Non tutte le ciambelle escono con il Foro

Abbiamo ancora negli occhi la splendida battaglia conclusasi questa notte all’una tra del Potro e Djokovic e fatichiamo quindi un po’ di più a scrivere un articolo di questo tipo, che va oltre il mero senso del tennis per allargare la vista a 360 gradi sull’edizione 2019 degli Internazionali d’Italia di tennis.

Con una buona compagine azzurra al via soprattutto tra i maschietti, siamo approdati ai quarti di finale senza nessun superstite. Nel tabellone femminile le giovanissime portacolori Cocciaretto e Paolini non hanno potuto opporre chissà che resistenza, ma forse ci si aspettava qualcosa in più da Sara Errani: sconfitta al primo turno contro Victoria Kuzmova in 55 minuti e racimolando soltanto un misero gioco al termine di una prestazione veramente imbarazzante.

Il torneo maschile era partito sotto i migliori auspici con la vittoria di Sinner al primo turno su Johnson, ma l’altoatesino ha potuto ben poco contro Tsitsipas, numero otto del seeding, avversario già abituato a competere  ai massimi livelli nonostante la giovane età. Il greco è stato poi il carnefice anche di Fabio Fognini agli ottavi di finale: sconfitta che per l’amor del cielo, ci sta, ma il modo un po’ troppo distratto e senza battagliare in cui l’azzurro è incappato lascia un po’ di delusione per quella che poteva essere un’impresa alla portata del ligure.

Cecchinato e Berrettini invece hanno dovuto soccombere rispettivamente a Kohlschreiber e Schwartzman, non di certo giocatori impossibili da battere, ma che sulla terra possono impensierire chiunque. Il primo, eliminato al secondo turno, non ha ripetuto l’ottimo torneo della passata stagione e arriva al Roland Garros, dove difende la semifinale, con più incognite che certezze; il secondo invece sta dimostrando di meritare la classifica che sta costruendo e la vittoria contro il numero tre del tabellone Alexander Zverev è uno scalpo importante.

Ma oltre il lato puramente tennistico, questa edizione degli Internazionali d’Italia verrà ricordata anche per le solite sceneggiate di Nick Kyrgios: se iniziare un match con un “servizio da sotto” ormai fa parte del suo repertorio, la follia compiuta al secondo turno contro Ruud è assolutamente da condannare. Infastidito da alcuni spettatori che si muovevano sugli spalti (cosa vietata, ci mancherebbe, ma è l’arbitro a doverli richiamare), l’australiano ha pensato di scagliare in campo una sedia posta a bordo campo, prendere le sue cose e salutare tutti abbandonando l’incontro. Cose dell’altro mondo per un professionista dal talento cristallino che però non sa gestire i suoi raptus isterici.

L’edizione 2019 ha visto anche il ritorno a Roma di Roger Federer dopo tre anni di assenza: una volta confermata la sua presenza, la direzione del torneo ha avuto la brillante idea di raddoppiare i prezzi dei biglietti rimasti per la giornata di mercoledì, quella del debutto di Roger, per “premiare” chi aveva già acquistato molti mesi prima i tagliandi d’ingresso. Risultato? Pioggia battente per tutto il giorno, programma cancellato e match spostati al giovedì. Vogliamo rincarare la dose? Dopo due incontri disputati lo stesso giorno, Federer si è ritirato prima del quarto di finale contro Tsitsipas lasciando gli appassionati a mani vuote.

Ma quello che i miracoli di incastri per compilare il programma quotidiano possono fare non sempre vengono apprezzati da tutti: dagli spettatori per esempio che, senza rimborso, hanno potuto assistere sì agli incontri del giovedì con il biglietto del giorno prima, ma che hanno dovuto subire una serie di disguidi come file chilometriche soprattutto per la quantità praticamente doppia di gente presente quel giorno al Foro Italico.

Il super giovedì, così battezzato dagli organizzatori, ha lasciato parecchi strascichi anche tra i tennisti: Fognini non ha usato mezzi termine contro il direttore del torneo Palmieri invitandolo a lasciare l’incarico, mentre Thiem si è scagliato contro tutti lamentandosi di aver ricevuto un trattamento indecente tra mancate comunicazioni e un traffico incessante per la concomitante finale di Coppa Italia.

Roma è bella da impazzire, seconda a nessuno per il calore della gente all’interno dell’incredibile impianto del Foro Italico: serve però un tetto (nel 2019 mi sembra ormai scontato) per garantire lo spettacolo del tennis almeno sul centrale in caso di avverse condizioni meteorologiche e un’organizzazione degna di tale evento senza speculazioni eccessive sui guadagni (è uno dei tornei ATP Masters 1000 più cari per assistere dal vivo a una partita). Per un’Italia tennistica che vuole e sta emergendo è il minimo partire dal proprio punto di forza, Roma la capitale.

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Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".