Abu Dhabi, la passerella di Fernando e Kimi. Due campioni col rosso nel cuore

Il Campionato Mondiale di Formula 1 2018 ha già i suoi vincitori. E, se vogliamo, anche i suoi vinti. Hamilton e la Mercedes sono già sicuri dei titoli iridati, non potendo essere raggiunti dai loro più immediati inseguitori. Il campione inglese ha conquistato il suo quinto alloro della sua prestigiosa carriera, mentre il team capeggiato da Toto Wolff ha allungato a cinque la serie dei successi consecutivi. I vinti, in questo caso, sono Ferrari e Red Bull, ancora una volta incapaci di intromettersi nel dominio Mercedes pur avendo macchine e piloti in grado di competere.

Ecco che allora l’ultimo GP, quello di Abu Dhabi, perde ogni valore di classifica visto che in palio non ci sono punti pesanti. Ma rimane importante per saggiare la salute delle scuderie e dei suoi piloti, in procinto di prendersi le tanto sospirate vacanze dopo una stagione come sempre dura e impegnativa. L’ultima fatica mondiale ha la possibilità di essere un vero e proprio show, scevro dalle tattiche e dagli ordini di scuderia. Certamente lo sarà per due decani della Formula 1, per i quali questo Gran Premio rappresenterà una sorta di passaggio di consegne.

Fernando Alonso lascia il circus dopo quindici anni ininterrotti. Esordì giovanissimo, nemmeno 20enne, alla Minardi. Poi il passaggio alla Renault, con cui riuscì a centrare due titoli mondiali (2005 e 2006). Tuttavia lo spagnolo, pur mostrando un talento smisurato, non riuscì a ripetersi, né in McLaren né tantomento in Ferrari. Con la Rossa visse cinque anni intensi, in cui riuscì ad avvicinarsi al titolo ma mai ad agguantarlo. Nel 2010, durante la sua prima stagione, fu proprio il gran premio di Abu Dhabi, l’ultimo della serie, a determinare il sorpasso in classifica di Vettel, che conquistò quindi l’iride. E le cosa si ripeté anche nel 2012, quando soli tre punti separarono l’asturiano dal suo terzo successo della carriera. Poi il nuovo passaggio alla McLaren e un rapporto mai decollato a causa di una macchina poco competitiva.

Räikkönen, invece, lascia sì la Ferrari ma non abdica. Non ancora, pur avendo quasi 40 anni. Per lui la prossima stagione combacerà con il ritorno nella scuderia che lo ha lanciato, quella Sauber con cui nel 2001 ottenne un decimo posto all’esordio. Anche il finlandese ha una lunga carriera alle spalle. E come Alonso ha giocato un ruolo chiave in Ferrari. Nel 2007, anno del suo debutto col Cavallino, fu protagonista di una stagione epica. Nell’ultima gara, a San Paolo, partiva terzo in classifica. Eppure riuscì a ribaltare la situazione andando a vincere corsa e titolo e beffando i due antagonisti Alonso e Hamilton. Poi, dopo aver appeso il casco al chiodo, tornò sui suoi passi nel 2009, quando fu richiamato dalla Lotus. Quindi la sua seconda giovinezza con la FerrariRäikkönen tornò a vestirsi di rosso, con Alonso prima e con Vettel poi, prendendo i gradi di seconda guida della casa di Maranello.

Insomma, per chi pensa che l’ultimo gran premio sia privo di significati si sbaglia di grosso. È la passerella di un campione che lascia il mondo delle corse e di un altro che ha deciso di terminare la carriera laddove l’ha cominciata. Due piloti che hanno fatto molto per la Ferrari e che, naturalmente, hanno ricevuto molto dalla Ferrari. AlonsoRäikkönen saranno per sempre uomini in rosso.

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Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.