Velázquez, un esonero annunciato ma non del tutto meritato

È arrivato in Italia dall’anonimato, conosciuto in Spagna per le sue grandi doti da tecnico giovane ma il suo nome non aveva superato, in fama, i confini iberici. Qualcuno ha cominciato a millantare di ricordarlo come giocatore della Liga, altri lo ricordavano addirittura in Italia in qualche squadra di medio bassa classifica. E invece Julio Velázquez non ha mai giocato a calcio da professionista, una carriera unicamente dedicata a dirigere dalla panchina, dalla giovanissima età di 15 anni.

Un allenatore capace di superare la diffidenza iniziale e lo scetticismo degli addetti ai lavori. Spesso si dice di grandi allenatori che non si adattano al nostro campionato, figuriamoci un “quasi” sconosciuto. Ma i risultati, i maledetti risultati, lo hanno comunque condannato. Eppure un’Udinese così non la vedevamo da un po’, una squadra capace di creare molto durante la partita e di non farsi surclassare negli scontri con le corazzate della Serie A. Il tecnico di Salamanca, appena 37enne, è stato esonerato da Pozzo, a poche ore dalla sconfitta di Empoli.

Alcune statistiche inchiodano negativamente il suo lavoro, su questo non c’è dubbio: in 12 partite disputate solo 2 vittorie, 3 pareggi e ben 7 sconfitte, 11 gol fatti e 18 subiti. Bianconeri raggiunti proprio dall’Empoli con cui condividono i terzultimo posto in classifica. Altri numeri, però, lasciano qualche dubbio sulla decisione di esonerarlo perché se è vero che che l’Udinese si ritrovi nei bassifondi della classifica, è altrettanto giusto sottolineare che lo è anche per alcuni episodi negativi e che esulano dalle responsabilità del tecnico. Due su tutti: il gol al 90′ di Romagnoli in Udinese-Milan e una sconfitta al Castellani arrivata dopo un rigore fallito da de Paul e il 61% di possesso palla a favore. Inoltre, sempre contro l’Empoli, il dominio si è palesato con 22 tiri in porta, di cui 9 nello specchio e 13 corner battuti. Dati che suggerirebbero una larga vittoria dei bianconeri, se visti da questa prospettiva, e invece è arrivata l’ennesima sconfitta. Le sei gare perse nelle ultime sette giocate hanno portato la dirigenza friulana a una decisione condivisibile ma non del tutto giustificata. Una squadra capace di creare molto è una squadra che funziona, fluida e che sa anche reagire ad alcuni momenti negativi (vedi le rimonte a Parma e Genova), ma che ha vissuto troppi momenti di buio improvviso che hanno regalato gol ed episodi agli avversari. Il cambiare identità tattica alla squadra non ha deposto a favore di Velázquez, il ritornare sui suoi passi tra lo schierare la difesa a 3 o quella a 4, senza ottenere risultati significativi, è stato un chiaro segno di poca sicurezza nella strada intrapresa, un segnale che sia dirigenza che giocatori non avranno interpretato in maniera positiva.

Con un bottino così esiguo di punti non si può biasimare l’Udinese per la scelta presa di esonerare Velázquez ma noi non ci sentiamo di condannare il tecnico spagnolo. Anzi, nonostante la sua avventura non sia andata come avrebbero voluto lui stesso e i tifosi, crediamo che in parte l’allenatore castigliano abbia dato dimostrazione di non essere un designato a fallire. Siamo certi che, se riuscirà a completare il suo percorso di crescita, risentiremo parlare presto di lui e in quel caso non per un esonero o un fallimento. Almeno glielo auguriamo.

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Telecronista e opinionista radio/TV, già a SportItalia e addetto stampa di diverse società. Non si vive di solo calcio: ciò che fa cultura è la fame di sapere, a saziarla il dinamismo del corpo e del verbo.