Alaphilippe, l’ultimo francese d’Italia

A livello europeo, sono i nostri rivali da sempre. In ogni campo. E lo sport non fa eccezione alla regola. Italia e Francia, sempre a battagliare, l’una contro l’altra. In questi primi anni del XXI secolo, soprattutto nel calcio. Una finale europea che è andata a favore dei transalpini nel 2000, ma, soprattutto, una finale mondiale che si è colorata di azzurro nel 2006. Eppure esiste uno sport nel quale invece vi sono diversi francesi che proprio in Italia hanno scritto pagine importanti della loro carriera: il ciclismo.

Un’affinità, quella tra i ciclisti francesi e il BelPaese che ha inizio negli anni ’80. In primis, fu Bernard Hinault. Il “Tasso” – vincitore di 5 Tour de France e ultimo francese ad aver vinto la Grande Boucle nel 1985 – ha un primato difficilmente battibile: tre partecipazioni al Giro d’Italia, tre vittorie, 1980, 1982 e 1985. Con l’aggiunta di due Giri di Lombardia, conquistati nel 1979 e nel 1984. L’elenco prosegue con Laurent Fignon, trionfatore nel Giro d’Italia 1989 e soprattutto autore di una doppietta alla Milano-Sanremo, 1988-1989. E con quel Giro d’Italia 1984, perso sì nella famosa cronometro da Soave a Verona nella quale ci fu il sorpasso di Francesco Moser ma sul quale pende il dubbio del famoso annullamento della scalata allo Stelvio annullata per un maltempo tutt’altro che presente.

Negli anni ’90, il testimone del corridore francese amante dell’Italia passa a Laurent Jalabert. Tre tappe e un quarto posto al Giro d’Italia del 1999, la Milano-Sanremo del 1996, il Giro di Lombardia del 1997. Questo il bottino di Jaja, al quale va aggiunta anche la Coppa Agostoni del 2002, quella che in pratica è stata l’ultima sua vittoria di rilievo da corridore.

Arriviamo ai giorni nostri. A Thibaut Pinot, il corridore della FDJ-Groupama splendido trionfatore della Milano-Torino e del Giro di Lombardia 2018 e “reo confesso” di preferire il Giro d’Italia al Tour de France, si è aggiunto Julian Alaphilippe. Il capitano della Deceuninck-Quick Step sulle strade italiane si sta definitivamente consacrando come autentico fuoriclasse di questo sport. In due settimane sono arrivati i successi alle Strade Bianche, le due tappe alla Tirreno-Adriatico e, soprattutto, la Milano-Sanremo di sabato scorso.

Una Classicissima che Alaphilippe si è portata a casa prima grazie al prezioso aiuto dei compagni. Sul Poggio, Gilbert e Stybar hanno fatto un ritmo degno di una montagna alpina o pirenaica, mettendo in croce le gambe dei velocisti (tra i quali anche il loro compagno di squadra Viviani). Alaphilippe è poi scattato quasi in cima all’ultima erta della Milano-Sanremo portandosi con sé alcuni compagni di avventura, beffati poi con una volata magistrale in via Roma.

Successi ai quali sono seguite parole al miele per le corse italiane, soprattutto per le Strade Bianche, definite da Alaphilippe la “Sesta Monumento“. Un amore per ora ricambiato dalle gare. Alaphilippe, l’ennesimo “francese d’Italia”. Siamo certi che non sarà l’ultimo.

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.