C’era in Europa: l’Albania, il 17 Nëntori e i capelloni olandesi (1970)

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L’Europa calcistica che seguì al secondo dopoguerra riverberava necessariamente quei tratteggi presidiati e invisibili (laddove non fossero tangibilmente segnati col filo spinato o i mattoni) che separavano blocchi contrapposti. In alcuni casi, la separazione fu ancora più profonda e isolante, come avvenne nell’Albania di Enver Hoxha, dove alla stringente ortodossia ideologica, prima filosovietica e poi filocinese (dopo che Nikita Kruschev denunciò i crimini di Stalin), si mescolò perversamente il tratto personalistico del dittatore.
Anche in ambito calcistico, le amichevoli della Nazionale albanese furono limitate alle sole squadre appartenenti al blocco sovietico. Negli anni ’50, la “Grande Albania” ottenne anche discreti risultati, riuscendo a battere per due volte la Cecoslovacchia e a fermare sullo 0-0 la Grande Ungheria.

Quando però si decise di aprire alle amichevoli con altri paesi e a consentire la partecipazione dei club alle competizioni europee, emerse un livello competitivo non allineato agli standard raggiunti altrove.
Il risultato più sorprendente, se non termini di traguardi raggiunti, quanto meno per la prestazione fornita, fu raggiunto nel 1970 dal 17 Nëntori, squadra di Tirana (oggi nota come KF Tirana) il cui nome omaggiava giorno della liberazione di Tirana dai nazisti, avvenuta il 17 novembre 1944.

Il 17 Nëntori aveva fama di essere la squadra realmente popolare a Tirana, non legata ai Ministeri come il Partizan (Ministero della Difesa) o la Dinamo (Ministero degli Interni) né sostenuta nel resto del Paese. Questa particolarità provocò anche ostilità da parte dei dirigenti sportivi più influenti che costrinsero al trasferimento nei propri club i migliori giocatori, provocandone altrimenti la coscrizione militare o finanche, nel caso dei recalcitranti, l’incarceramento, come capitò allo storico difensore Skënder Halili. Ma negli anni ’60, i biancoazzurri del 17 Nëntori si dimostrarono di caratura superiore, vincendo quattro campionati albanesi in cinque stagioni e meritando l’accesso alla Coppa dei Campioni.
In una di queste occasioni, avvenne l’incontro storico con la squadra occidentale che forse più di tutte rappresentava un’idea di libertà, anche attraverso il proprio gioco: l’Ajax di Michels.

Il culto della personalità al quale Hoxha sottopose l’Albania, si manifestava sin dall’arrivo all’aeroporto internazionale di Rinas, per i pochi visitatori esteri. Nel Paese era infatti vietato portare acconciature eccentriche, tanto meno se ispirate al nascente fenomeno rock. I capelloni alla “Beatles” portavano germi libertari che avrebbero potuto inquinare la purezza identitaria della popolazione. Perciò alcuni parrucchieri statali, sottoponevano abitualmente i sopraggiunti all’obbligo del taglio, secondo canoni estetici militarmente predefiniti dal regime.
Prevedibilmente, gli olandesi si rifiutarono di sottoporsi a questo trattamento e fu necessaria una trattativa mediata dall’UEFA, per consentire l’ingresso ai giocatori dell’Ajax, che si impegnarono a non passeggiare per le strade di Tirana e a non rivolgere la parola ai cittadini albanesi durante il proprio soggiorno.

Sul campo, il 17 Nëntori riuscì a compiere un’impresa comune a poche squadre in quegli anni, in cui l’Ajax distribuiva goleade a club ben più titolati. Al doppio vantaggio siglato da Suurbier al 19’ e al 58’, il 17 Nëntori seppe rispondere con le reti di Kazanxhi al 60’ e Ceço all’85’. Finì 2-2.
Gli olandesi lamentarono poi che nessun giocatore albanese avesse voluto rivolgere loro la parola. In realtà lo stadio era presidiato da militari che avrebbero dovuto controllare che ciò non avvenisse.
Al ritorno, ad Amsterdam, l’Ajax si impose con un tutto sommato limitato 2-0.

Di seguito, il tabellino dell’incontro:

17 NENTORI TIRANË-AJAX AMSTERDAM 2-2
Tirana, 16/09/70, arbitro Paul Schiller (Aus), Spettatori: 17.516

17 NENTORI: Mihallaq Konomi (61 Shpetin Habibi); Fatmir Frasheri (Cap), Gezim Kasmi, Perikli Dhales, Skender Hyka, Niko Xhacka (46 Josif Kazanxhi), Iliaz Ceco, Ali Mema, Gani Xhafa, Arben Cela, Zhega. Allenatore: Muslin Allah

AJAX: Heinz Stuy; Wim Suurbier, Barry Hulshoff, Velibor Vasović (Cap), Ruud Krol; Nico Rijnders, Johan Neeskens; Gerrie Mühren, Sjaak Swart, Dick van Dijk, Piet Keizer. Allenatore: Rinus Michels

Marcatori: Suurbier (19’,58’), Kazanxhi (6’0), Ceco (85’)

Qui, il video della gara

Fonte principale di riferimento: Erik Brouwer, “Palla prigioniera, il calcio dei dittatori”.

Paolo Chichierchia
Paolo Chichierchia
Nasce nel 1972 a Roma, dove vive, lavora e tifa Fiorentina. Come Eduardo Galeano, ritiene che per spiegare a un bambino cosa sia la felicità, il miglior modo sia dargli un pallone per farlo giocare.

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