Da B. a Bee

Da consumato uomo di spettacolo, ancora una volta è riuscito a prendersi la scena. Mentre lo scudetto va verso Torino, e mentre la sua squadra è ai minimi termini: decimo posto con 46 gol segnati e ben 42 subiti, il Genoa che ha spadroneggiato a San Siro (non succedeva dal 1958: ai tempi, al Milan giocava ancora Maldini – Cesare, dico) con tanto di contestazione dei tifosi, e conti in rosso per più di 90 milioni di euro.

Gli ultimi due giorni sono stati una rincorsa continua: più che all’affare, alla notizia. Perché, lo dicevamo, il presidente e proprietario Berlusconi starebbe ancora trattando la cessione del Milan, con l’imprenditore thailandese Bee Taechaubol che sarebbe vicino all’accordo. Storia lunga, iniziata già in autunno, a cui si aggiunge un capitolo nuovo, e quasi degno di 007, con Bee che nel pomeriggio di ieri è stato visto passeggiare nel centro di Milano per poi fermarsi in un bar… e sparire dietro le tendine scure poste dalle sue guardie del corpo per impedire che fosse “troppo” visto.

In gergo calcistico, siamo già ai tempi supplementari: per i rigori c’è ancora tempo. Il dato è che l’onda lunga della rivoluzione di Berlusconi è giunta al termine: i tifosi lo contestano perché ora non vince, ma in trent’anni ha portato a casa di tutto e di più, lanciando anche fior di giocatori e di tecnici (qui è nato Capello, e di qui è rinato Ancelotti). Ne ho parlato poche settimane fa con il nostro Francesco Mariani: ora invece siamo al punto in cui Ménez viene comprato per coprire a sinistra (ruolo non gradito), Bonaventura arriva soltanto perché Biabiany non ha superato le visite mediche, e per rivitalizzarsi un giovane come Niang deve andare al Genoa (5 reti in 12 presenze: in rossonero aveva fatto virgola).

Quindi, non si scappa: se non sarà Robert Lee, allora Mister Bee: un thailandese nato negli anni Settanta, che da giovane si è goduto appieno i decenni migliori dei rossoneri, e che ha potuto apprezzare la svolta innovatrice impressa da Sacchi prima e da tutti gli altri poi.

La vera domanda è: Taechaubol ha soldi a sufficienza per acquistare la società, per risanarla e poi per rilanciarla? La sua Thai Prime (che, guarda il caso, si occupa proprio di compravendita e rivalutazione di altre aziende) ha un utile recente di poco superiore ai 90 milioni di euro (curiosamente quanto il disavanzo milanista); il patrimonio stimato non supera il miliardo e duecento milioni di euro.

Però Taechaubol ha tanti amici: dietro di lui si parla di soci negli Emirati Arabi e a Hong Kong, oltre al sempre presente sospetto che dietro possa esserci anche il fondo Doyen (accomunati solo dal non sapere pronunciare il nome dell’imprenditore, direi). E qui le parole di Galliani («Berlusconi cederà solo per il bene del club») potrebbero farsi sibilline.

A ogni modo, la realtà dei fatti è che, a oggi, la trattativa va avanti; Inzaghi resta in panchina anche e soprattutto perché B. è in tutt’altre faccende affaccendato; e per vedere una squadra di brocchi non è necessario scomodare Christian, l’allenatore della primavera rossonera: è stato sufficiente guardare la partita di mercoledì.

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Cofondatore e vicedirettore, editorialista, nozionista, italianista, esperantista, europeista, relativista, intimista, illuminista, neolaburista, antirazzista, salutista – e, se volete, allungate voi la lista.