Brasile 2014, il personaggio: Guillermo Ochoa

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Un personaggio al giorno, dentro o fuori dal rettangolo di gioco, fino al 14 luglio: durante tutti i Mondiali vi regaleremo quotidianamente la biografia compressa di giocatori e non solo. Oggi è il turno di Guillermo Ochoa, portiere del Messico e (spera) anche di una squadra di club, dopo l’estate.

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Ci hanno detto in ogni modo che il posto fisso andava dimenticato, era un vecchiume da abolire, e il futuro era dato dalla precarietà. Sono riusciti persino a convincerci che la precarietà fosse un valore: annulliamo le certezze, eliminiamo l’abitudine a doversi abituare qualcosa, essere sballottati di qua e di là è fantastico!

Forse è questo che ha pensato Guillermo Ochoa, approcciando questo Mondiale: sono precario, anzi, a rigore sono un disoccupato, free agent, svincolato, sfigato. Forse, se siamo di fronte a un ottimista, non avrà aggiunto che l’ultima occupazione, in Francia, non si è conclusa proprio felicemente.

Leggiamo: campionato vinto dal Paris Saint-Germain (89 punti) del nostro Sirigu, davanti al Monaco (80) difeso da Danijel Subašić (parentesi: sicuri che sia meno bravo di Pletikosa?) e al Lille (71) del nigeriano Enyeama. Cerchiamo l’Ajaccio, l’ultima squadra di Ochoa… ah, eccola: ultimo posto, 23 punti in 38 partite (con sole 4 vittorie), 72 gol subiti (ma solo 71 da lui: l’ultimo è colpa di Oumar Sissoko, la riserva).

E dire che il ragazzo un po’ di talento ha dimostrato di averlo, anche prima di ieri: la scorsa estate, contro il Paris Saint-Germain futuro campione, qualche numeretto lo ha messo insieme: 39 tiri subiti, di cui 17 nello specchio della porta, di cui un solo in fondo alla rete. Segno che forse non sempre è stata colpa sua.

Ieri, in un Mondiale pressoché privo di pareggi, è stato uno dei protagonisti del Messico che ha fermato i padroni di casa, costringendoli al pareggio a reti inviolate. Sarà anche un Brasile meno competitivo che altre volte, ma rimangono pur sempre i padroni di casa (e sappiamo cosa significa).

E poi, a dirla tutta, non è che i colpi di testa di Neymar e Thiago Silva, o i tiri dello stesso Neymar e di Paulinho, fossero finti, o valessero di meno. Sarebbero valsi tre punti, fossero entrati; ne valgono uno per entrambe, grazie a Ochoa. Ben coadiuvato da vecchie volpi come Rodríguez (classe 1981) e Rafa Márquez (1979: dovrebbe essere a un passo dai 35 anni di contributi, diciamo), e peccato soltanto che la gioventù di un Giovani dos Santos, eterno incompiuto, non abbia sbloccato il risultato.

Quindi, per adesso i mancati gol di Neymar e compagni sono valsi soltanto a rialzare la quotazione di Ochoa. Calcolando che lo si compra a costo zero, un affarone. E magari Ochoa gongola, ma non sarà contento finché non si sentirà ripagato, più che con complimenti, con un po’ di sano denaro contante.

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Puntate precedenti

13 giugno – Stipe Pletikosa
14 giugno – Stefano Bizzotto
15 giugno – Gary Lewin
16 giugno – il sorteggio
17 giugno – Pepe

Pietro Luigi Borgia
Pietro Luigi Borgia
Cofondatore e vicedirettore, editorialista, nozionista, italianista, esperantista, europeista, relativista, intimista, illuminista, neolaburista, antirazzista, salutista – e, se volete, allungate voi la lista.

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