A Firenze si invoca il cambio di modulo

Il pareggio di Torino ha allungato la striscia di partite esterne senza vittoria della Fiorentina (Ancora a secco di successi fuori casa in questa stagione), ma al tempo stesso ha mostrato una squadra in grande sofferenza sulle spinte offensive della compagine granata. Un 1-1 che sa di mezza vittoria analizzando la dinamica della partita dell’Olimpico. La prova torinese ha messo in discussione da parte di alcuni addetti ai lavori le scelte tattiche e in particolare il modulo 4-3-3 adottato da inizio campionato da Stefano Pioli. Alla base delle critiche c’è in particolare la nuova posizione di Veretout, che quest’anno gioca da play basso dopo l’addio di Badelj, e la poca incisività in fase offensiva nonostante un modulo con tridente.

In effetto guardando questa prima parte possiamo osservare una Fiorentina dai due volti, solida dietro, ma debole e poco organizzata in area di rigore avversaria. Il problema riguarda i principali attori dell’attacco gigliato; escluso il talento Chiesa infatti il resto della truppa scade in continuità. Simeone fa molto movimento senza palla, ma poi con la sfera al piede resta carente di emozioni. Potrebbe essere sfruttato meglio soprattutto sulle palle alte, dove spesso ha dimostrato grandi qualità, ma qui entra in gioco un altro aspetto negativo: le difficoltà dei nostri esterni nel cercare di offrire cross invitanti. Pjaca, come detto spesso in passato ha deluso le aspettative: non si capisce se il tutto sia legato solo a un problema di ritardo di condizione oppure il giocatore non riesce a sposarsi con l’armonia del resto della squadra. C’è poi il caso Eysseric, dato per partente in estate ma successivamente rientrato nei piani di Pioli; quest’ultimo gli ha concesso minutaggio prezioso. Il francese ha mostrato qualcosa di apprezzabile in una posizione che forse gli si addice poco, ma anche lui non è stato sufficiente.

Si invoca un cambio modulo per permettere a Veretout di ritornare a essere maggiormente utile in attacco. Un’idea fattibile però con una percentuale di rischio. Al momento con questi elementi non sembra esserci una garanzia di risoluzione cambiando le posizioni in campo. La preoccupazione maggiore è che una rivoluzione tattica però possa creare confusione e magari andare a toccare la solidità in fase difensiva, l’unico aspetto funzionante a pieno regime. Per Pioli tanti enigmi da risolvere a pochi giorni da una sfida delicata: all’Artemio Franchi sarà ospite la Roma. I capitolini non stanno attraversando uno dei loro periodi migliori, però si presenteranno a Firenze battaglieri.

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Nasce a Roma il 30 maggio 1979 mentre il Nottingham Forest di Brian Clough vinceva la sua prima Coppa Campioni. Radiocronista sui campi dell’Eccellenza laziale, adora il calcio minore ed il futsal.