Van Dijk al Liverpool sfata un tabù: la miglior difesa non è l’attacco

Miglior giocatore della Premier League, uno dei migliori di questa edizione in Champions League e serio candidato al Pallone d’Oro 2019. L’esplosione del Liverpool, tornato sul tetto d’Europa e ormai nuovamente tra le grandi potenze del calcio mondiale, porta dietro di sé tanti, importanti  fattori, ma uno in particolare sembra aver dato l’accelerata decisiva al progetto di Klopp: la presenza di Virgil van Dijk al centro della difesa.

L’investimento per assicurarsi l’olandese è stato importante, al limite della follia, roba che ormai solo le inglesi e qualche altra “big” del calcio europeo possono permettersi. Eppure, è proprio questo gigante della difesa che ha dato al Liverpool una sicurezza difensiva senza eguali nella sua storia recente. Ma, soprattutto, sembra aprire una nuova era, in totale controtendenza rispetto alla forsennata corsa all’acquisto del nuovo fenomeno da schierare in attacco: una fase in cui le squadre potrebbero riscoprire l’importanza di una forte difesa.

Van Dijk è attualmente il giocatore più vicino al prototipo del difensore ideale. Fisicamente prestante, ma comunque atletico e dotato di una buona corsa; forte di testa, potendo così garantire reti e respinte in difesa sui palloni alti e i calci piazzati; impossibile da superare in dribbling (64 gare, nessun dribbling subito); tatticamente ineccepibile e anche dotato di un ottimo piede (90% dei passaggi riusciti in Champions League), quello del mediano, il ruolo in cui si era ritrovato a giocare più volte nel Celtic. Difficile, in questo momento, trovare un difensore che possieda la stessa completezza. Ecco perché per anni tante grandi squadre lo hanno seguito e, alla fine, è servita una spesa da capogiro per assicurarselo: perché con uno come van Dijk, la difesa tiene in maniera totalmente diversa. A maggior ragione in una squadra come il Liverpool abituata alla discontinuità dei vari Matip e Lovren.

Chi si era scandalizzato per gli 80 milioni versati al Southampton per acquistarlo, oggi deve ricredersi. Ma probabilmente, deve anche cambiare completamente la propria prospettiva sulla direzione che potrebbe prendere il calcio. Un forte attacco, composto da tridenti da sogno, non basta più. L’attenzione deve spostarsi più in basso, per capire che il difensore non è affatto un ruolo di secondo piano. E, anzi, è proprio qui che potrebbe cominciare la caccia a prototipi di difensori ideali, completi come van Dijk, e a un lavoro totalmente diverso già ai livelli delle giovanili. Il Pallone d’Oro all’olandese non sarebbe soltanto un premio meritato per una stagione strepitosa. Ma il segnale più chiaro che, il nostro calcio, potrebbe essere di fronte a una svolta nelle sue logiche: la miglior difesa non è più l’attacco.

 

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.