurargli anche di poter “predicare” il suo credo calcistico venendo tutelato da scossoni societari e mal di pancia della piazza che rischiano di minarne la tranquillità lavorativa, potendo anche godere al contempo del tempo necessario per poter prendere confidenza con un Paese, uno spogliatoio e una lingua del tutto nuovi; Roma, d’altronde, non è stata costruita in un giorno.

 

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Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.