Prandelli: “Osvaldo? Non commento. Preferisco farlo in maniera seria”

-

Per la nazionale azzurra è arrivato il primo giorno di ritiro e il ct Cesare Prandelli in vista della Confederation Cup ha parlato in conferenza stampa dal Centro Tecnico Federale di Coverciano. Molte le domande rivolte all’allenatore, una su tutte la questione Osvaldo che avrebbe potuto intaccare il famoso codice etico imposto da Prandelli. Queste alcune dichiarazioni del mister di Orzinuovi:

“Vorrei iniziare questa nuova avventura con l’attenzione e il piglio giusto, consapevoli che siamo al termine di una stagione difficile, ma sono convinto che la maglia azzurra regali motivazioni nuove. Proprio per questo fino al 7 giugno voglio solo pensare alla gara contro la Repubblica Ceca che è valida per la qualificazione al Mondiale”.

Codice etico per Osvaldo? “Voglio prendermi del tempo per parlare con i dirigenti della Roma e capire davvero cosa è successo. Non ho visto cosa è successo e devo capire parlando con i dirigenti della Roma. Se dovessimo prendere un provvedimento lo faremo”.

La gara con la Repubblica Ceca? “E’ l’obiettivo primario perché ci porterebbe ad affrontare le gare successive con una situazione difficile. E’ una gara insidiosa e non si può pensare ad altro. Non farò neanche alcun tipo di esperimento”.

Il tweet di Osvaldo? “Non commento. Preferisco farlo in maniera seria. Ripeto, prima voglio confrontarmi e poi prenderò una decisione”.

La Nazionale per salvare la stagione internazionale del nostro calcio? “Abbiamo iniziato tre anni fa un progetto difficile. Abbiamo avuto delle risposte buone. Sul piano del gioco abbiamo dimostrato qualità ma dobbiamo alzare i ritmi perché è questo ciò che serve sul piano internazionale”.

Stagione più ricca di polemiche rispetto al passato? “Ai ragazzi dico sempre che abbiamo una maglia, quella azzurra, che ci unisce. Ci sarà tempo per riflettere, ma quando mettiamo questa maglia dobbiamo pensare solo a quella. Stiamo preparando le gare di qualificazione al Mondiale e la Confederation Cup. Abbiamo tante motivazioni e tutti hanno voglia di fare squadra”.

Confronto tra la finale di Champions League e quella di Coppa Italia? “Siamo lontani anni luce. Noi parliamo di vita o di morte, mentre in altri paesi c’è la gioia di prendere parte ad una festa. Si sente il senso d’appartenenza. Prima, durante e dopo la partita siamo lontani anni luce. Le partite sono come un libro: quando le inizi non sai mai cosa ti aspetta. A livello europeo vivi le partite sempre fino in fondo”.

Pirlo? E’ un punto di riferimento. E’ una gioia vederlo in Nazionale. Se avremo la necessità di recuperarlo faremo un lavoro apposito. Quando si è stanchi ma si hanno le motivazioni si lavora comunque bene”.

L’addio di Gigi Riva alla Nazionale? “Ci siamo sentiti e ho cercato di fargli capire che questa porta per lui è sempre aperta e che allo stesso tempo non ci chiuda la possibilità di avvalerci della sua esperienza. Quello in Brasile per lui sarebbe il decimo Mondiale in azzurro”.

La convocazione di Sau? “Lo abbiamo seguito per diverse partite. E’ un attaccante moderno che si può utilizzare in più ruoli con tecnica e velocità. E’ uno dei quei giocatori che fanno le fortune degli allenatori”.

La cittadinanza onoraria di Firenze? “E’ una bella cosa e sono onorato ed emozionato. Dopo otto anni mi sento un po’ fiorentino”.

Difficile aprire un ciclo con un tecnico nel calcio italiano? “La cosa più importante quando si inizia un rapporto è fare chiarezza fra le parti. Quando un presidente ti chiama è capire cosa vuole da un tecnico. In più bisogna sempre avere in testa l’idea di quali siano le reali potenzialità della squadra”.

Squadre italiane troppo attente agli avversari e poco a sviluppare le proprie qualità?“Il campionato ha offerto un buon calcio, ma non basta. Servono giocatori di grande qualità, non può coprire tutto con la tattica. Serve qualità in ogni zona del campo altrimenti rischi di essere succube dell’avversario. I tuoi rivali devi sempre tenerlo in considerazione, ma mancano le qualità”.

Fonte: tuttomercatoweb

Adolfo Iacomino
Adolfo Iacomino
Nato a Terracina il 1º Agosto 1985, ama il calcio e i numeri 10 che sin da bambino hanno condizionato la sua vita. Alla sua prima collaborazione con una testata sportiva. Dal 2011 vive a Barcellona.

Da piccolo farò il calciatore

  Qualcuno, che io reputo saggio, ha affermato che non sei più ragazzo quando inizia a giocare il primo calciatore più giovane di te. Ricordo perfettamente...
error: Content is protected !!