Var, da oggetto prezioso a misterioso. Che ne sarà dell’invenzione del secolo?

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Una stagione vissuta da protagonista, un inizio che aveva fatto ben sperare e che era stato premiato dalla “convocazione” al Mondiale. Non parliamo di un calciatore ma del Var, la moviola in campo introdotta finalmente la scorsa stagione e che, anche se con qualche inevitabile sbavatura, aveva convinto praticamente tutti, compresa la FIFA che l’aveva adoperata senza troppi dubbi a Russia 2018.

I benefici erano sotto gli occhi di tutti. Ad impressionare era stata soprattutto la riduzione degli errori, quasi totale per quanto riguarda i gol in fuorigioco, ma anche per le sviste in area di rigore o per i falli da espulsione. Se il successo al Mondiale fu totale, in Serie A si registrava in realtà qualche lamentela, che riguardava però il mancato utilizzo in alcune circostanze come il doppio cartellino o la correzione del cartellino stesso. Si chiedeva dunque di dare più potere al Var e invece, come spesso accade in Italia, è arrivato il colpo di genio che è riuscito a stravolgere le cose in negativo. Più potere decisionale agli arbitri e meno al Var che secondo le nuove direttive dell’AIA, nonostante le smentite di Nicchi, deve essere utilizzato solo in evidenti abbagli e in azioni in cui il direttore di gara si trova distante dal pallone. Ma perché tornare indietro e limitarsi, utilizzando meno la tecnologia? Francamente non riusciamo a dare una risposta, poiché questa decisione sembra assurda e fuori da ogni logica. Nelle prime quattro giornate si sono già chiaramente visti i danni e sono diverse le squadre in protesta, Inter e Torino su tutte. Nelle partite contro Sassuolo e Parma i Nerazzurri recriminano proprio per il mancato utilizzo del monitor: il fallo da rigore su Asamoah al Mapei, il fallo di mano sulla linea di Di Marco e il fuorigioco attivo di due giocatori del Parma sul gol dello stesso terzino, sono gli episodi su cui Mariani prima e Manganiello poi, non hanno utilizzato il Var sbagliando clamorosamente. Addirittura, nel caso del mani di Di Marco, il direttore di gara, dando potere decisionale al collega impegnato al Var (Rocchi, lo stesso arbitro di Inter-Juve dello scorso anno) ha completamente violato il protocollo e le direttive di Rizzoli, che durante la scorsa stagione aveva esplicitamente detto di andare a verificare di persona sui falli di mano. Tutti errori gravissimi che si vanno a sommare al mancato rosso dopo 3′ minuti a Gagliardini, per un fallo pericolosissimo ai danni di Stulac, tra l’altro non sanzionato neanche con il giallo. Al Toro è andata se possibile anche peggio: dopo il rigore negato a Iago Falque nella prima giornata contro la Roma (anche in questo caso nessun ricorso alle immagini), ha dell’incredibile il gol annullato a Berenguer per un fuorigioco inesistente, per colpa della frettolosità di arbitro e guardalinee nel fermare l’azione proprio prima che il pallone entrasse in porta.

Episodi che hanno fatto infuriare giustamente la dirigenza Granata, che si è fatta sentire tramite le dure parole del direttore sportivo Petrachi, che ha dichiarato di essere favorevole al Var e di non condividere il non corretto o il mancato utilizzo di una risorsa così utile. Parole che condividiamo, perché un anno di progresso non può essere cancellato solo per le manie di protagonismo di qualche direttore di gara. Dalle prime giornate sembra infatti che gli arbitri si stiano in qualche modo ribellando alla tecnologia, forse impauriti dal venir meno dei loro poteri decisionali. Il caos della quarta giornata deve però servire a far tornare a tutti in testa che la correttezza delle partite e del campionato sono le cose che più contano, e per far ciò l’utilizzo dell’invenzione calcistica del secolo non deve essere limitata.

Ivan Fusto
Ivan Fusto
Giornalista e telecronista, classe '96. Vincitore del Workshop 2017 di Sportitalia, malato di calcio italiano e non. Innamorato dello sport in generale, seguo anche il volley ed il tennis.

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