Alessandria, Gregucci: “Peccato non aver fatto un gol a San Siro”

L’allenatore dell’Alessandria Angelo Gregucci, dopo la sconfitta per 3-0 nella semifinale di ritorno contro il Milan, si è presentato in conferenza stampa per rispondere alle consuete domande post partita. Queste le sue principali dichiarazioni:

La nostra favola finisce qui, è stata un’esperienza magnifica. Ringrazio i miei giocatori, i tanti tifosi alessandrini, sia per il numero che per i colori della coreografia, loro sicuramente hanno vinto. Spiace di aver approcciato male la gara, di non aver segnato un gol al Milan nonostante lo meritassimo e di aver dilatato il risultato un po’ troppo. Abbiamo dato la mano a una squadra molto forte, molto più forte di noi.

Abbiamo giocato a Palermo, a Torino, a Milano, ci mancava solo Roma per completare questo fantastico cammino.

Come ho visto il Milan? Molto più in fiducia rispetto all’andata, d’altra parte di Siniša ci si può fidare, è un mio amico e ha grandi valori umani.

Speravo di segnare un gol perché i miei ragazzi ne hanno bisogno in questo momento: abbiamo creato belle occasioni con Fischnaller, Marconi e Bocalon. Dovremo trovare comunque la fiducia dentro di noi, dobbiamo cercare di fare un buon finale di campionato nonostante gli ultimi risultati non siano buoni, a differenza delle prestazioni che lo sono.

Oggi ho fatto più turnover io del Milan, non importa chi scende in campo ma come rende onore alla maglia dell’Alessandria. Quindi non conta chi giochi da qui alla fine, l’importante è lo spirito. Se un nostro attaccante avesse fatto gol, sarei stato più felice io di lui.

Oggi siamo venuti a giocarcela a San Siro, non abbiamo parcheggiato il bus davanti alla porta. Abbiamo fatto buone cose ma non siamo riusciti ad andare in gol.

Io sono stato sempre un personaggio del popolo, vengo dal retrobottega, ho sempre avuto bisogno di raschiare il barile delle motivazioni. C’è un buon progetto per andare avanti: io ho iniziato con questa maglietta a muovere i primi passi e sono riconoscente a essa. Oggi vedo che i giovani non hanno grandi punti di riferimento, quindi noi, con il calcio, abbiamo l’occasione di dare dei valori. Per me tre cose hanno valore: merito, rispetto e lealtà. Non mi interessa diventare famoso o allenare in Serie A, voglio solo fare bene qui e avere a che fare con persone oneste. 

L’Alessandria mi ha preso quando ero un ragazzino, mi ha perdonato ogni genere di cazzata, quindi per me conta solo essere onesto e leale con i grigi.

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Nasce nel 1987 a Udine, gioca a calcio da quando ha 6 anni. Laureato in Relazioni Pubbliche e Comunicazione Integrata per le Imprese e le Organizzazioni.