MondoPallone Racconta… La leggenda del Maracanã

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Il 2 giugno scorso ha riaperto i battenti uno degli stadi più famosi del mondo, il Maracanã di Rio de Janeiro. Ristrutturato in vista degli eventi che il Brasile ospiterà nei prossimi anni a partire dall’imminente Confederations Cup, rappresenta un nome diventato leggendario. D’altronde… Brasile + Maracanã = Storia del Calcio.

Il progetto di questo impianto, il cui nome originale è Estádio Jornalista Mário Filho (giornalista carioca che fu il maggior sostenitore della sua costruzione), venne affidato ad un pool di sette architetti: Azevedo, Bastos, Dias Carneiro, Feldman, Galvão, Ramos e Valdetaro. Lo scopo principale della nascita del Maracanã – dal nome del quartiere di Rio in cui nacque l’impianto – era quello di regalare al futebol una maestosa casa per i Campionati del Mondo 1950. Il fautore della realizzazione fu l’allora sindaco Mendes de Morais, che dovette resistere ai numerosi attacchi politici a causa del luogo scelto per la costruzione e delle pesanti spese di realizzazione. La prima pietra venne posata al suolo il 2 agosto 1948.

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Il plastico del progetto originale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vennero impiegati nella fase di costruzione 1500 operai, con l’aggiunta di altri 200 nei mesi finali. Il Maracanã aprì i cancelli al pubblico il 16 giugno 1950, per l’amichevole tra le All Stars di Rio de Janeiro e San Paolo. Da sottolineare che, nonostante l’apertura per il Mondiale, l’impianto vedrà il completamento dei lavori solo nel 1965. Didí, grandiosa star della Seleção negli anni a venire (all’epoca in forza al Fluminense), realizzò il primo gol nella storia dello stadio.

Alcuni dati salienti dello stadio:

Proprietà: Governo dello Stato di Rio de Janeiro e Federcalcio Brasiliana (CBF)

Capacità (ufficiale): 78.838 spettatori

Capacità massima raggiunta (documentata): 199.854 spettatori (16.07.1950, Brasile-Uruguay, finale dei Campionati del Mondo)

Dimensioni: 105 metri x 68 metri

Come già accennato, il Maracanã ospitò la fase finale della FIFA World Cup 1950 ed in particolare le gare della prima fase:

Brasile-Messico 4-0, Inghilterra-Cile 2-0, Spagna-Cile 2-0, Brasile-Jugoslavia 2-0, Spagna-Inghilterra 1-0

Nel gruppo unico finale: Brasile-Svezia 7-1, Brasile-Spagna 6-1.

In quello che può essere definito un copione perfetto, l’ultima gara del Mondiale (non era ancora prevista la fase ad eliminazione diretta ma un gironcino finale) mise di fronte i padroni di casa del Brasile e l’Uruguay. Ovvero, le uniche squadre in grado di potersi giocare la Coppa Rimet all’ultima gara.

Prima di quell’ultimo incontro, la classifica recitava: BRASILE 4 punti, URUGUAY 3 punti

Ai verdeoro, quindi, sarebbe bastato anche un pareggio per portare in bacheca la loro prima Coppa Rimet.

Quella che sarebbe dovuta essere ricordata come una giornata di festa e giubilo, si trasformò nell’autentica tragedia di un intero popolo.

Il Brasile intero, che come è risaputo, è considerato la patria del calcio, visse la vigilia di quella partita come una grande festa anticipata, quasi come se la vittoria della Coppa Rimet fosse una pura formalità. L’entusiasmo era di sicuro giustificato, visto il percorso roboante e prolifico della nazionale durante il Mondiale. Al contrario di quello dell’Uruguay, più tortuoso e meno convincente.

Fu allestito un carnevale improvvisato. Furono distribuite 500.000 magliette celebrative con la scritta “Brasil Campeão 1950“. La stampa alimentò pesantemente le attese.

Ecco il tabellino di quel 16 luglio 1950.

BRASILE: Barbosa – Augusto, Juvenal, Bigode – Bauer, Danilo – Zizinho, Jair – Friaça, Ademir, Chico. C.T. Flávio Costa.

URUGUAY: Máspoli – González, Rodríguez Andrade, Tejera, Gambetta – Pérez, Varela – Ghiggia, Schiaffino, Míguez, Morán. C.T. Juan López Fontana.

Arbitro: George Reader (Inghilterra).

Il primo tempo si chiuse a reti inviolate. Ma al 47° Friaça riuscì a superare un Máspoli non irresistibile: il Maracanã esplose, ricolmo dei suoi quasi 200.000 spettatori. La leggenda vuole che il mitico capitano uruguaiano Obdulio Varela prese in mano una situazione diventata estremamente delicata con un semplice gesto: contestò all’arbitro la validità del gol verdeoro per fuorigioco. Insisté tanto che Reader dovette ricorrere ad un interprete. L’azione maliziosa di Varela aveva lo scopo di prendere tempo e far scemare l’entusiasmo traboccante del Maracanã, al tempo stesso incitando i compagni alla vittoria.

E così fu.

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La rete decisiva di Ghiggia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La gioia brasiliana durò poco meno di venti minuti, grazie al pareggio del “Pepe” Schiaffino, poi stella del Milan negli anni successivi. Al 79° Ghiggia infilò Barbosa e fece cadere nello sconforto lo stadio, che ammutolì. Al fischio finale accadde l’impensabile:

– decine di persone vennero colte da attacco di cuore dentro lo stadio.

– due spettatori si uccisero lanciandosi nel vuoto dagli spalti.

– secondo alcune fonti, i morti allo stadio furono dieci. Fu appurato in seguito che ci furono 34 suicidi e 56 morti per arresto cardiaco in tutta la nazione, in seguito all’evento.

– l’imponente premiazione predisposta per celebrare i Campioni del Mondo saltò totalmente, con le autorità brasiliane che lasciarono immediatamente lo stadio.

– l’Uruguay campione fu totalmente dimenticato, tanto che non venne neanche suonato l’inno (la partitura non era presente perché ritenuta inutile).

– il presidente FIFA Jules Rimet si ritrovò spaesato per l’esito finale della gara vista la programmazione incentrata sulla celebrazione del Brasile: lasciato solo negli spogliatoi con la Coppa in braccio, riuscì nella confusione a trovare il capitano uruguaiano Varela e gli diede il trofeo senza riuscire neanche a congratularsi.

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Rimet consegna la Coppa a Varela

 

 

 

 

 

 

 

 

 

– il giocatore brasiliano Danilo cadde in una profonda crisi depressiva e tentò il suicidio.

– il portiere Barbosa, ritenuto principale responsabile della sconfitta, fu costretto a vivere il resto della vita da additato, umiliato ed emarginato.

– la nazionale dell’Uruguay prese in fretta e furia l’aereo per motivi precauzionali, ma Ghiggia (autore del gol decisivo) fu aggredito e ridotto in stampelle.

– il Brasile non giocò più gare internazionale per due anni. Cambiò addirittura divisa. Al bianco – rimasto solo sui calzettoni – subentrarono il giallo oro, il verde ed il blu.

Quel giorno venne soprannominato “O Maracanaço“, ovvero il giorno del dramma del Maracanã.

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Articolo de il “Mundo Esportivo” del 21 luglio 1950

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo grandioso terreno di gioco, con tutti i posti al coperto, ha ospitato negli anni le gare casalinghe di Botafogo, Flamengo, Fluminense e Vasco da Gama. Ha fatto da scenario nel 1969 al famoso millesimo gol di Pelé e a colossali concerti musicali.

Ha subìto alcuni interventi di ristrutturazione anche nel 2000 e 2006. In vista delle grandi manifestazioni che il Brasile organizzerà nei prossimi anni, a cominciare dalla Confederations Cup in programma dal 15 al 30 giugno, la struttura è stata rinnovata. La nuova inaugurazione è avvenuta il 2 giugno con l’amichevole tra Brasile ed Inghilterra. La gara, terminata 2-2, ha visto l’attaccante del Fluminense Fred quale autore del primo gol nello stadio rinnovato.

Nel 2014 la Coppa del Mondo ritornerà sui campi verdeoro dopo la tragedia del 1950. Ci auguriamo tutti che, aldilà dei risultati della Seleção, sia una festa infinita e carica di quella gioia che solo il popolo brasiliano sa regalare.

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2013

 

Fabio Ornano
Fabio Ornano
Cagliaritano, classe '81. Pazzo per Brera, Guerin Sportivo e Panini. Da anni membro di MP: principalmente ed inevitabilmente, per scrivere sulla storia del calcio. Italiano ed internazionale.

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