A volte, ritornano

A volte, ritornano. Così si potrebbe sintetizzare, con poche parole che poco però hanno in comune con la celeberrima raccolta di romanzi di Stephen King, la prima parte di Eredivisie di Luuk de Jong e Kasper Dolberg. Due profili di attaccanti per alcuni tratti molto diversi tra di loro, ma che in comune un paio di elementi invece li hanno: centravanti delle prime due compagini della classe in Olanda, entrambi sembrano gradualmente riuscire a mettersi alle spalle un 2017/18 non memorabile (per usare un eufemismo), riscoprendosi elementi sempre più centrali nelle rispettive compagini di appartenenza.

Diversi sotto il versante anagrafico (28 anni per de Jong, 21 per Dolberg), nell’interpretazione del ruolo di centravanti (più “vecchia maniera” de Jong, più moderno nell’interpretazione del ruolo il meno aitante ma più mobile e tecnicamente dotato Dolberg) ma soprattutto nel contesto che li ha circondati lungo un ultimo anno e mezzo privo di grandi gioie personali. Fondamentale ma spuntato nel PSV Eindhoven Campione d’Olanda,  Luuk de Jong non ha praticamente mai visto messa in dubbio la propria titolarità nonostante un avvio di Eredivisie 2017/18 da incubo: del 5 novembre 2017 la prima marcatura nello scorso Campionato, giunta nel 4-3 contro il Twente (squadra che lo rivelò al grande pubblico nel 2011, ironia della sorte) a valle di un digiuno di oltre 1.000 minuti. Saranno 12 i gol a fine Campionato, che trovano una parziale attenuante nei 10 assist messi a referto in un sistema di gioco che nella scorsa stagione lo ha costretto spesso e volentieri a “sporcarsi le mani” per la squadra. Peggio è andata a Kasper Dolberg, chiacchierato da addetti ai lavori e non per tutta l’estate 2017 ma vittima di una crisi involutiva culminata, a piovere proverbialmente sul bagnato, nell’infortunio al piede di dicembre 2017 che ha fatto calare il sipario sulla stagione dell’enfant-prodige del calcio danese; anche per Dolberg, in parte, ha inciso come per tutto l’Ajax la fallimentare prima parte di stagione 17/18 targata Marcel Keizer.

Con l’arrivo di Marc van Bommel in panchina, in casa PSV Eindhoven, Luuk de Jong è potuto tornare a fare la prima punta nella maniera che più gli si addice, facendosi forza di un sistema di gioco molto verticale che gli permette di focalizzarsi sulla porta: 11 i timbri in questa Eredivisie (e 3 in Champions League) per il numero 9 del PSV Eindhoven, che ne aveva messi a referto 12 in tutta la scorsa Eredivisie (di cui, come visto in precedenza, solamente una in questo momento della stagione). Flagellato (dopo l’infortunio a un piede) da un problema agli addominali anche Dolberg ha potuto riprendersi l’attacco dell’Ajax, a scapito di Huntelaar, trovando la prima gioia stagionale sul finire di settembre sul campo del Fortuna Sittard. Il recupero del giovane centravanti danese, capace di stupire l’Europa due stagioni fa sotto l’egida di Peter Bosz mettendo in un mostra un potenziale notevole nonostante la giovane età, è uno dei più grandi obiettivi stagionali di Erik ten Haag e dell’ambiente Ajax tutto, che rischiavano di perdere per strada un patrimonio calcistico ma ancora prima un ragazzo di 21 anni capace poco più che 18enne di trovarsi sulla cresta dell’onda per poi imbattersi in una difficile situazione tecnica e fisica che avrebbe agevolmente avere ripercussioni anche psicologiche su un calciatore così giovane.

Storia, età, profilo tecnico, maglia indossata: effettivamente è vero, ruolo a parte Luuk de Jong e Kasper Dolberg in comune hanno ben poco. La verità però, per la gioia degli appassionati di Eredivisie, è che in comune hanno la cosa più importante: la vista sull’uscita del tunnel, finalmente.

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Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.