Inghilterra sugli scudi. La consapevolezza di essere diventata grande

Dopo essere arrivata alle semifinali del Mondiale, con una finale sfumata sono ai tempi supplementari, l’Inghilterra continua a stupire e si aggiudica il Gruppo 4 della League A di Nations League aprendosi l’accesso alle Final Four della competizione europea, nella sua prima edizione.

In pochi avrebbero scommesso in un 2018 così pieno di successi per la nazionale d’oltremanica, nel bel mezzo di un percorso di ricostruzione e con un allenatore relativamente giovane come Gareth Southgate. Ecco l’esempio di un selezionatore a tutti gli effetti, importante la sua esperienza alla guida del Middlesbrough ma poi solo nazionale, l’U21 prima e quella maggiore adesso. Non è un’Inghilterra spettacolare quella capace di arrivare nelle prime quattro della rassegna mondiale di Russia, non lo è neanche quella che si qualifica alle semifinali di Nations, ma è di sicuro una Nazionale risoluta e in grado di soffrire, per poi cacciare gli assi nella manica e vincere nel momento in cui serve.

E lo ha dimostrato a Wembley contro una Croazia non in grandissima forma ma capace di passare in vantaggio nello scontro decisivo del girone. Fino a quel momento l’Inghilterra era parsa meritare di stare sopra nel punteggio ma Kalinic aveva respinto i tentativi di Sterling e compagni. Poi, preso il gol, la manovra inglese ha risentito del contraccolpo tra la difficoltà a reagire e la mancanza di spazi concessi dagli avversari. E, con il risultato di 0-1, non solo avrebbe mancato la qualificazione ma ci sarebbe stata anche la beffa di retrocedere in League B. Ma ecco che la risolutezza inglese si è palesata in tutta la sua interezza, da due situazioni di palla inattiva, prima Lingard (alla sua seconda rete nel giro di tre giorni) e poi il solito Harry Kane hanno ribaltato l’esito della gara e della competizione. Un 2-1 finale meritato e in sette minuti la Croazia è passata dall’Olimpo all’inferno, retrocessa nella lega minore.

Un girone D che sembrava essere già deciso dopo tre partite, la Spagna capace di battere la Croazia per 6-0 e poi di vincere a Wembley per 2-1 in rimonta. Intanto a Rijeka finiva senza reti proprio tra Croazia e Inghilterra. Poi è cambiato tutto con l’impresa degli uomini di Southgate a Siviglia, vittoria per 3-2 sugli iberici e discorso qualificazione riaperto, la Croazia ci ha messo il suo con una splendida quanto storica affermazione a Zagabria contro la Spagna e scontro decisivo a Wembley. Una cornice di pubblico fantastica, con tanti sostenitori croati arrivati a Londra per accompagnare i propri beniamini verso una tre giorni che sarebbe potuta diventare indimenticabile a coronazione di un anno stratosferico per la Croazia.

La vittoria dell’Inghilterra è frutto di un lavoro paziente e ben progettato, in una nazione esaltata dal calcio dei club ma troppo intrisa di stranieri, tra capitali e giocatori stessi. Una ricostruzione che sta portando i suoi effetti in quella che ama definirsi la patria che ha creato il calcio, che vive di calcio e che di calcio può solo insegnare. Una nazionale inglese che può far leva sui talenti straordinari di Sterling e Rashford, già titolari da tempo con le maglie di Manchester City e United, di appena 23 e 21 anni. Accompagnati da un capitano del calibro di Harry Kane che ad appena 25 anni già conta 35 presenze e 20 gol con la maglia della Nazionale. Un Kane che ancora una volta, nella gara contro la Croazia, ha mostrato le sue immense qualità di centravanti puro: più o meno nell’ombra per 78 minuti, poi l’assist a Lingard e il gol decisivo del 2-1. Così l’Inghilterra può solo volare e continuare a crescere per tornare a essere una corazzata mondiale, non più un progetto in essere alla ricerca di riscatto. L’Inghilterra è tornata in paradiso, d’ora in poi non dovrà più stupire ma avrà il dovere di confermarsi.

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Telecronista e opinionista radio/TV, già a SportItalia e addetto stampa di diverse società. Non si vive di solo calcio: ciò che fa cultura è la fame di sapere, a saziarla il dinamismo del corpo e del verbo.