A tu per tu con Silvia Nicoloso: “Musical, mio vero amore”

L’arte lava via dall’anima la polvere della vita di tutti i giorni”, è questa la frase con cui Silvia Nicoloso accoglie i suoi ospiti e le persone che si trovano a incontrarla per la prima volta. Un biglietto da visita che dice molto di lei, del suo modo di affrontare la vita attraverso le sue passioni e la sua professionalità.

Nata e cresciuta a Catania, laureata in Economia e Commercio ma da sempre attratta dalle arti performative, in particolar modo dalla danza. Ha studiato presso l’Accademia Internazionale del Musical prima di accrescere il suo know-how e le sue capacità artistiche oltreoceano, alla New York Film Academy prima e alla Broadway Dance Center poi. Tutto nella Grande Mela, dove risiede dal 2013. Diverse le soddisfazioni professionali avute finora ma con un futuro ancor più roseo all’orizzonte, in particolar modo nel mondo che sembra esserle disegnato addosso, quello dei Musical.

Ma andiamo con ordine. Tutto parte con la danza, una disciplina sportiva che in pochi vedono come tale ma che invece incarna, per molti versi, lo spirito effettivo che ogni sport dovrebbe avere. La competizione, il fare gruppo, alzare l’asticella per essere migliori dell’avversario, i sacrifici negli allenamenti. Come hai vissuto il tuo rapporto con il ballo?

Il rapporto con la danza si è modificato nel corso del tempo, quando studiavo da piccola ricordo che il rigore a la disciplina che contraddistinguevano in particolare la danza classica sembravano per lo più ostacoli insormontabili, ma con il passare del tempo ho imparato a conoscere e comprendere il mio corpo, a prendermi cura di questo meraviglioso strumento che avevo il privilegio di utilizzare per narrare un’idea ed esprimere me stessa. Riesco inoltre a notare la differenza nel modo in cui il mio fisico risponde oggi agli “allenamenti” rispetto a 10 anni fa. Per me mezz’ora o 1 ora di riscaldamento prima di una performance è indispensabile per evitare strappi o contratture, e l’esercizio in palestra e yoga sono fondamentali per mantenere stamina ed elasticità al di fuori delle classiche lezioni di danza. Il mio attuale rapporto con il ballo si può sintetizzare questa idea: in un Musical se non riesci più ad esprimerlo a parole, si canta, e se non puoi esprimerlo tramite il canto lo farai tramite il ballo. ( IF YOU CAN’T SAY IT, YOU SING IT, AND IF YOU CAN’T SING IT, YOU DANCE IT)

Il connubio poi con le arti del canto e del teatro, per arrivare al Musical, come lo hai maturato? Un’esigenza o una grande passione?

Devo dire che il connubio tra le tre discipline per me è avvenuto in maniera molto naturale, E’ chiaro che è necessario essere preparati dal punto di vista tecnico per poter aver padronanza delle tre discipline. Ma credo che innanzitutto un performer di musical deve essere un bravissimo attore perché la recitazione verrà comunque filtrata durante un pezzo danzato e/o ballato. C’è chiaramente chi si specializza di più in una disciplina rispetto all’altra, ma personalmente ho sempre avuto un debole per la recitazione, anche perché credo che per quanto le esigenze di un determinato spettacolo ricerchino determinate caratteristiche (ballerino Hip-hop invece che classico, cantante con uno style Rock piuttosto che Legit) ciò che il pubblico ricorderà e apprezzerà di più è l’autenticità nel raccontare la storia.

 

New York, un immenso oceano a dividerti dai tuoi affetti. Che impatto ha avuto dentro di te? Come ci descriveresti il tuo rapporto con una città così affascinante ma anche così dispersiva? E con una cultura diversa da quella che ti ha formata e cresciuta?

New York è una città che certamente ti apre gli occhi, la mente ed il cuore. Una città con un numero infinito di possibilità ma che, come tutte le cose, ha i suoi limiti. Sono sempre stata un tipo avventuroso, ho sempre viaggiato molto e le novità non mi hanno mai spaventata. Devo comunque dire che ambientarsi in una cultura diversa mette davvero alla prova la tua capacità di adattamento, il tuo coraggio e un po’ la tua identità. Perché, parliamoci chiaro, riuscire a comunicare esaurientemente in una lingua straniera non è facile, ma quando sai di esserci riuscita non vuol dire solo aver raggiunto un bel traguardo ma soprattutto aver fatto proprio un patrimonio di conoscenze, un bagaglio di nozioni ed esperienze umane, spirituali e artistiche immensi. È questo il tipo di ricchezza a cui aspiro.

Diversi i tuoi successi ma ci sono anche nuovi progetti all’orizzonte. Quali momenti porti con te delle esperienze avute finora e cosa bolle in pentola per il prossimo futuro?

Non saprei da dove iniziare. Ho avuto esperienze molto positive sia in Italia che all’estero. Nel mondo del musical sicuramente: In The Heights, ballare per NBC durante Hairspray Live!, lavorare con il Resident Choreographer di Hamilton in Monster Stomp, Crazy For You, Evita, Stagioni D’amore sono gli spettacoli che mi sono rimasti nel cuore. La collaborazione con Fini Dance Festival, il festival che si occupa di creare un ponte tra danza in Italia ed America. Non dimenticherò mai la mia prima esperienza cinematografica con il lungometraggio horror Banned, e poi alcune pubblicità per San Pellegrino, Cinque Stagioni, Caffè Mauceri.

Avrò il piacere di esibirmi in una produzione di Mamma Mia con la regia e coreografie in Barry Ivan a Marzo!

Uno dei miei obiettivi è quello di creare un ponte sempre più agevole tra mondo del musical in America e in Italia.

Se dovessi scegliere di portare negli Stati Uniti qualcosa dall’Italia cosa porteresti? E dagli Usa nel belpaese?

Nel Stati Uniti porterai un po’ di calore umano che contraddistingue noi italiani, il mio mare siciliano e la panna da cucina (non riesco a trovarla da nessuna parte!).

Nel belpaese porterei un po’ più di rigore, senso del dovere ed etica del lavoro. Porterei un assaggio di Broadway e la cheesecake!

C’è un messaggio che vorresti mandare a chi mastica poco di teatro e di Musical, un suggerimento per accrescere la passione di chi ne sa poco?

Andate a teatro, regalate ai vostri figli un biglietto per andare a teatro, perché vi giuro che è una esperienza meravigliosa. Vi regala una pausa dalla tecnologia, è una esperienza culturale di valore infinito e la gente che lavora su quei palchi merita di essere riconosciuta per il lavoro di intrattenimento che svolge!

Ringraziamo Silvia per il tempo concessoci, continueremo a seguirla nel suo percorso statunitense. Augurandoci di poter assistere a un suo spettacolo a Broadway nel prossimo futuro.

 

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Telecronista e opinionista radio/TV, già a SportItalia e addetto stampa di diverse società. Non si vive di solo calcio: ciò che fa cultura è la fame di sapere, a saziarla il dinamismo del corpo e del verbo.