Il Grasshopper sempre più nel caos: ora è il turno di Uli Forte

Altro giro di giostra sulla panchina del Grasshopper: via anche Stipić, dopo Fink, e panchina affidata a Uli Forte, con un progetto che prevede, realisticamente, anche la discesa in Challenge League. 

La situazione è nota, e ne abbiamo scritto anche noi in più di un’occasione: la compagine zurighese, dopo anni di anonimato, con un grandissimo blasone alle spalle (è il club più titolato della Svizzera) sta quest’anno facendo parlare di se nel modo peggiore. Ultima in graduatoria, con sole 21 lunghezze (staccata di 5 dallo Xamax penultimo e di 12 dal Lugano ottavo), la miseria di 26 reti segnate (peggior attacco della Raiffeisen Super League) e ben 52 subite (seconda retroguardia peggiore: solo lo Xamax ne ha incassate di più, 56), la squadra si avvia vesto una mesta retrocessione: non accade dal 1949.

Perché Uli Forte? È la domanda che si pongono in tanti. Il tecnico è di quelli che conosce bene la RSL, ed è già stato seduto su questa panchina (dall’aprile 2012 fino al luglio 2013, vincendo anche una Coppa Svizzera). Il divorzio, per andare a guidare lo Young Boys, fu piuttosto burrascoso (e i tifosi glielo hanno ricordato in queste ore, andando ad appendere sotto casa sua degli striscioni non proprio affettuosi). Considerato che i rapporti della società con le frange più estreme del tifo zurighese non sono delle migliori, si annunciano tempi difficili.

Nei giorni scorsi, la società, guidata dal nuovo presidente Rietiker, aveva lasciato trapelare di avere scomodato un esperto per la ricerca di un nuovo allenatore. Oggi, sul Blick, Felix Bingesser, capo della redazione sportiva, ironizzava sulla cosa: “Al di là di avere tagliato Stipić prima che finisse di disfare le valigie, anche la signora della lavanderia o il capo giardiniere avrebbero indicato Forte come candidato.”

Da parecchio tempo il potentissimo quotidiano di Zurigo sta martellando sulla proprietà del club. Pur ammettendo che Forte, possa essere la persona giusta per programmare una sempre più possibile discesa nella serie inferiore, viene criticata la tempistica (forse era meglio farlo a stagione finita). Tuttavia (lo aggiungiamo noi) l’ex tecnico di Young Boys e Zurigo potrebbe davvero essere una scelta in grado di consentire a Lindner e compagni di tentare il miracolo.

Il nuovo allenatore è stato anche sentito da Omar Gargantini della RSI, in un’intervista andata in onda su Rete Uno Sport. Si è detto pronto (“C’è la voglia di tornare in campo, di lavorare con i ragazzi. Le batterie sono al 100%, ma così deve essere: l’ho detto anche alla squadra”) e consapevole che ciò che accadde nel 2013 non lo aiuta (“Ciò che è successo qualche anno fa non è un bel biglietto da visita: ma lavorerò per ricucire il rapporto con i tifosi”) e vede due problematiche principali in seno alla squadra (“Il GCZ non segna, e questo è un problema tattico. Però bisognerà recuperare i ragazzi sotto il profilo psicologico: tutto quello che è accaduto in questa stagione ha sfiduciato il gruppo, e ha tolto la voglia di lottare. Bisognerà ritrovare lo spirito giusto.”)

Uli Forte è sicuramente un tecnico grintoso. Più volte accostato al Lugano, in varie occasioni, non è mai approdato in riva al Ceresio, pur soddisfacendo i requisiti di Renzetti (italofono, conoscitore del calcio svizzero): caratteri forti entrambi, si dice che ci sia sempre fermati prima per paura di conflitti in caso di periodi negativi. Una leggenda? Chissà.

Nell’agosto 2015 (eravamo in sala stampa a Berna prima di una partita tra i gialloneri e il Lugano di Zeman), i soliti ben informati, in cambio del rigoroso anonimato, ci raccontarono che il siluramento avvenuto pochi giorni prima del tecnico (dopo l’eliminazione nei preliminari di Champions League) era stato festeggiato da alcuni giocatori con una bella grigliata. Pettegolezzi privi di fondamento, ovviamente: però danno un’idea di quanto l’allenatore non abbia paura di scontrarsi anche con qualcuno in spogliatoio.

Certo, lo Young Boys 2015/16 non era il GCZ di oggi (la spina dorsale della squadra è formata da giocatori piuttosto giovani, a parte alcuni veterani), e questo potrebbe facilitare il lavoro del nuovo allenatore. Di sicuro, ci sono anche parecchi aspetti fuori dal campo che devono essere risistemati.

Il direttore sportivo: sul Blick, si parla con insistenza nientemeno di Mats Gren, come sappiamo ex potentissimo uomo forte del Göteborg, allontanato dopo la fallimentare stagione 2018 dei Blåvitt, come vi abbiamo raccontato nella nostra rubrica sul calcio svedese, ma con un lungo passato da giocatore da queste parti (15 stagioni, dal 1985 al 2000). Però, ci sarebbero anche altri nomi in lizza. Si vorrebbe anche affiancare a Forte un uomo per le valutazioni tattiche: si parla di Sutter, Egli o Knäbel. Meno probabile Pascal Zuberbühler il quale, avendo un incarico alla FIFA, potrebbe declinare un eventuale invito, vista anche a situazione. Gli ultimi due potrebbero però, sempre secondo il Blick, accettare invece un incarico come CEO del club.

Affaire à suivre, quindi, come si dice oltre confine in questi casi. Sicuramente, Forte ha dalla sua l’esperienza sull’altra riva della Limmat, quando raccolse lo Zurigo in lotta per non retrocedere. Quella stagione terminò con la fuga a gambe levate del tecnico, dopo l’inutile vittoria casalinga contro il Vaduz, inseguito fino in zona mista dai tifosi della Südkurve (ma non era certo lui il responsabile della retrocessione, frutto di una stagione deficitaria e probabilmente decisa dalla quaterna subita in casa da parte del Lugano di Zeman, con relativo sorpasso, ma con Hyypiä in panchina).

Il resto è storia nota: la vittoria, sotto la pioggia, nella finale di Coppa svizzera, proprio contro il Lugano, e la bella cavalcata (con promozione) in Challenge League nella stagione successiva, con una più che dignitosa partecipazione all’Europa League. La sensazione, quindi, che il GCZ si prepari al futuro, prendendo in esame anche l’ipotesi della retrocessione, con un allenatore che conosce bene anche il torneo cadetto.

Tuttavia, sono in parecchi a non vedere tutta questa equivalenza tra la situazione delle due compagini inquiline del Letzigrund: lo Zurigo del 2016 partiva dalla certezza della famiglia Canepa al timone. Sull’altra riva della Limmat, invece, c’è molta più confusione.

Bingesser, sotto quest’aspetto, ha chiuso il proprio editoriale con una frase sferzante e sarcastica“Unabhängig davon: Wie die Marke GC innerhalb kürzester Zeit zerstört worden ist, das ist schon ein einmaliger Vorgang im Schweizer Fussball der letzten Jahrzehnte.” Tradotto: “Indipendentemente da ciò, il modo nel quale il marchio GC è stato distrutto in così poco tempo appare come un evento unico nel calcio svizzero negli ultimi decenni.” E, forse, questo è l’unico aspetto oggettivo, finora, della vicenda.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.