Lugano, manca sempre qualcosa

Dal nostro inviato a Lugano (CH).

Nervosismo e improperi, da parte di qualche tifoso, al fischio finale di questa sfida della paura tra Lugano e Xamax, con i bianconeri che, ancora una volta, non sono stati capaci di tenere sino al termine un risultato positivo  che avevano conquistato con una partita senz’altro povera di contenuti tecnici, ma che avevano raddrizzato a proprio favore grazie a una prestazione davvero maiuscola di Junior e Bottani.

Troppi, ancora una volta, gli errori, soprattutto a centrocampo, con capitan Sabbatini e Vécsei sotto tono rispetto a quanto potrebbero dare. Masciangelo è apparso in crescita, e anche la retroguardia, tutto sommato, ha chiuso bene gli spazi: le reti sono venute su due calci di punizione di Nuzzolo. Il bomber ex YB, a fine partita, ci ha detto che ha iniziato ad allenare i calci piazzati proprio a Berna, guardando dei compagni più dotati in questo fondamentale. Quest’anno, a quanto sembra, ha decisamente affinato la propria tecnica: grande potenza e precisione. Qualcuno, in tribuna, faceva notare che in occasione del primo, Da Costa poteva fare qualcosa di più: tuttavia, francamente, non ce la sentiamo di mettere l’ex portiere del Novara sul banco degli imputati.

A fine partita, l’estremo difensore bianconero era ovviamente deluso“Siamo ancora 4 punti davanti: però speravamo di portare a casa l’intera posta. Non so se si poteva fare di più, a me non sembrava, ma spetta a voi dirlo. Siamo tutti tristi, vinciamo, perdiamo e pareggiamo insieme: sono stati episodi, in fondo anche noi abbiamo segnato grazie a due calci piazzati.”

Celestini ha insistito molto, come vi abbiamo riferito ieri, al termine della conferenza stampa, sull’aspetto mentale. La squadra ha creato, anche se le assenze di alcuni elementi (Gerndt su tutti) si sono fatte sentire. Junior si è riscattato dopo la prova negativa di Berna, e Bottani ha cercato spazi per sé e per i compagni. Manca qualcosa in fase di possesso palla e, soprattutto, in quella di creazione di gioco: troppe volte, nella ripresa, il pallone veniva passato all’indietro per l’incapacità di creare trame offensive valide.

Certo, i neocastellani erano disposti abbastanza bene in campo (li avevamo già visti in Coppa, dove avevano schierato numerose seconde linee), e hanno creato non pochi problemi alla compagine ticinese. Però, la mancanza di fiducia da parte di qualche elemento in mezzo al campo (Sabbatini e Vécsei) ha creato diversi problemi, soprattutto quando sarebbe stato il momento di cambiare marcia. Di positivo, la capacità di sfruttare le palle ferme grazie alle torri: a mettere sui piedi di Junior i palloni decisivi sono stati infatti Marić e Čovilo, di testa in entrambe le occasioni. Questa superiorità nel gioco aereo è un’arma che potrebbe essere utilissima, nel prosieguo del torneo.

Il tecnico è sicuro che il problema sia soprattutto di mentalità. Celestini appare convinto della qualità dei singoli, e pensa che, inanellando dei risultati positivi, la squadra trovi quelle sicurezze che le dovrebbero consentire di giocare palla in modo autorevole. Al di là del fatto che la punizione decisiva sia stata invertita dal direttore di gara, quel pallone lì, in quel momento dell’incontro, non doveva esserci: la leggerezza commessa da Macek è stato indice di scarsa concentrazione.

La pausa, secondo molti, potrà essere il momento nel quale andare a correggere diverse situazioni. Tuttavia, passare il Natale in una posizione di classifica tranquilla sarà senz’altro il viatico per una preparazione invernale che possa consentire a tutti di crescere.

Sion a Cornaredo e Zurigo al Letzigrund daranno senz’altro delle risposte. Di sicuro, non saranno partite facili: i vallesani vengono da tre successi consecutivi, e sembrano aver trovato concretezza. Lo Zurigo ha un organico di tutto rispetto, in Europa si è qualificato con largo anticipo per la fase a eliminazione diretta, e ieri ha vinto il derby con una certa autorevolezza. Non sarà quindi facile fare punti, in entrambi gli incontri.

Condividi
Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.