Serie C – Basta esultare per i rinvii. Che si giochi e si vinca

Il calcio italiano è ancora in piena bufera per la questione che riguarda Serie B e Serie C, una querelle che difficilmente si risolverà a breve e avrà i suoi strascichi inevitabili per tutta la stagione e forse anche per le prossime. Mentre i tribunali sportivi e di giustizia ordinaria si rimbalzano pareri, sentenze e ordinanze di qualsiasi genere e contenuto, gli appassionati sono lì alla finestra con una scatola di Maalox a destra e la brochure della stagione artistica del teatro sotto casa, a sinistra.

Basta. I tifosi delle squadre interessate di Serie C non ne possono più e hanno pienamente ragione. Si è passati dal criticare i massimi sistemi del nostro calcio, dalla federazione alle leghe di competenza, al sognare di rivedere i propri beniamini scendere in campo, anche soltanto nel campionato di terza categoria. E mentre le società gioiscono per i rinvii predisposti da piogge di ordinanze varie, ai tifosi si storcono le interiora. Anche perché quelli intelligenti capiscono bene che, arrivati a fine ottobre, non possono essere annullati i campionati, ribaltati, fatti ricominciare. E diventa ancora più assurdo pensare che la propria squadra del cuore possa recuperare una decina di partite di ritardo: quando e come? Mentre le società esultano per i rinvii con titoloni e conferenze stampa convocate d’urgenza, gli staff tecnici e i giocatori maledicono i tribunali, già sono in ritardo di preparazione (cambiata innumerevoli volte), hanno già diverse partite da recuperare, finalmente entrano in rodaggio e poi… “STOP”, di nuovo. E le società? Quelle che vorrebbero la Serie B subito, al più presto, al massimo la stagione prossima che fanno? Gioiscono, esultano: “Ci hanno dato ragione, oggi e domenica prossima non si gioca, evviva!”. Evviva?

Ci è sfuggito qualcosa ed è giusto scriverlo, perché altrimenti il nostro parere potrebbe venir male interpretato: Ternana, Novara, Catania, Pro Vercelli e Robur Siena hanno pienamente ragione in tutta questa vicenda. Sono vittime di un sistema che non è riuscito a mantenere la dignità, sia quella sportiva che quella giuridica. Le norme sono fatte apposta per garantire la regolarità di alcune scelte e i tribunali sono lì a farle rispettare, a meno che le norme stesse non siano scritte e pensate male e allora arriva il momento di stallo, in cui non si può far altro che precipitare. Chi per un motivo, chi per un altro avevano il diritto di essere ripescati, in una Serie B che a sua volta è implosa in alcune realtà con fallimenti e addii. Ma questo può accadere in un paese con ordinamenti giuridici sportivi di un certo spessore, non nel nostro.

E allora l’esultanza è giusto riservarla a una sentenza che assicuri un bel risarcimento alle società penalizzate, che possa servire alle stesse per costruire una squadra vincente per arrivarci in Serie B, e magari anche più su. Purtroppo stare lì a perdere tempo per brindare a un ulteriore ritardo è inutile, anzi è controproducente. Ternana, Novara e Robur Siena, tra l’altro, hanno dimostrato di soffrire già di questi ritardi, e dallo status di squadre in grado di poter giocare una categoria superiore, hanno invece dimostrato limiti evidenti o nel gioco o nei punti guadagnati. Vien da sé che fermarsi di nuovo non può che portare un aumento delle difficoltà, certo non una risoluzione del problema.

Semmai fosse stato assicurato a queste società esultanti di giocare la “B” quest’anno, sarebbe stato complicato riuscire a salvarsi, con un calendario fittissimo e contro compagini già costruite per far bene nella serie cadetta. E allora sarebbe stata di nuovo Serie C l’anno prossimo, in pratica ritrovandosi in mano solo un pugno di mosche. Invece, capendo che ormai ci sia nulla da poter fare in questa stagione, bisogna concentrarsi su tre punti fondamentali per il bene di quelle piazze, delle società detentrici dei titoli sportivi e dei loro tifosi:
1) Assicurarsi che venga ristabilito il format a 22 squadre con il numero aumentato di promozioni dalla Serie C, per questa stagione. Da 4 a 7.
2) Fare di tutto per rientrare in quel novero di squadre promosse, agevolando il rimettersi in corsa con il numero di partite giocate. Far sì che i propri giocatori ritrovino immediatamente la continuità con le gare e con la categoria, altri stop sono da evitare nella maniera più assoluta.
3) Continuare la battaglia legale per arrivare a un risarcimento cospicuo, per danni e quant’altro scaturiti dal mancato ripescaggio. In modo da cercare di ottenere due piccioni con una fava: trovare la promozione quest’anno e con un lauto risarcimento costruire una squadra per una buona stagione di Serie B l’anno prossimo. O male che vada avere ingente capitale per dominare la prossima stagione di Serie C.

Ora pare che la sbornia da esultanza effimera sia passata e si passi di nuovo al campo di gioco. Noi continueremo a essere vicini alla causa portata avanti dalle “mancate ripescate”, perché hanno ragioni da vendere. Ma a questo punto serve razionalità e pragmatismo, non più brindisi deleteri.

 

 

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Telecronista e opinionista radio/TV, già a SportItalia e addetto stampa di diverse società. Non si vive di solo calcio: ciò che fa cultura è la fame di sapere, a saziarla il dinamismo del corpo e del verbo.