Borussia Dortmund, come gestire una crisi

Esattamente 2 anni fa in un articolo scrivevo de “I terribili ragazzini di Klopp”, elogiando tecnico, giocatori e società per una nuova e meravigliosa realtà del calcio europeo. Oggi invece mi trovo purtroppo a commentare una squadra in forte difficoltà, una società per molti criticabile e un tecnico che fatica a trovare soluzioni alla crisi e che per alcuni è più orientato al suo futuro lontano dai tedeschi che al presente.

Sabato pomeriggio ci poteva essere la svolta, come lo è stata poche stagioni fa quando la banda di Klopp ribaltava le gerarchie delle Bundesliga scippando titolo e coppe ai rivali del Bayern Monaco. L’incontro con i diretti rivali degli ultimi anni era una occasione, tutt’altro che semplice, per rimettersi in piedi dopo lo shock di un avvio di stagione da incubo.

Il BVB però esce ancora sconfitto, anche da Monaco in casa dei campioni in carica, in un match che poteva si cambiare il trend delle stagione giallonera, ma vista la salute attuale di Reus e compagni rischiava anche essere una disfatta epocale contro chi al contrario arrivava al match in forma smagliante come il team di Guardiola.

Il direttore sportivo Michael Zorc ammette la crisi, ma smentisce qualsiasi ipotesi di sostituzione sulla panchina. Solo un punto nelle ultime sette giornate per la squadra rivelazione degli ultimi anni, penultima in classifica a pari punti con un’altra storica realtà tedesca il Werder Brema, statistiche insomma da dramma sportivo.

Esaminando la crisi non è difficile individuare le cause che hanno portato questa squadra a sprofondare in classifica. Se l’idea di gioco e l’allenatore sono sempre i medesimi, sono tuttavia cambiati gli interpreti in modo rilevante. Perdere Robert Lewandowski bomber della squadra, attaccante completo ideale per il gioco del tecnico tedesco, ha complicato non poco la fase offensiva e lo sviluppo della manovra. Immobile e Ramos chiamati in estate a sostituire il bomber polacco sono giocatori completamente diversi dalla punta ora del Bayern. La squadra con loro si trova a dover verticalizzare molto, troppo per il gioco di Klopp. Cosi senza il playmaker alto le api hanno perso l’apporto di mezze punte e trequartisti in fase offensiva come Großkreutz, Kagawa e Mkhitaryan che segnano pochissimo.

Se l’attacco non punge con sole 11 reti in 10 partite, sotto accusa c’è anche la difesa. Gli infortuni dei titolari Hummels e Subotic non hanno permesso alla squadra di giocare sfoderando la consueta solidità difensiva, con i sostituti Papastathopoulos e Ginter che hanno fornito prestazioni non all’altezza degli assenti. Sono ben 17 reti subite in campionato, troppe confronto alle 38 di tutta la scorsa Bundesliga.

Negli ultimi due anni se ne sono andati giocatori come Gotze e Lewandowski a rinforzare i diretti concorrenti del Bayern. Cessioni che hanno portato soldi in bilancio, ma che sono stati reinvestiti solo in parte e male nel mercato. La rosa attuale sembra qualitativamente inferiore agli anni passati, aggiungendo poi che perni come Weidenfeller e Kehl cominciano a sentire il peso dell’età e che i tanti giovani promossi in prima squadra faticano ad integrarsi complice l’annata funesta. Ad incidere molto nella crisi attuale è stata la lunga scia di infortuni che ha colpito la squadra, tante le assenze rilevanti in questi mesi: Schmelzer, Mkhitaryan, Reus, Blaszczykowski, Gundogan, Sahin e Kirch tutti fermi per periodi importanti.

Stasera però arriva una nuova occasione per rialzarsi nonostante tutto. In Champions finora il cammino è stato schiacciante con tre vittorie in altrettante partite, un Dortmund formato Europa che non paga dazio per assenze e complessi vari nella Coppa. Al Westfalenstadion oggi arriva il Galatasaray di Prandelli ultimi nel girone e tutt’altro che in forma, ottima occasione per una iniezione di fiducia quanto mai necessaria.

Quello che mi piace sottolineare, contrariamente all’Italia è che nonostante un campionato disastroso, nato sotto aspettative importanti e sogni di gloria, i tifosi si sentono tutt’altro che traditi. Nonostante le sconfitte i giocatori avviliti escono sempre dal Signal Iduna Park sotto i cori di incoraggiamento dei propri supporters. Per contro la società non mette in discussione il mister, ribadendo di credere nel progetto e nel tecnico, il quale fa la sua parte prendendosi le proprie responsabilità, senza lamentarsi di un mercato probabilmente insoddisfacente.

Insomma questo BVB anche nelle difficoltà insegna e sono certo non tarderà a rimettersi in piedi e prendersi qualche bella soddisfazione anche quest’anno. La stagione è ancora all’inizio e il recupero dei giocatori più talentuosi potrà giovare alla squadra e al club. Attendere e pazientare non sono abitudini del calcio italiano, dove la panchine saltano nel giro di qualche settimana. Il Borussia però a differenza di molti club italiani, ha una realtà consolidata, un progetto ed una filosofia societaria che gli permetterà di riprendersi.

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Nato nel 1977, da allora si nutre di calcio: una passione che pratica e insegna a Treviso nei settori giovanili. Ama i giovani talenti e il lato romantico di questo sport.