Diego Costa fuori, benvenuto Morata: cosa cambia nel Chelsea e perché può (non) essere un affare

Eccolo, finalmente, l’attaccante tanto richiesto, desiderato, quasi implorato da Antonio Conte al ricco proprietario Abramovich: da ieri, Álvaro Morata è ufficialmente un nuovo giocatore del Chelsea, per un affare complessivo da circa 80 milioni di euro. Una cifra monstre, per alcuni persino folle ma, com’è ormai chiaro, da considerarsi come il risultato inevitabile di questa preoccupante escalation che sta facendo salire alle stelle di anno in anno i prezzi dei giocatori. D’altronde, se un Defrel costa 20 milioni di euro, è giusto che, secondo le logiche del nuovo calciomercato, un Morata lasci la società più forte del momento per andare in Inghilterra anche a cifre molto alte. Anche perché l’acquisto di un nuovo attaccante era un obiettivo imprescindibile per l’ex ct azzurro (forse anche una conditio sine qua non per il rinnovo?), ormai deciso da tempo a liberarsi di quel Diego Costa tanto forte, ma con cui non è mai sbocciato l’amore. E così, perso Lukaku, soffiato da sotto il naso dal Manchester United, ecco che ora comincia l’avventura londinese di Morata.

Fuori, dunque, un attaccante dal fiuto del gol eccezionale, forte fisicamente e capace di spaccare in due da solo una partita e dentro un giocatore tanto amato (ma mai allenato, ndr) da Conte, con caratteristiche totalmente differenti, più a disposizione nel gioco dei compagni e meno punta da area di rigore, ma con la voglia di dimostrare di meritare finalmente la maglia da titolare di una “big” del calcio mondiale. Diego Costa andrà via, anche se non si sa ancora quando, perché l’ispano-brasiliano vuole solo l’Atlético Madrid che, però, fino a gennaio avrà il mercato bloccato; ma con il suo addio, cambierà inevitabilmente anche il gioco dei Blues. Nel tridente offensivo, assieme ad Hazard e a uno tra Pedro e Willian, non ci sarà più un attaccante quasi di vecchio stampo, un vero riferimento in area di rigore come accadeva con Diego Costa, ma una punta più brava nel fare movimento e nel partecipare al gioco della squadra, con il rischio di offrire qualcosa di meno in termini di reti. Ma per questo arrivo, a queste cifre, possiamo parlare davvero di un affare?

Senza dubbio, un primo e non indifferente vantaggio della presenza di Morata al posto di Costa riguarderà soprattutto l’ambiente dello spogliatoio, fuori dal terreno di gioco. A Conte erano bastate poche settimane per capire già la scorsa estate quale fosse l’elemento più problematico, caratterialmente difficile della rosa: quel Diego Costa che solo qualche mese prima aveva voltato le spalle a Mourinho, portandolo all’esonero. Alla fine, il Chelsea era riuscito a convincere l’ex Atlético Madrid a rimanere almeno per un’altra stagione, chiedendogli di dare il massimo: così ha fatto, segnando 20 gol in campionato e dando un notevole contributo nella vittoria al titolo, confermandosi un attaccante che, con le giuste motivazioni, sa trasformare la rabbia in un cinismo davanti alla porta unico al mondo.

Ma il broncio non l’ha mai abbandonato e l’impressione generale era che prima o poi lo scontro con un altro forte carattere come quello di Conte sarebbe stato inevitabile. Portando così problemi simili a quelli che hanno trascinato persino Mourinho all’esonero. Meglio liberarsi al più presto di una potenziale mina vagante e aprire le porte a un ragazzo come Morata, che mai come in questo periodo ha sentito il bisogno di avere fiducia e di essere lanciato a grandi livelli: una fiducia che lo spagnolo non potrà che trasformare in grande fedeltà per quel tecnico che tanto fortemente lo volle già ai tempi della Juventus, prima di dimettersi.

Ma un certo cambiamento si avrà anche in campo, inevitabile viste le differenti caratteristiche di due attaccanti lontani nel modo di giocare e partecipare sul terreno di gioco. In questo caso, Morata non avrà soltanto il difficile compito di ripagare quella cifra folle spesa per prenderlo, tanto alta e più una scommessa che una vera garanzia; lo spagnolo dovrà dimostrare di saper dare continuità alle proprie prestazioni, diventando per la prima volta in carriera un titolare dell’undici di partenza. Niente più tandem con Llorente o ruolo da sostituto di Benzema: ora la responsabilità dell’attacco e dei gol dei Blues cadrà soprattutto su di lui, un giocatore andato in doppia cifra in una massima serie (solo per il campionato, ndr) soltanto lo scorso anno. La domanda allora è: siamo sicuri che Morata sia in grado di garantire ai Blues tutte le reti e il cinismo sotto porta visto con Diego Costa, spesso capace di imporsi anche con il fisico (altra cosa rispetto a quello dello spagnolo) in partite difficili da sbloccare?

Certo, con Morata ci sarà un giocatore in più a partecipare al gioco, più giovane, in grado di segnare e far segnare i compagni, ma non più un colosso difficile da marcare e da limitare quando fortemente motivato. Il gioco di Conte dovrà adattarsi alle sue caratteristiche e trovare una soluzione anche in fase realizzativa: perché l’ormai ex Real Madrid potrà esplodere e diventare un “bomber” di grandissimo livello, smentendoci tutti, ma potrebbe anche far sentire la differenza con il gioco maschio e quasi aggressivo di Costa. In certe partite, soprattutto in Inghilterra, la tecnica a volte va messa da parte e bisogna lasciar spazio ad attaccanti di peso per pensare solo a mettere il pallone in porta: una caratteristica tante volte vista con l’ex Atlético Madrid e che Conte sperava di ritrovare con Lukaku, il vero sogno estivo per l’attacco dei Blues. E che ora dovrà dimostrare di avere lo stesso Morata: con l’obiettivo di dimostrare al Chelsea di non essere stato una scelta di ripiego, quasi obbligata per far asciugare le lacrime dei tifosi per l’addio dell’ispano-brasiliano e il mancato arrivo del belga.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.