Hulk, tra cartone animato e realtà

-

La doppietta che è valsa la vittoria dello Zenit al Mestalla contro il Valencia ieri sera, accende ancora una volta i riflettori su Givanildo Vieira de Souza, noto come Hulk, giocatore pazzesco che tuttavia per varie ragioni in questi anni non è approdato in nessun top club.

La velocità dei suoi scatti, la potenza del suo sinistro non sono passati inosservati nel calcio mondiale, eppure la punta a 29 anni si trova felice prigioniero del proprio ingaggio in Russia.

Sappiamo che spesso, soprattutto negli ultimi anni, i calciatori brasiliani hanno avuto una forte predilezione per il lato economico del calcio, piuttosto che per quello prettamente tecnico. Così abbiamo visto talenti verdeoro giocare nei più svariati campionati del mondo, pensando prima al portafoglio che alla propria carriera.

Hulk è forse oggi il massimo rappresentante di questa corrente di pensiero. Nel settembre 2012 passa dal Porto allo Zenit San Pietroburgo per una cifra di 55 milioni con un ingaggio annuale di 6,5 milioni. Lontano dal calcio che conta, poco importa, ci pensano i milioni a spegnere la saudade ed a tenere in caldo i piedi della punta nonostante le rigide temperature russe.

Aldilà di una scelta discutibile dal punto di vista lavorativo, le sue qualità emergono anche sottozero e la sua media gol già importante nel Porto, anche in Russia è sempre sensazionale, un po’ come i suoi gol che spesso sono una vera e propria dimostrazione di forza unita alla tecnica.

La sua è una storia molto particolare, ai limiti tra catone animato e realtà, se volete un po’ per il soprannome, un po’ per il suo percorso calcistico alternativo. Già perché se avete visto i suoi i suoi video virali nel web dove demolisce porte e fa volare portieri, vi saranno sicuramente venuti in mente gli eroi di Holly & Benji. Beh sappiate che è proprio da li che arriva il Mark Lenders dei giorni nostri.

Ereditato il soprannome dal serie tv Hulk per la sua passione sin da bambino per Lou Ferrigno, il ragazzo a 15 anni scartato dai club brasiliani cerca così fortuna in Portogallo al Vilanovense, ma anche li non andò bene. A 18 anni viene acquistato dal Vitoria Bahia, serie A brasiliana, da li con il 10 sulle spalle tutto cominciò. Romario e Ronaldo negli occhi e la voglia di sfondare di chi non ha avuto una infanzia semplice. Succede così che dopo poche partite accetta l’offerta del Kawasaki Frontale, squadra Giapponese. I brasiliani pagavano poco e la proposta nipponica nonostante le paure di un ragazzo ancora acerbo, era una manna per l’economia della sua famiglia numerosa e povera.

In Giappone si ambienta subito e segna a raffica, ma complice la limitazione dei tesseramenti stranieri, viene continuamente sballottato tra serie A e B, cambiando casacca praticamente ogni stagione.

Nel 2008 il Porto lo ingaggia tra qualche perplessità degli addetti ai lavori, ma lo scouting del club portoghese è una garanzia e la storia dei talenti sconosciuti approdati alla Stadio del Drago è riconosciuta da tutti. Infatti anche li il ragazzo non tardò a esplodere e nella stagione 2010-11 avvenne la consacrazione con le vittorie in Campionato ed Eupopa League oltre al titolo di capocannoniere della Primeira Liga.

Il resto è storia recente, il passaggio allo Zenit, le tante richieste di mercato, i trasferimenti mancati a causa di un ingaggio pesante. Un peccato non vederlo in campo più spesso in qualche campionato più competitivo, anche perché sarebbe più allenante per il ragazzo che in nazionale c’è, ma tende a faticare a imporsi. Se sperate di vederlo in Italia, dovrà sensibilmente abbassare le sue pretese per sbarcare nella Serie A, nel frattempo godiamoci queste perle in Champions che alimentano la fama di un personaggio che sembra uscito dai cartoons, con il fisico e la forza di Hulk, quello verde, i trascorsi nei campi di Holly & Benji e i piedi educati da buon brasiliano.

Francesco Filippetto
Francesco Filippetto
Nato nel 1977, da allora si nutre di calcio: una passione che pratica e insegna a Treviso nei settori giovanili. Ama i giovani talenti e il lato romantico di questo sport.

C’è solo un Maradona

Che brutta fine hanno fatto le figurine: la bulimia di progresso le ha fatte entrare - anche a loro, poverette - nel mefistofelico universo...
error: Content is protected !!