Home » La partita di… Michele Pannozzo

Maldini, la sciabolata per Ambrosini, la torre. C’è Inzaghi, attenzione Inzaghi, pallonetto… Reteee, reteee, reteee… Inzaghi! E il Milan ripassa in vantaggio!“.

Ci sono parole, frasi, o nel nostro caso, commenti di una partita che passano alla storia del calcio; il racconto di un gol, per quanto bello, importante o decisivo che sia, diventa quasi un mantra, una formula magica da scandire lemma dopo lemma nei momenti di sconforto o per ricordare un’impresa, un’emozione che sale lungo la gola e che esplode in un boato di gioia incontenibile, pazza, assurdamente repressa fino al 90′. Per ogni tifoso rossonero, Milan-Ajax di mercoledì 23 aprile 2003 è uno di quei capitoli indimenticabili della grande storia europea del Diavolo, pietra miliare di quelle che vengono definite da sempre le grandi notti del Milan. Questa è la storia di quell’emozione, questo è il racconto della mia partita.

Il libro si intitola Champions League 2002/2003, il capitolo narra la gara di ritorno dei quarti di finale, il protagonista è il Milan, l’antagonista l’Ajax, la trama… Beh, quella è degna di un sadico maestro del pathos o di un attentatore alle coronarie dei più deboli di cuore. Dopo aver stupito l’Europa, giocando un calcio piacevole e frizzante, i rossoneri si apprestano ad affrontare a “San Siro” i lancieri di Amsterdam, nome perfetto per una novella di cappa e spada. Lo 0-0 della partita d’andata  strappato in terra d’Olanda era stato accolto col solito ritornello: “è il migliore dei peggiori risultati“. Frase storica del Milan di forgia ancelottiana, tempo in cui il sopracciglio del buon Carletto si alzava e abbassava al ritmo di chi sapeva che, in fondo, in casa sarebbe stata una sorta di scampagnata.

Tutto era apparecchiato per il pic nic oranje: il prato del “Meazza” pronto ad accogliere il lauto pasto, col menù del giorno che prevedeva formaggio olandese, appetitoso e pronto ad essere spalmato sull’erba di una fresca serata milanese d’aprile. Era un Milan davvero bello da vedere quello di cui racconto le gesta, in cui Schevchenko detto Scheva e Inzaghi detto Superpippo erano i paladini, le punte di diamante innescate da un fine poeta del calcio di nome Manuel Rui Costa. C’erano alcuni assenti quella sera nella squadra rossonera, ma, insomma, l’Ajax non faceva paura, non poteva far paura. E infatti il primo tempo era stato un tiro al bersaglio verso la porta del portiere Lobont, lo stesso che oggi gioca nella Roma.

Prima frazione che si era chiusa sul vantaggio milanista, autore del gol, nemmeno a dirlo Pippo Inzaghi, che di testa aveva beffato il pur bravo estremo difensore romeno, autore poco prima di una parata semplicemente sensazionale su una conclusione sporcata di Brocchi. Missione compiuta si era pensato all’intervallo; del resto, la superiorità pressoché assoluta mostrata nei primi 45′ faceva presagire al che tutto filasse liscio. Invece, la penna di un autore invisibile aveva riservato alla ripresa la parte più bella della partita, quella maledettamente avvincente. Al 63′ l’Ajax pareggiava: a farlo era Jari Litmanen, una sorta di icona del calcio finlandese, condottiero della grande squadra olandese della metà degli anni 90′ e ultimo rampollo di una dinastia che aveva trovato nei vari Seedorf, Davids, Kluivert, Overmars valorosi condottieri che avevano innalzato i vessilli dei biancorossi sul trono d’Europa.

Milan sorpreso, ma non abbattuto; del resto in campo i più forti eravamo noi, noi avevamo Schevchenko. L’usignolo di Kiev rispediva negli inferi dopo un paio di minuti l’orda venuta dalla terra dei mulini a vento, rendendo vano il canto del cigno del vecchio guerriero finnico di nome Jari e spalancando le porte di una semifinale ora un po’ più vicina. Fine dei giochi, o della giostra vista l’ambientazione; troppo semplice, perché un ragozzotto svedese, tale Zlatan Ibrahimovic, aveva deciso di sovvertire il destino di uno scontro (quasi) impari. Lo scudiero era diventato all’improvviso condottiero: azione magica, palla per Van der Meyde, sì, proprio quello di interista memoria, e sfera a Pienaar, sudafricano trapiantato nel vecchio continente che batteva Dida e faceva sprofondare il Diavolo all’inferno.

Eppure. Eppure il campione quando è al tappeto si rialza sempre; la morte, sportivamente parlando, non arriva mai senza combattere e il Milan aveva uno che della tensione, dell’elettricità, della vita per il gol aveva fatto il su cibo. Minuto 90′, i rossoneri pareggiavano 2-2, risultato che li avrebbe eliminati. “Maldini, la sciabolata per Ambrosini, la torre. C’è Inzaghi, attenzione Inzaghi, pallonetto… Reteee, reteee, reteee… Inzaghi! E il Milan ripassa in vantaggio!“. E’ inutile che io aggiunga altro: sarebbe un sacrilegio commentare la voce di Sandro Piccinini che incide nella storia del Milan, delle notti europee del Milan, quelle parole indimenticabili. Tecnicamente il gol lo segnò Tomasson, oscuro usurpatore del re; ma io non voglio sentire storie dal finale diverso: la rete fu sua, di Superpippo.

Ah, quasi dimenticavo: io ero a casa di amici, ricordo bene. Clan di milanisti ovviamente; al gol fu il delirio, il panico, come si dice in questi casi. Se la memoria non mi inganna ci fu un lampadario che andò in pezzi, toccato con una non meglio identificata parte del corpo di qualcuno, che nell’euforia più totale rischio di passare la notte al pronto soccorso. In fondo, però, tutto è bene ciò che finisce bene. Ultimo dettaglio: il Milan vinse quella edizione della Champions League nella finalissima di Manchester, ai calci di rigore contro… Beh, io ho goduto, qualcuno di bianconero vestito un po’ meno.

Gli highlights di Milan-Ajax 3-2