Storie di Provincia: il volo del Cagliari in semifinale di Coppa UEFA
Come fu per le imprese di Genoa, Vicenza e Atalanta, l’ export del nostro ‘calcio minore’ in Europa nella stagione 1993 -94 – prima del protezionismo intrapreso con le attuali formule di accesso che tendono a riproporre sul proscenio di coppa le solite blasonate multinazionali del pallone, a discapito delle piccole e medie squadre di provincia – fu onorato fino al soglio semifinalizio di Coppa Uefa anche da uno dei prodotti tipici della felice isola di Sardegna: il Cagliari.
Dopo l’avvento della gestione Cellino, grazie alla conduzione tecnica di Carlo Mazzone e alle prodezze stilistiche del fuoriclasse uruguagio Enzo Francescoli, gli isolani avevano raggiunto nel 1992 – 93 un sesto posto in campionato che era valso l’accesso alla Coppa UEFA. Ma nessun uomo è un’isola, tanto meno Mazzone e Francescoli, e al termine della stagione i due s’imbarcarono per altri porti, lasciando intravedere nei fondi di caffè il presagio di rapidi annuvolamenti.
Al centro dell’attacco cagliaritano, arrivò un prodotto esotico panamense, accompagnato da un generale scetticismo sulle reali possibilità di attecchimento sul territorio isolano: Dely Valdes, un dente d’oro con le iniziali, tutto quel che aveva come credenziali identitarie. In panchina, Bruno Giorgi (recentemente scomparso) , tecnico che in Europa aveva già raggiunto una finale con la Fiorentina di Baggio nel 1990.
L’esordio avvenne in una capitale dell’Est, contro la Dinamo Bucarest, rappresentante di un calcio all’epoca particolarmente ricco di talenti, ma impoverito dalle cessioni continue verso campionati più abbienti. Come spesso accade, all’esordio esterno il Cagliari pagò dazio e perse 3-2 (a favore dei rossoblu un’autorete e un gol di Dely Valdes). Ma nel ritorno al Sant’ Elia, s’impose con un secco 2-0, firmato da un rigore dell’esperto Matteoli, talentuoso regista sardo di Ovodda con qualche apparizione in Nazionale, e da “Lulù” Oliveira, attaccante nato in Brasile, naturalizzato belga all’anagrafe e ribattezzato sardo dalla vita.
Siccome non esiste avventura europea senza la prova del fuoco in uno stadio bollente, al secondo turno, i sardi approdarono a Trebisonda, per affrontare i turchi del Trabzonspor. Sospinti dal pubblico, i turchi passarono in vantaggio e il Cagliari sembrò vacillare, ma una rete di Dely Valdes al 90° consentì di portare a casa un prezioso 1-1. Al ritorno, al Cagliari bastò un pareggio a reti bianche, in una partita noiosa, rimasta tuttavia nella storia per via degli ultimi minuti di gioco, tagliati dalla diretta televisiva per dar spazio ad un messaggio a reti unificate dell’allora Presidente della Repubblica Scalfaro (quello del celebre “A questo gioco al massacro, io non ci sto”).
Negli ottavi di finali, il Cagliari superò la squadra belga del Malines, ormai decisamente inferiore a quella che qualche anno prima aveva interrotto il sogno europeo dell’ Atalanta. La doppia sfida ebbe poca storia, i rossoblu s’imposero per 3-1 in Belgio, per la gioia dei numerosi emigrati presenti (con reti di Matteoli, Pusceddu e Oliveira), cui seguì un 2-0 in casa, con reti del libero Firicano e dell’attuale allenatore del Milan, Allegri.
Come spesso accadeva in quell’epoca di prevalenza italica nelle coppe, nei quarti si verificò il temuto derby con un’altra italiana: la Juventus di Trapattoni e Roberto Baggio.
Ma in Sardegna oramai si stava volando sulle ali dell’entusiasmo e nella sfida d’andata, un gol del solito Dely Valdes al 60° infiammò di gioia l’isola. Tuttavia, il meglio doveva ancora arrivare. La vittoria di misura infatti, non costituiva certo un salvacondotto per potersi recare tranquillamente nella tana bianconera. Il 15/03/1994, le due squadre italiane scesero in campo con queste formazioni:
JUVENTUS: Peruzzi, Porrini, Fortunato, Baggio D., Kohler, Torricelli, Di Livio (Marocchi 76), Conte, Ravanelli (Del Piero 62), Baggio R., Moeller –
Allenatore Trapattoni
CAGLIARI: Fiori, Villa, Pusceddu, Herrera, Napoli, Firicano, Moriero (Aloisi 85), Sanna, Dely Valdes, Matteoli, Oliveira (Criniti 70) – Allenatore Giorgi
Dopo poco più di venti minuti di gioco, Dino Baggio aveva già pareggiato il conto delle reti. Ma il Cagliari era ben lontano dall’essere domato. Tra i sardi sono molti i giocatori di temperamento, tra questi Aldo Firicano, libero con licenza di segnare, che al 33’ raddrizzò la situazione. A questo punto, la partita prese contorni epici. Sul finire del primo tempo, il teutonico stopper bianconero Jurgen Kholer rimediò un’espulsione. Ma la partita sembrò poter cambiare ad inizio ripresa, quando l’arbitro polacco Wojcik concesse un rigore parso inesistente, per un’uscita del portiere Fiori su Baggio lanciato in porta. Fu lo stesso Divin Codino a battere il rigore, ma, anticipando di qualche mese un altro fatidico errore, la palla finì sul palo.
A questo punto, il Cagliari divenne inarrestabile. Francesco Moriero sulla fascia scavallava controbattendo colpo su colpo alle iniziative della Juve che tentò il tutto per tutto, finchè al 61’ un contropiede di Oliveira sancì il 2-1 finale. Il Cagliari era in semifinale QUI IL FILMATO DELLA PARTITA.
L’entusiasmo che sull’isola mancava dai tempi eroici di Gigi Riva, rivisse sugli spalti del Sant’Elia il 30/03/1994. Ospite, in un altro derby italico, l’Inter, squadra in forte difficoltà in campionato.
I nerazzurri partirono forte e dopo sette minuti andarono in vantaggio con Fontolan. Ma Oliveira in soli cinque minuti pareggiò. Di nuovo l’Inter in vantaggio al 60’, con l’uruguagio Ruben Sosa, in versione matador di un Cagliari fiaccato dalle tante energie spese e dalle assenze. Ma neanche stavolta era finita: Giorgi attinse dalla panchina e a 8 minuti dal termine, Totò Criniti, promessa che dissipò il suo talento salvo griffare questa partita, pareggiò di nuovo i conti. E quando a 4 minuti dal termine, il panchinaro Pippo Pancaro pescò il jolly del definitivo 3-2, l’onda di gioia rossoblu tracimò dal Golfo di Cagliari alla Gallura, dal Gennargentu a Capo Caccia, nel punto più alto di questa avventura.
Il ritorno andò come andò, il Cagliari sempre più coinvolto dal campionato non resse più di 35 minuti di fronte ad una delle migliori prestazioni del duo olandese Bergkamp – Jonk, che, insieme a Nicola Berti, firmarono il netto 3-0 che avviò l’Inter verso la conquista finale della Coppa contro l’Austria Salisburgo. Ma a ripensarci oggi, quella Coppa Uefa profuma ancora di mirto.
