Francia 2016 – Highlights: fuori di cresta

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In principio fu il ritorno del mullet. Ve lo ricordate? Acconciatura terribilmente anni 80 che prevedeva capelli corti (o ingellatissimi affinché fossero appiccati alle tempie) sui lati, di lunghezza media sul cranio e decisamente lunghi dietro, a spiovere sulle spalle. Messa in piega delicatissima già alle origini, ritornò con tutta la sua – scarsa – gloria a inizio anni 2000 in una versione ancora più pezzen radicale, con tanto di chiome rasate sui lati, un accenno di cresta e i soliti boccoli a cascata sul collo, nella versione che allora si chiamava volgarmente “cresta larga”, ritenuta socialmente più accettabile (?) del classico mohawk e apprezzatissima da tutti i robbosi (a Roma “zecche”, più o meno ovunque “punkabbestia”) che infestavano centri sociali e non solo.

Oggi assistiamo invece a un ritorno verso forme di più stingente ortodossia punk, con creste più strette e di altezza tendenzialmente uniforme lungo tutta la testa degli amanti del capello ribelle. Ovviamente non mancano i diversi stili d’interpretazione: se Hamšík e Nainggolan non avrebbero sfigurato a un concerto dei Buzzcocks del ’79, Payet preferisce tenere un profilo molto più basso ed evitare di raggiungere le vette degli altri due ma questo non vuol dire che rinunci al suo crestino dal sapore vagamente gabber mid-00.

Ieri, tra le altre cose, il trequartista francese e il capitano slovacco del Napoli hanno ricordato al mondo con due gol bellissimi che non si fregiano di cotante meraviglie tricotiche solo in ossequio alle apparenze, anzi; la capigliatura particolare è il loro modo per mostrare fin dalla prima occhiata che non sono giocatori ordinari. La cresta come metafora del talento e della creatività futbolistica, direbbe qualcuno, e – perlomeno in questo caso – non sbaglierebbe: l’acconciatura aggressiva dei due centrocampisti è davvero un monito che i due avanzano al mondo prima ancora del fischio d’inizio. Qualcosa tipo: “Ehi, guardami. Vedi i miei capelli ribelli? Significa che sono un pazzo fuorioso* e devi aspettarti di tutto da me”.

Quel “di tutto” è letterale: sia Payet sia Hamšík (anche se al francese quest’anno è capitato molto di rado mentre allo slovacco ben più spesso) sono perfettamente in grado di sembrare anche due fantasmi smarritisi per caso su un campo da calcio, se non si sentono tanto in vena di giocare.

Coetanei, nati a distanza di pochi mesi e di molti chilometri (circa 8600), i due si sono peraltro anche incrociati quasi tre anni fa in Champions League, quando Payet era al suo primo anno di Olympique Marsiglia mentre Hamšík iniziava il suo periodo di massima crisi col nuovo Napoli di Rafa Benítez dopo un inizio a bomba. Da quel momento a oggi, la trama di fondo delle loro carriere s’è fatta più chiara e si può dire che i nostri stiano vivendo una storia quasi speculare: in grandissima ascesa personale perché protagonista di un’esplosione tanto potente quanto quasi tardiva il francese – anche se non certo insospettabile, perlomeno agli occhi di chi ha seguito la Ligue 1 in questi anni –,dopo una vita passata a cambiare squadra sempre dopo pochi anni ma migliorando costantemente blasone e ambizioni della piazza; sostanzialmente bandiera di una sola società ma apparentemente già in declino lo slovacco, colpevole di aver mancato del tutto la consacrazione definitiva quando invece in tantissimi pensavano – ormai qualche annetto fa – che potesse arrivare a giocare per i migliori club del mondo e diventare tra i migliori centrocampisti d’Europa.

Quel tipo di scalata al gotha del calcio continentale sembra oggi più alla portata di Payet, autentico trascinatore della Francia in questi Europei casalinghi e reduce da una stagione sontuosa con il West Ham, ma l’ex pupillo di Bielsa e Rudi Garcia non ha più molto tempo per spadroneggiare sul rettangolo verde, esattamente come Hamšík non potrà godere di ancora chissà quante stagioni da titolare inamovibile nel suo ambizioso Napoli. Che  la voglia di prendersi finalmente il palcoscenico venga dall’inesorabile ticchettio dei loro orologi biologico-calcistici interni?

* : “pazzo furioso” in senso esclusivamente calcistico, ci mancherebbe.

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Giorgio Crico
Giorgio Crico
Laureato in Lettere, classe '88. Suona il basso, ascolta rock, scrive ed è innamorato dei contropiedi fulminanti, di Johan Cruyff, della Verità e dello humour inglese. Milanese DOC, fuma tantissimo.

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