C’era un Mondiale: Corea e Giappone 2002, un mondiale di… cose turche

Il Mondiale del 2002 si presentò con alcune novità assolute. Innanzitutto, per la prima volta non vi era un Paese organizzatore ma addirittura due: il Giappone e la Corea del Sud. Inoltre si trattò di un debutto in terra asiatica per la competizione che fino a quel mondo era stata disputata sempre in Europa o in America.

Con tale scelta, la FIFA volle promuovere la diffusione ad oriente del calcio, assecondando un movimento in crescita e un interesse ormai diventato globale verso questo sport. Fino a pochi anni prima, le squadre asiatiche avevano interpretato un ruolo comprimario, non senza alcuni exploit, come quello della Corea del Nord nel ’66, quando ne fecero le spese gli azzurri di Fabbri, eliminati dal gol di Pak Doo Ik (“Corrono, corrono sembrano Ridolini” relazionava improvvido Valcareggi, prima di quell’incontro storico), ma complessivamente non sembravano in grado di impensierire le corazzate europee o sudamericane. Per la prima volta ad un Mondiale, a completare la rappresentanza asiatica, comparve anche la Cina.

Inoltre, quella del 2002 fu la prima edizione interamente calata nell’era di internet, visto che la precedente del ’98 viaggiava soprattutto tramite televisione, stante una diffusione domestica del web rarefatta, velocità di trasmissione dati ancora ridotte (l’Adsl debuttò nel 2000) e canalizzazioni relativamente modeste (‘Youtube’ arrivò solo nel 2005).

Ma quel che caratterizzò maggiormente quell’edizione, furono una serie di sviste ed errori arbitrali che resero poco credibili gli esiti del campo e contribuirono a creare un clima di sfiducia intorno alla competizione, rendendola probabilmente una delle peggiori di sempre.

Come accadde all’Argentina contro il Camerun nel ’90, il debutto vide la clamorosa sconfitta dei campioni del mondo francesi per 1-0, ad opera del Senegal (allenato proprio da un francese, Bruno Metsu). La Francia non superò il primo turno e fu la più clamorosa delle eliminazioni, insieme a quelle di Argentina, Uruguay e Russia. Passarono il turno invece compagini meno blasonate, come le ospitanti Giappone e Corea, il Senegal e la Turchia.

L’Italia allenata da Trapattoni, che due anni prima era stata finalista agli Europei, presentava una squadra molto attrezzata. Se in difesa poteva contare su Buffon, Panucci, Maldini, Cannavaro e Nesta, davanti annoverava una tale abbondanza di attaccanti, come Vieri, Totti, Del Piero, Inzaghi e Montella, da indurre Trapattoni a lasciare a casa Roberto Baggio, che fino all’ultimo aveva cullato il sogno della convocazione per il suo quarto mondiale, recuperando a tempo di record dall’ennesimo infortunio.

Negli ottavi tuttavia, fu fatale agli azzurri, nello scontro contro i padroni di casa della Corea, la direzione di gara dell’arbitro Byron Moreno, che dapprima inventò un’espulsione ai danni di Francesco Totti e in seguito annullò un gol regolare a Damiano Tommasi, dopo aver tollerato per tutto l’incontro il gioco falloso dei coreani. A distanza di qualche anno, Byron Moreno fu arrestato per un reato pesante, quale lo spaccio di stupefacenti internazionali.

Nei quarti, la squadra coreana – che, va detto, era arrivata ai mondiali disciplinata ed inquadrata tatticamente dall’ottimo allenatore olandese Guus Hiddink – superò anche la Spagna, che tuttavia recriminò per due gol annullati e un fuorigioco inesistente fischiato a Luis Enrique lanciato in porta. Solo in semifinale, i coreani dovettero cedere alla grinta e alla compostezza tattica dei tedeschi guidati da Ballack (tedeschi che, a loro volta, avevano battuto in precedenza gli Usa, ai quali era stato negato un netto rigore per un fallo di mano sulla linea di porta).

Dall’altra parte del tabellone, si fece strada la Turchia, grazie ad un calcio coraggioso, veloce e grintoso, che valorizzava le caratteristiche tecniche di una delle migliori generazioni calcistiche della mezzaluna. La prima vittima fu l’altra compagine ospitante, il Giappone, seguita dagli africani del Senegal.

In semifinale, il Brasile di Ronaldo, Ronaldinho, Rivaldo e Cafu (che precedentemente aveva eliminato il Belgio, beneficiando anche dell’annullamento di un gol regolare degli avversari sul risultato di 0-0) superò la Turchia, andata in vantaggio sul finale del primo tempo con un gol di Hasan Şaş. Anche in questo caso non mancarono le polemiche, per un rigore accordato al Brasile a causa di un fallo avvenuto fuori area.

In finale, il Brasile andò a conquistare il quinto titolo mondiale, imponendosi 2-0 sulla Germania.

Nella finalina per il terzo e quarto posto, si incontrarono le due sorprese del torneo, Corea e Turchia. Fu la Turchia ad imporsi, nettamente, per 3-1, raggiungendo un piazzamento storico. Da segnalare il vantaggio dei turchi dopo appena 12 secondi, con Hakan Sukur, per il gol più rapido della storia dei mondiali.

Di seguito, si riporta il tabellino di quell’incontro, dove si affrontarono le due piccole del torneo arrivate sin lì, anche se con differenti percorsi alle spalle.

Finale terzo posto: TURCHIA-COREA DEL SUD 3-2, Daegu (Corea del Sud) ore 13.00.

COREA DEL SUD (4-4-2): Lee Won-Jae; Lee Ming-Sung, Hong Miyng-Bo (Kim Tae-Yong), Lee Eul-Young (65’ Cha Du-Ri), Park Ji-Sung; Song Chong-Gug, Yoo Sang-Chul, Lee Young-Pyo, Ahn Jung-Whan; Lee Chun-Soo, Seol Ki-Hyeon (79′ Choi Tae-Uk) – Allenatore: Guus Hiddink

TURCHIA (3-4-1-2): Rustu; Fatih Akyel, Alpay, Bulent, Ergun, Umit Davala (76’ Okan Buruk), Basturk (85’ Tayfur), Tugay, Emre Belozoglu (41’ Hakan Unsal); Hasan Sas; Ilhan Mansiz, Hakan Sukur – Allenatore: Senol Günes

ARBITRO: Saad Mane (Kuwait)

RETI: Hakan Sukur (T) 1′, Lee Eul Young (CS) 9′, Ilhan Mansiz (T) 13′ e 32′, Song Chong-Gug (CS) 93′.

SPETTATORI: 63.483

Qui il video della gara

Leggi anche le precedenti puntate di “C’era un Mondiale”:

1 Camerun – Colombia e i colori di Italia 90;
2 Uruguay 1930 e il primo gol della Coppa del Mondo.

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Nasce nel 1972 a Roma, dove vive, lavora e tifa Fiorentina. Come Eduardo Galeano, ritiene che per spiegare a un bambino cosa sia la felicità, il miglior modo sia dargli un pallone per farlo giocare.