La mano di Yakin nella ripresa del Sion

Non si può certo dire che Murat Yakin, a Sion, abbia trovato una squadra di fuoriclasse. Tuttavia, l’ex tecnico di Basilea e Grasshopper ha dimostrato di avere soprattutto grande abilità dal punto di vista tattico, e la vittoria casalinga con il Lucerna è stato un esempio.

57′ minuto al Tourbillon, sabato sera. Il Lucerna gioca bene, riparte con abilità, e ha davanti due attaccanti pericolosissimi i quali, supportati dal centrocampo, cercano la porta avversaria con insistenza (a fine partita, le conclusioni verso la porta degli svizzero centrali saranno ben 21). Gli spazi in attacco, per i biancorossi, sono invece stretti e impervi. Yakin toglie un attaccante, Philippe, e lo sostituisce con il terzino Ayoub Abdellaoui.

In tribuna, si pensa che l’allenatore dei vallesani voglia coprirsi. In realtà, la mossa cambia gli equilibri in campo, e regala qualche spazio in più alle ripartenze dei biancorossi. L’arma in più del Sion, in queste ultime partite, è Kasami. L’ex Bellinzona (con trascorsi anche a Lazio e Palermo), in queste ultime partite, è diventato un cecchino implacabile: 5 centri nelle ultime 5 partite. Una doppietta in Coppa, che ha permesso ai suoi di accedere ai quarti, e tre gol nelle ultime tre giornate di campionato.

Il 26enne, anche questa volta, ha tirato fuori il coniglio dal cilindro: con un gioco di prestigio si è infatti liberato di Grether e Schneuwly, per poi inventare, di sinistro, una traiettoria micidiale, che è andata a infilarsi sotto l’incrocio dei pali, dove né Zibung né nessun altro sarebbe mai potuto arrivare. Yakin è anche fortunato, perché la punizione di Schneuwly, in pieno recupero, è andata a stamparsi sulla parte inferiore dell’incrocio dei pali: sarebbe bastato, per la sfera, trovarsi una spanna più sotto per entrare in porta. Così come, sulla respinta dell’asta, la medesima distanza sarebbe stata sufficiente, alla conclusione di Marvin Schulz, per insaccarsi. E, detto tra noi, il Lucerna, un punto, sabato sera, lo avrebbe meritato.

Invece, a segnare sono stati ancora i padroni di casa, naturalmente in contropiede, naturalmente con un’azione da manuale. Il terzo successo in tre partite, quindi, toglie i vallesani dalle sabbie mobili della bassa classifica, proiettandoli così in una dimensione a loro più consona. Visto il livello, appare tra l’altro non impossibile lo scontro a febbraio in Coppa con il Basilea, che proietterebbe l’undici di Yakin in semifinale. E si sa: quando il Sion sente profumo di Coppa, le temperature, da queste parti, si alzano sempre parecchio.

La mano di Yakin, dunque. Tre vittorie consecutive, certamente non banali (Zurigo in trasferta, Thun e Lucerna in casa), contro squadre in ottima forma, che hanno seguito la sconfitta per certi versi clamorosa di Berna (i biancorossi erano avanti 0-2 dopo 28′, e sono capitolati per un gol al 90′ di Sanogo di testa, da calcio d’angolo). Il tecnico ha dimostrato di essere estremamente duttile: quasi ogni partita schiera la squadra in modo differente a centrocampo. Unico dogma, la difesa a quattro. Davanti, invece, ha giocato con il rombo, con i tre attaccanti, con schemi più coperti, a seconda degli avversari che si trovava di fronte.

C’è chi dice che questo sistema possa confondere i giocatori. Può darsi. Tuttavia, Yakin risolve questi problemi con una ricetta semplice: fate poche cose, ma fatele bene. Il tecnico era partito male: dopo essere subentrato a Jacobacci, era andato incontro a due sconfitte (a Thun e in casa con lo Zurigo), con 6 gol subiti. Poi, però, conoscendo meglio i suoi giocatori, ha trovato un suo equlibrio. E, da quel momento, le cose sono migliorate: a parte Berna, ha perso solo con il San Gallo in casa (ma dopo aver eliminato i Brodisti dalla Coppa qualche giorno prima).

Certo, la situazione non è ancora del tutto sistemata (tra i vallesani e il Grasshopper penultimo ci sono solo tre lunghezze): tuttavia, quello che conta è il trend. La sensazione è che il Sion abbia trovato una propria dimensione: la squadra incassa meno reti, ha ritrovato un giocatore importante davanti (Kasami, appunto). Tutte cose che danno fiducia, e che fanno guardare avanti con un certo ottimismo. Fiducia: la parola chiave. Quella che oggi, a Lugano, stanno cercando. Ed è proprio in Ticino che i biancorossi, domenica, andranno in scena, contro una squadra bianconera a caccia disperata di punti.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.