Fiorentina, dietro il mal da trasferta si nasconde altro

A quanto pare c’è un mal da trasferta nella Fiorentina di Stefano Pioli, almeno questo dicono le statistiche. I viola sono settimi in classifica a 13 punti, una graduatoria che porta la compagine toscana nella colonna di sinistra, quella più prestigiosa. Eppure è quasi tutto frutto delle prove disputate all’Artemio Franchi, un fortino inespugnabile in cui sono arrivate quattro vittorie in altrettante partite. In trasferta invece accade totalmente l’opposto. Un solo punto guadagnato nel recupero infrasettimanale di Genova, poi le sconfitte in casa di Napoli, Inter e Lazio.

Un dato statistico che si pondera alla perfezione con un calendario altalenante in cui trasferte su campi difficili si sono alternate a sfide casalinghe ampiamente alla portata e concluse con il massimo risultato. Alla luce di questo il tecnico Stefano Pioli può riflettere su due dati: uno buono e uno cattivo. La notizia buona riguarda la difesa, uno dei reparti più in forma grazie a una coppia centrale formata da Pezzella e Vitor Hugo ben solida, mentre l’ex crotonese Ceccherini freme per l’esordio in maglia viola. Le sconfitte sono arrivate tutte di misura e dimostrano quanto sia più difficile segnare alla Fiorentina rispetto alle stagioni passate: non a caso la squadra possiede la terza miglior difesa della Serie A. Anche domenica la Lazio di Ciro Immobile ha faticato e l’unico gol capitolino è arrivato sugli sviluppi di un calcio d’angolo sfruttando un’indecisione di una mezzala come Benassi in marcatura sullo stesso Immobile. C’è inoltre un Veretout che sta pian piano prendendo sempre più confidenza nel suo ruolo davanti alla difesa nel 4-3-3 gigliato.

La notizia negativa invece arriva dalla fase offensiva ed è stata sottolineata anche in conferenza stampa dallo stesso tecnico fiorentino. Manca la concretezza necessaria per fare punti in partite come quella di domenica con la Lazio o quella con l’Inter a San Siro. La Fiorentina non sa pungere e quando è padrona del gioco non è repentina nel metterla dentro, ma riesce a farlo solo faticando. Il motivo è da ricercarsi in un attacco che, tolto Chiesa, fatica a saltare l’avversario. Pjaca inoltre sta offrendo di meno rispetto a quanto si aspettava la piazza e non è ancora certo se sia un problema di ritardo di condizione o difficoltà nell’amalgamarsi con il resto della squadra titolare. Simeone invece vaga davanti, non trova la porta né adeguato supporto ai suoi movimenti. Pioli deve lavorare molto su questo aspetto perché Chiesa tra campionato e nazionale sta riposando poco e la Fiorentina sembra dipendere troppo dal talento gigliato, inoltre c’è una sola punta di riferimento senza possibilità di applicare turnover validi. C’è il forte rischio che questo giocattolo a lungo termine possa accusare pesanti contraccolpi legati alal stanchezza.

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Nasce a Roma il 30 maggio 1979 mentre il Nottingham Forest di Brian Clough vinceva la sua prima Coppa Campioni. Radiocronista sui campi dell’Eccellenza laziale, adora il calcio minore ed il futsal.