Champions League senza Var, tradizione o anacronismo?

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In Italia ne parliamo ormai da un anno, il Var e i suoi limiti. Di polemiche ne abbiamo avute tante, di errori ce ne sono stati ma l’impressione è che, nonostante sia ancora perfettibile, la sua tecnologia sia diventata imprescindibile per noi che guardiamo e seguiamo il calcio.

Pensare che la massima competizione europea si appresti a iniziare senza l’aiuto del Var ci dà un senso di vuoto e di incompletezza. Se in una partita non di cartello della nostra Serie A un errore evidente del direttore di gara può essere corretto nelle situazioni richieste, non capiamo per quale motivo in un Real Madrid-Roma o in un Liverpool-PSG questo non possa accadere. Troppo conservatrice la UEFA nella sua decisione di attendere, ancora una volta, dopo che anche al Mondiale in Russia il passo in avanti in tal senso è stato fatto e ha portato giovamento. Il massimo organismo del calcio europeo è lì alla finestra per capire quanto sia da perfezionare il sistema di aiuto tecnologico e ne comprendiamo anche le ragioni, ma come si farà a digerire un gol preso in fuorigioco netto? Come si potrà accettare un rigore contro, con intervento pulitissimo del difensore? Come potremo assistere a un gol viziato da un fallo o a un gesto eclatante da cartellino rosso diretto non visti dal direttore di gara?

La risposta sarebbe fin troppo facile: “Come è sempre accaduto fino a due anni fa, l’errore umano dell’arbitro è un fattore da considerarsi come elemento del gioco”. Giusto. Ma permetteteci di sottolineare che potremmo anche andare avanti con la lampada a olio come accadeva nell”800, sopravvivremmo lo stesso, il punto è che sarebbe difficile da accettare sapendo che sia possibile ottenere l’energia elettrica e utilizzare tutti gli elettrodomestici di cui siamo già forniti. È un puro discorso anacronistico, abbiamo l’alta velocità e invece viaggiamo su un treno a vapore.

La UEFA ha deciso di essere tradizionalista, non vuole utilizzare una tecnologia che potrebbe comunque portare con sé ulteriori errori di valutazione. Ma se utilizziamo il discorso di prima sul fattore umano di valutazione e di conseguenza sulla non perfettibilità assoluta del sistema, allora cosa aspettiamo? Dal momento che anche il Var possa portare a degli errori, li limiterebbe nel computo totale di essi. Se per esempio ci saranno in tutta la competizione 30 rigori non assegnati o assegnati per errore, se avremo 20 gol in fuorigioco netto, almeno il Var (con un margine di errore nell’applicazione anch’esso) ne ridurrebbe il numero a meno di cinque per ognuno dei casi. Non sarebbe comunque una vittoria? A quanto pare per l’UEFA questo dato non è importante.

È vero che bisognerebbe formare i direttori di gara, in Italia lo stiamo facendo con ancora lacune presenti e che si stanno evidenziando, ma se mai inizi il processo mai si giungerà a uno step che, in tutta onestà, ci sembra ormai fuori discussione non raggiungere. Con il Var il dado è stato tratto, prima con la sperimentazione e poi con il Mondiale. Ci auguriamo che queste siano le ultime Champions League ed Europa League senza l’ausilio tecnologico.

 

Vito Coppola
Vito Coppola
Telecronista e opinionista radio/TV, già a SportItalia e addetto stampa di diverse società. Non si vive di solo calcio: ciò che fa cultura è la fame di sapere, a saziarla il dinamismo del corpo e del verbo.

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