Home » Storie di provincia: il Livorno in serie A, cinquant’anni dopo

Correva l’anno 2004, e dopo diversi decenni, la serie A vedeva il ritorno di una squadra toscana, di cui pochi avevano memoria: il Livorno. Tra coloro i quali però vantavano memoria dei trascorsi nella massima serie degli amaranto, c’era l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, capace di ricordare a memoria la formazione che negli anni ’40 conquistò un secondo posto, alle spalle del Grande Torino.

E non volle il Presidente Ciampi mancare all’esordio a San Siro contro il Milan, mezzo secolo dopo. Nell’occasione, i tifosi livornesi colsero l’occasione per mostrare la propria propensione satirica, presentandosi con delle bandane in capo, facendo il verso ad una celebre foto del presidente Berlusconi. Così commentavano i capotifosi, in un’intervista a Repubblica dell’epoca: “E’ il nostro modo di sfotterlo, di riderci su. Non è un attacco personale, solo il nostro modo di vivere”.

Ad accompagnare il Livorno in A, durante la stagione precedente, era stato il tecnico Walter Mazzarri, ai primordi della propria carriera in panchina. A trascinare la squadra, due bomber di razza: Igor Protti e il livornese Cristiano Lucarelli, 53 gol in due. Con loro, anche il giovane Giorgio Chiellini, cresciuto calcisticamente a Livorno, ma pisano d’origine.

Finì 2-2 quell’incontro e diede l’avvio ad una stagione comunque conclusa con la permanenza nella massima serie. Fu proprio Cristiano Lucarelli a firmare i due gol del pareggio strappato al Milan, rimontando due volte. In comproprietà con il Torino, pur di vestire i colori della propria città, Lucarelli rinunciò a molte offerte più ricche, come testimoniò nel libro scritto insieme al proprio procuratore “Tenetevi il miliardo”. Finirà la stagione con 24 reti, laureandosi capocannoniere della serie A. Igor Protti invece, bomber di razza che aver segnato grappoli di gol in tutte le categorie, in particolare con le maglie di Messina e Bari e tuttavia aveva deluso in club più prestigiosi quali Lazio e Napoli, tornò a testa alta in serie A, segnò 6 reti e concluse a fine stagione la propria carriera, a 36 anni. Riceverà la cittadinanza onoraria di Livorno.
L’allenatore prescelto per succedere a Mazzarri fu Franco Colomba, ma un avvio stentato, portò ad un avvicendamento in panchina e all’arrivo di Roberto Donadoni. Sotto la guida del futuro tecnico della nazionale, il Livorno si issò sino al nono posto in classifica. E nella partita di ritorno, si levò la soddisfazione di battere il Milan per 1-0, con rete, di Colombo.

Questo il tabellino dell’incontro:

23/01/2005 – LIVORNO-MILAN 1-0
LIVORNO (3-5-2): Amelia; Galante, Vargas, A.Lucarelli; Balleri, Doga, Vigiani (24’st Grauso), Passoni, Vidigal; C.Lucarelli, Colombo (15’st Protti).
In panchina: Mareggini, Melara, Pfertzel, Giallombardo, Danilevicius. Allenatore: Donadoni.

MILAN (4-4-2): Dida; Cafu, Nesta, Stam, Maldini; Gattuso (1’st Seedorf), Ambrosini (29’st Rui Costa), Dhorasoo; Kakà; Shevchenko, Crespo (20’st Tomasson). In panchina: Abbiati, Costacurta, Pancaro, Serginho. Allenatore: Ancelotti.

ARBITRO: Farina di Novi Ligure.

RETI: 28’pt Colombo.

Città particolare, dove l’umore cittadino permea la squadra anche più che altrove, sosteneva Jaconi – predecessore di Mazzarri – che “Livorno è una piazza particolare, la gente non vuole campioni, ma uomini veri, disposti a sposare una causa”. Quella causa che sposò Lucarelli, ma che molti anni prima si era incarnata in un altro leggendario protagonista del calcio italiano, Armando Picchi, che qui nacque e giocò, prima di vincere tutto con l’Inter di Herrera.
A Picchi si deve la fama anche di un altro tipo di calcio, sempre praticato a Livorno, senza distinzioni di serie A, B o altro. Si tratta della “gabbionata”, ovvero l’uso dei calciatori di sfidarsi d’estate ai bagni marittimi di Livorno, su campetti di calcio in cemento con le sponde metalliche, una gabbia senza falli laterali o corner. A torso nudo, magari in costume, anche sotto il sole. Per tirar fuori la propria grinta più autentica. Quella che poi, i tifosi chiederanno ai giocatori e che molti dimostreranno sempre, anche nella vita, da Picchi a Chiellini e Lucarelli. E se poi ci si fa un po’ male, i giocatori sono comunque tutti consapevoli che fa parte di quell’ “andare a spada tratta”, di cui cantava il sarcastico cantautore-poeta Ciampi, stavolta non Carlo Azeglio, ma Piero, livornese anche lui.