Dallo sfarzo all’umiltà, l’Anzhi ci riprova

Investimenti esagerati, grandi campioni e importanti aspettative. L’ambizioso progetto di Kerimov non ha però soddisfatto le attese, implodendo nell’agosto del 2013; la scorsa stagione è stata una lenta agonia, contrassegnata da tante cessioni illustri e uno sgradevole ultimo posto, ma ha permesso ai vertici del club di Makhachkala di aprire gli occhi, guardando anche al vicino Krasnodar: per avere futuro bisogna costruire fondamenta solide e saper effettuare scelte mirate, senza cercare obbligatoriamente i risultati nell’immediato. E Kerimov l’ha capito, con grande umiltà (e scarsa intenzione di spendere altro denaro per l’Anzhi) ed il nuovo corso ha permesso alla squadra del Daghestan di rinascere, con una promozione in Russian Premier League davvero ad un passo.

L’esempio del Krasnodar è emblematico quanto utile per comprendere gli errori dell’Anzhi. Nessun investimento esorbitante, scelte mirate, attesa e sapiente gestione delle risorse hanno permesso al club di Galitsky di diventare il secondo club di Russia a soli sette anni dalla fondazione, conquistando, probabilmente, quella Champions League mai disputata dall’Anzhi delle stelle. La bontà del progetto Krasnodar non si ferma soltanto qui: il futuro infatti è roseo, perché il raggiungimento di obiettivi graduali ha permesso alla società neroverde la costruzione di quelle solide fondamenta che le permettono l’autosostentamento. Basta fare un giro nell’accademia, sembra quasi di stare in Inghilterra; campi per le scuole calcio, strutture e stadio di proprietà. L‘Fk Krasnodar è uno società che sia sul piano economico che su quello calcistico può far fronte ai propri bisogni in maniera autonoma. Indipendentemente dall’Anzhi l’esempio di Galitsky lo dovrebbero tenere in considerazione anche da altre parti, come a Mosca, città che con gli anni ha perso la centralità del movimento calcistico russo. A tal proposito il derby di Krasnodar, la prima stracittadina non moscovita nella storia della RPL, ha testimoniato questo andamento, corroborato dai risultati nelle competizioni europee e locali.

Quali sono i giocatori principali del nuovo corso? Tra i pali c’è Mikhail Kerzhakov, fratello dell’attaccante dello Zenit e portiere che vanta diverse presenze nella massima serie. In difesa i nomi più altisonanti sono quelli di Agalarov, Gadzhibekov e Tagirbekov, questi ultimi entrambi daghestani e molto amati dai tifosi. In mezzo al campo l’Anzhi può vantare l’estro di Maksymov e la solidità dell’ex bandiera dello Spartak Nalchik Kontsedalov, oltre che della qualità del brasiliano Leonardo da Silva. Il vero crack della squadra è però l’attaccante ivoriano Boli, autore di 14 gol in sole 20 gare, prelevato dallo Zorya e con un passato al PSG. Assieme a lui, là davanti, c’è Shamil Asildarov, noto per una rissa con l’istrionico Sapogov nel ritiro dello scorso anno. L’allenatore Tashuev, inoltre, può contare anche sul giovane nigerino Mutari, tra le sorprese del torneo. Il ventenne africano ex Metalurg Donetsk ha sorpreso per qualità e senso della posizione, dando anche un contributo importante in fase offensiva, con ben sei gol all’attivo.

In una stagione così radiosa, dopo l’aberrante 2013-2014, ci sono stati però due episodi tragici a smorzare gli entusiasmi. A gennaio il giovane calciatore della squadra riserve Gasan Magomedov è stato ucciso in un agguato mentre qualche settimana fa si è spenta all’età di tre anni la figlia di Ilya Maksimov. Due momenti che hanno rafforzato anche sul piano umano un gruppo che qualche anno fa era offuscato dai (presunti) facili guadagni e successi, nonchè dalle varie futili spaccature nello spogliatoio.

Tornando al campo, la vittoria di qualche giorno fa, un perentorio 6-0 sui diretti concorrenti del Tom Tomsk, aveva posto il punto esclamativo a una stagione sempre condotta al primo posto; lo scivolone in casa del Tosno, squadra rivelazione del torneo, ha però rimesso le carte in gioco: a quattro turni dalla fine l’Anzhi è sempre primo, a pari merito col Krylya Sovetov, ma ha solo tre punti di vantaggio sul sopracitato Tosno, che al momento dovrebbe giocare i play off. Il calendario è comunque favorevole alla squadra uscita in coppa di Russia contro lo Zenit: dovessero arrivare sei punti nelle due sfide casalinghe con Tyumen’ e Shinnik il lunghissimo viaggio conclusivo a Sakhalin sarebbe praticamente velleitario, una traversata del paese dal gusto di festa.

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Grande appassionato di calcio russo, tifoso dello Zenit San Pietroburgo. Estimatore del calcio giocato nei luoghi meno nobili e più nascosti, preferirebbe vedere un Torpedo-Alaniya rispetto a uno Juventus-Milan.