Elliott è passato alle cose formali

È durata poco più di 15 mesi l’esperienza di Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli alla guida del Milan: i due dirigenti sono stati silurati a pochi giorni di distanza dal nuovo proprietario della società rossonera, il fondo Elliott. Il colosso americano ha preferito fare tabula rasa dopo il fallimento del progetto tecnico e di gestione generale di Yonghong Li, rifondando di fatto l’assetto dirigenziale. Nubi scure anche sul futuro di Gattuso, autentica scommessa di Mirabelli: il tecnico calabrese ha ammesso candidamente di non aver ancora avuto un confronto con la società e si è detto rammaricato e amareggiato per Fassone e Mirabelli. Gattuso, in questi giorni, ha avuto modo di confrontarsi solo con Leonardo con il quale, tra l’altro, in passato Rino ha avuto qualche screzio (ricordate il numero 8 rossonero sotto la curva mentre inneggiava cori contro lo stesso Leonardo?); come se non bastasse, le voci su Antonio Conte si susseguono già ora, figuriamoci se il Milan dovesse partire con il piede sbagliato in campionato.

Ma quali sono stati i meriti e quali gli errori della coppia Fassone-Mirabelli in quest’anno abbondante di Milan? Certamente i due dirigenti erano partiti con il piede giusto, riportando entusiasmo ed euforia in una tifoseria spenta e disillusa: fino all’inizio del campionato il popolo rossonero era in fibrillazione e anche gran parte della critica elogiava il loro operato; Fassone e Mirabelli sono presto diventati beniamini del pubblico, non solo per l’importante campagna acquisti ma anche per alcune scelte di comunicazione particolarmente azzeccate: le continue presentazioni dei giocatori con lo slogan “Passiamo alle cose formali“, le pacche in schiena di Mirabelli agli atleti in pieno stile Gattuso/Cannavacciuolo, il video di immediata risposta di Fassone alle insinuazioni di Pallotta, il “muso duro” piantato in faccia a Raiola sono tutte abili mosse con cui Fassone e Mirabelli hanno conquistato la simpatia e la fiducia del tifo rossonero.

Dopo questa ubriacatura fatta di trattative, acquisti e colpi di scena, però, è iniziato il calcio giocato e i nodi sono venuti al pettine. Molti dei nuovi acquisti hanno disatteso le aspettative, rendendo meno di quanto ci si aspettasse. Il reparto offensivo è quello in cui i due hanno clamorosamente fallito: 38 milioni per André Silva e 25 per Kalinić per un totale di 8 gol complessivi in campionato. Probabilmente l’inaspettata occasione di comprare Bonucci ha cambiato i piani in corso, destinando all’acquisto del difensore una parte del budget che era prevista per un pezzo da 90 in attacco (il Milan aveva già individuato in Musacchio il compagno di reparto di Romagnoli, Bonucci è stato quello che i markettari chiamerebbero un acquisto d’impulso). A conti fatti, non è stato per nulla un buon affare: il Milan si ritrova con due attaccanti pagati tanto che hanno deluso e con il fiore all’occhiello dell’ultima campagna acquisti che chiede fortemente di essere ceduto (e con una stagione caratterizzata da alti e bassi alle spalle).

Ma non sono solo i due attaccanti ad avere deluso: Lucas Biglia non è riuscito a prendere in mano il gioco della squadra come tutti si sarebbero aspettati, Musacchio (pagato 25 milioni) è sparito ben presto dai radar mentre Donnarumma (il cui rinnovo era stato una dimostrazione di forza di Mirabelli e Fassone) non ha disputato una stagione esaltante e più di qualcuno si sta convincendo che sarebbe stato meglio venderlo quando c’era l’occasione (risparmiando così anche l’ingaggio insensato del fratello e le continue destabilizzazioni dell’ambiente provocate da Raiola). La sfortuna ha tolto dal palcoscenico anche Andrea Conti, investimento pesante anche se di grande prospettiva, del quale beneficeranno solo gli americani. Le note liete, tirando le somme, sono state poche: Kessié si è dimostrato un giocatore assolutamente valido, anche se qualcosa in più da lui era lecito aspettarsela; Çalhanoğlu, dopo enormi difficoltà iniziali, è sbocciato, dimostrando qualità e carattere. Tirando le somme, il bilancio di Mirabelli e Fassone non può certamente definirsi positivo: se spendi 220 milioni, anche se per necessità di rifare metà della rosa, non ti puoi permettere risultati così insoddisfacenti. Di buono, al Milan, lasciano in eredità una squadra molto giovane e un allenatore che ha saputo salvare la faccia della scorsa stagione.

Già, l’allenatore: uno dei più gravi errori di Fassone e Mirabelli è stato partire con Montella e non con un tecnico scelto da loro. Allontanare Montella dopo il sesto posto e la supercoppa italiana ottenute l’anno precedente sarebbe stato impopolare e avrebbe creato qualche malumore a livello ambientale. La nuova dirigenza (che pare non avere interesse a compiacere i tifosi, lo si deduce dall’ingaggio di Leonardo), potrebbe agire in maniera opposta: via Gattuso, nonostante la grande crescita della squadra con lui al timone, e dentro Conte, un allenatore di livello assoluto. La scelta è difficile ma importantissima e una cosa è certa: iniziare la stagione con l’ombra di Conte sulle spalle di Gattuso non è un bene per nessuno, c’è bisogno di idee chiare e serenità nell’ambiente Milan. Ciò che con Mirabelli e Fassone non c’è stato.

Condividi
Nasce nel 1987 a Udine, gioca a calcio da quando ha 6 anni. Laureato in Relazioni Pubbliche e Comunicazione Integrata per le Imprese e le Organizzazioni.