Milan, c’è poco da salvare dalla sfida con il Dudelange. I rossoneri ora passano se…

Come di consueto, in conferenza stampa Gattuso ha cercato di trovare i lati più positivi anche in una notte tutt’altro che rilassante, mascherando bene la paura probabilmente avuta agli inizi del secondo tempo, quando la sua squadra si è ritrovata improvvisamente in svantaggio per 2-1. In casa e contro una squadra di semi-professionisti, autori nelle prime quattro gare di appena una rete. È nel carattere del tecnico calabrese sottolineare gli aspetti migliori da cui ripartire, cercando allo stesso tempo di motivare chi ha fatto meno bene. La verità, però, è che dalla sfida contro il Dudelange resta ben poco da salvare. In primis sul piano caratteriale, supponente e inaccettabile da parte di una squadra nemmeno ancora qualificata al turno successivo e che non gode ancora di una solidità tale da potersi permettere gare “di riposo”. In secondo luogo sul piano del gioco e della prestazione dei singoli, salvati soltanto dalla prova di forza di alcuni titolari nel momento di massima difficoltà.

Un test fallito soprattutto da parte di tre giocatori ben poco utilizzati finora, ma da cui era lecito aspettarsi qualcosa di più considerato l’avversario. Male Laxalt, inspiegabilmente in difficoltà nelle avanzate offensive degli esterni lussemburghesi, mostrando una volta di più di non essere ancora nella posizione per competere con Rodríguez per un posto da titolare. Ma è andata anche peggio a Bertolacci e Halilović: il primo, ormai ai margini della rosa, è stato beccato al momento della sostituzione dal pubblico dopo un’altra prestazione disastrosa, a confermare la sua involuzione in corso già da tempo (urge una cessione a gennaio per provare a rilanciarsi in qualche ambiente di metà classifica: al Milan non c’è più possibilità di rinascita); il secondo, dopo aver mostrato qualche timido lampo in apertura, si è spento lentamente fino al cambio quasi obbligato per lasciar spazio a forze fresche dalla panchina. In difesa del croato resta valido il discorso relativo allo scarso minutaggio avuto finora, troppo poco per inserirsi in un gioco già stabilito da mesi. Ma se si cercava una conferma ulteriore di un flop annunciato già in estate, i (pochi, per la verità) tifosi di San Siro l’hanno trovata senz’altro.

Qualche nota positiva, seppur limitata, arriva comunque a Gattuso. Una riguarda l’esordio in prima squadra di Stefan Simić, un classe ’95 che, dopo anni passati tra prestiti e prestiti in Italia e all’estero, ha finalmente potuto realizzare il grande sogno di esordire con la prima squadra e di farlo anche con una buona prestazione. Una partita da sufficienza piena, forse non sufficiente per convincere Gattuso a puntare ancora su di lui in futuro. Ma la soddisfazione è stata tanta e lo stesso ragazzo ha fatto sentire la propria emozione nelle interviste post-partita. L’altra riguarda Çalhanoğlu, assoluto protagonista dell’attacco rossonero anche nei momenti più complicati della gara: dei cinque gol, quattro vedono il turco partecipare tra gol, assist e traversa. Una botta di fiducia importante per l’ex Bayer Leverkusen, reduce da un periodo più di ombre che di luci, ma che ora spera di aver superato. Gattuso conosce le sue qualità, soprattutto sul tiro, e nelle conferenze stampa sembra implorarlo di ripetere in campo i colpi mostrati in allenamento durante la settimana.

Superata la paura, il Milan esce comunque da San Siro con i tre punti necessari e ora la qualificazione ai sedicesimi è davvero a un passo. I rossoneri restano al secondo posto, a meno uno dal Betis capolista e più tre dall’Olympiakos, con la sfida contro i greci programmata proprio all’ultimo turno: Gattuso e i suoi avranno a disposizione due risultati su tre, oltre a potersi permettere una sconfitta con non più di un gol di scarto (in caso di due gol o più subiti, i rossoneri dovranno segnarne almeno due). Attenzione anche alla possibile ripetizione, ma a parti invertite, del risultato dell’andata (3-1): la differenza reti premierebbe con la qualificazione proprio l’Olympiakos.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.