Il Lugano in Europa per la seconda volta in 3 stagioni: il miracolo targato Renzetti

Dal nostro inviato a Lugano (CH)

“Alla fine, tireremo la riga, e vedremo dove saremo arrivati.” Conosciamo Angelo Renzetti dal 2015, quando con l’allora Mondopallone.it si decise di seguire il calcio svizzero non solo riportando le notizie dalla rete, ma con un inviato. Del resto, il ritorno nella massima serie del Lugano, espressione di una regione italofona come il Cantone Ticino, e l’approdo sulle rive del Ceresio di un monumento calcistico della Penisola come Zeman, imponevano una scelta editoriale di questo tipo.

La conseguenza sono state quattro stagioni al seguito della squadra bianconera: momenti esaltanti e altri difficili, arrivi e partenze, vittorie e sconfitte. Sempre, però, con un comune denominatore: la passione dell’ambiente, la competenza di tanti, in campo e fuori; una gestione oculata, attenta ai conti, ma sempre con l’occhio sulle partite, cercando di dare, all’allenatore del momento, una squadra adatta al suo tipo di gioco.

Quatto anni anche di scelte non sempre facili, e di assunzioni di responsabilità. Il Pres è un imprenditore, uno che non ha paura di prendere decisioni. Ha un carattere non facile: a volte sbotta, senza peli sulla lingua, non sempre al momento e con le parole giuste. In questi anni, ha polemizzato con giornalisti, opinionisti e non solo. Ha preso decisioni a volte non in linea col sentire comune o con l’umore della piazza, anche rivedendo alcune sue scelte.

È stato così, quest’anno con Abascal, che pure aveva voluto lui, nonostante alcune perplessità dell’ambiente. Un altro magari avrebbe proseguito, per puntiglio: lui, invece, no. Ha intuito che qualcosa secondo lui non andasse, e ha cambiato allenatore, nonostante una larga parte dello spogliatoio fosse dalla parte del tecnico spagnolo. Come aveva già fatto, due stagioni fa, con Andrea Manzo.

L’arrivo di Celestini è stata tutto sommato una scommessa. Tecnico offensivo, abituato al gioco palla a terra, veloce, tornava in Svizzera dopo un esonero burrascoso a Losanna. Grandi motivazioni, ma con una squadra costruita da un altro allenatore. Non è mai facile prendere in mano un gruppo in corsa: poi, vogliamo dimenticare il carattere del tecnico romando?

La previsione che sarebbero state scintille col Pres era, tutto sommato, ovvia. Anche perché Renzetti ha sempre parlato, sin dall’inizio, di squadra di qualità, destinata al quarto posto. Certo, i nomi nel Lugano ci sono. Però, sono valide anche le altre (e la classifica finale è lì a dimostrarcelo). All’arrivo del losannese sulla panchina bianconera, di rebus da risolvere ce n’erano parecchi, oltre al fatto che si partiva dal basso.

Però, ancora una volta, Renzetti si era preso la situazione sulle spalle, con l’onere di scelte anche non del tutto condivise da parte dell’ambiente, tifosi e addetti ai lavori. Sempre, però, nel rispetto della regola d’oroOra la parola passa al campo: è il momento del lavoro, e del silenzio. A fine anno, tireremo la riga.”

Il resto è la storia di una stagione dove la squadra, con calma, ha costruito il proprio successo: magari con qualche pareggio di troppo, ma ottenendo, nel 2019, una serie di 10 partite senza perdere. In Svizzera (e non solo, aggiungiamo noi), sono numeri riservati a compagini come Young Boys e Basilea. La bravura di Celestini è stata quella di non voler imporre il proprio credo calcistico a tutto tondo: a Lugano non abbiamo visto il suo Losanna, che pure (a noi, beninteso) era piaciuto tantissimo, per larghi tratti.

Però, la compagine sottocenerina ha proseguito, ma in modo più efficace, il discorso iniziato con Abascal: si gioca la palla senza buttarla via, niente lanci lunghi, ma la ricerca della profondità con i movimenti degli attaccanti. Niente cross e colpi di testa (da lì, l’accantonamento definitivo di Janko), ma ripartenze e scambi.

L’allenatore ha sfruttato i giocatori di qualità della propria rosa. Ha trovato un Gerndt che ha disputato una stagione magnifica: gol di ottima fattura ma, soprattutto, tanto lavoro, anche in fase di copertura. Junior si è affermato, andando in doppia cifra, e trovando, con questi schemi, spazi e gol. In mezzo, Sabbatini si è dimostrato imprescindibile, mentre Vécsei è cresciuto moltissimo, soprattutto dal punto di vista tecnico.

Dietro, il tecnico ha adottato un’ottima linea difensiva con tre centrali i quali, con caratteristiche complementari, sono stati alla base di una solidità difensiva che si è rivelata decisiva: è grazie alla differenza reti se, oggi, in Ticino, si festeggia il terzo posto in classifica. Indovinatissimo l’acquisto di Lavanchy del Grasshopper, che ha dato velocità e, grazie alla propria tenuta atletica, un grande sostegno alla retroguardia e al gioco offensivo.

In porta, Baumann è cresciuto. Era nell’ordine delle cose che sbagliasse qualche partita; ha davanti a sé ancora tantissimo lavoro da fare. Però è stata brava la società a crederci e lo staff a sostenerlo, anche quando qualche prestazione era apparsa quanto meno interlocutoria.

In definitiva, ancora una volta, a vincere è stato Renzetti. Perché lo aveva detto da quest’estate, perché ha cambiato al momento giusto (per lui, ma non per tutti), perché ha saputo trattenersi (non sempre, ovviamente: ma più di prima), e perché ha saputo creare una ambiente di lavoro sereno. Più volte Celestini lo ha voluto rimarcare, confrontandolo con quello di Losanna. E, per il Pres, è tutto motivo d’orgoglio.

Un festa meritata, quindi. E ci ha fatto un immenso piacere, ieri sera, stringergli la mano, e complimentarci con lui, dopo che, ancora una volta, aveva tirato la riga con un risultato positivo. Non sappiamo, ora, cosa succederà: c’è un’opzione per la cessione del pacchetto azionario di maggioranza, come abbiamo scritto in passato, che andrà esercitata entro la fine di questo mese.

Tuttavia, da addetti ai lavori neutrali, ci auguriamo che vi sia, in qualche modo, continuità. In riva al Ceresio, c’è gente che capisce di calcio. Sappiamo che, in estate, potrebbero esserci delle partenze: attendiamo la conferma ufficiale (Piccinocchi, per esempio, in scadenza, ci ha salutato: tornerà probabilmente in Italia, ad Ascoli).

Però, sarà importante continuare su questa strada: l’attenzione ai conti, la parsimonia unita alla competenza, sono alla base dei risultati. Oggi la classifica della Super League dice che Lugano e Thun vanno in Europa, e che il Grasshopper, che poteva contare su un altro budget, retrocede direttamente. Quando parliamo di competenza e parsimonia, ci riferiamo a quello: perché nel calcio è bello partecipare, ma i risultati contano. Tanto. E non solo nella Penisola.

 

 

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.