ESCLUSIVA MP – I nuovi talenti: Saber Hraiech

La scorsa settimana è stato il turno di Antonio Matera a farsi conoscere come nuovo talento italiano militante in Lega Pro. Il nostro viaggio “Alla scoperta dei nuovi talenti della Lega Pro” oggi continua con Saber Hraiech. Il nome non sarà sconosciuto a chi segue con interesse il campionato, avendo già fatto parlare di se in passato attirando l’attenzione di Milan e Parma su tutti. Nato il 30 luglio ’95 a Mazara del Vallo da genitori tunisini, il centrocampista del Piacenza ha tutto il futuro dalla sua parte.
La sua spiccata ‘grinta agonista’ lo ha portato a esordire in Serie D a soli 15 anni, prima di militare in pianta stabile nella primavera della Sampdoria disputando anche il Torneo di Viareggio.

Ciao Saber, parlarci del tuo cammino: dai primi calci all’esordio in D a soli 15 anni.

Come tutti i ragazzi ho cominciato ad appassionarmi al gioco del calcio sin dalla tenera età. Prima con gli amici nel cortile di casa, poi a scuola infine l’iscrizione alla scuola calcio del Mazara. Ho fatto tutta la trafila delle giovanili nel mio paese di nascita poi l’inattesa promozione in prima squadra. Poi Entella tra primavera e una sola chiamata in prima squadra. Ho avuto anche la fortuna di giocare un anno nella Sampdoria primavera. Infine, eccomi a Piacenza. Quello attuale è il mio terzo anno con i ‘lupi’. Qui sono felice di lavorare con persone serie, motivate e competenti.

Facciamo un passo indietro. L’esordio in D a 15 anni. Ricordi emozioni e sensazioni di quel giorno?

Certo, credo che nessuno potrà mai togliermi quelle sensazioni fantastiche dalla mente. Eravamo dalle parti di Benevento, il mister mi convocò per la partita ma in tutta onestà non pensavo mi facesse entrare. Quando ho cominciato il riscaldamento poi la tensione è svanita: ero pronto sia fisicamente sia mentalmente. Mi porto dietro ancora l’emozione dell’ingresso in campo. Difficilmente potrò scordarlo.

Il primo vero assaggio del mondo professionista l’hai avuto alla Sampdoria, con la quale hai disputato il campionato primavera. Come valuti la tua esperienza a Genova?

Estremamente positiva. Sono arrivato a Genova che non conoscevo molto l’ambiente, forse ero anche un po’ teso e disorientato. In determinati ambienti hai la possibilità di ‘masticare calcio 24 ore su 24 osservando da vicino chi di solito vedi in televisione. È stato un buon anno: in campionato raggiungemmo le fasi finali e il Viareggio non andò poi così male. Posso dire che l’anno alla Sampdoria mi ha aiutato parecchio nel mio processo di crescita come giocatore e come uomo.

Il Torneo di Viareggio ha acceso i riflettori attorno a te. L’interesse del Milan su tutte: perché non si è concretizzato l’affare?

Sono voci che fanno piacere, ovviamente. Però un calciatore non deve vivere di queste cose. So di un ipotetico interessamento da parte del Milan, ma sono questioni che riguardano le società. Io penso a dare il massimo in campo sempre.

Tra i tuoi ex compagni alla Sampdoria, c’è qualcuno che, a tuo avviso, avrebbe meritato maggior fortuna nel mondo del calcio?

Penso di no. Quelli che dovevano sfondare lo hanno fatto o lo stanno facendo attualmente. Tra tutti ricordo Manaj che ora gioca in A. Altri, invece, giocano in Serie B o nel mio stesso campionato.

Hai un sogno nel cassetto?

Non ne ho uno in particolare. La speranza è quella di continuare a giocare a calcio a un certo livello. Poi, certo, sogno di calcare i campi prestigiosi del nostro calcio giocando in un top team.

E l’estero? Ti piacerebbe un’avventura lontano dall’Italia?
Per adesso non ci penso. Mi trovo benissimo in Italia e desidero continuare a giocarci. Chiaramente una chiamata dall’estero è sempre qualcosa di piacevole e stimolante. Non è un discorso da fare al momento. Ho ancora parecchia strada da compiere davanti a me.

Fai riferimento a un modello di giocatore preciso?

Sì, mi piacciono parecchio giocatore dal grande temperamento e affamati di ogni pallone. Vidal e Nainggolan possono essere i miei modelli. Poi, hanno anche il fiuto del gol.

Dopo la promozione dello scorso anno, ti aspettavi un avvio così brillante in Lega Pro?

No perché non conoscevo benissimo il campionato. Siamo contenti di aver iniziato bene e aver messo a tacere qualche malalingua. A luglio ci davano già per spacciati. Sono dell’idea che meritiamo di stare dove siamo e che il lavoro quotidiano paghi sempre in qualche modo.

Ma ora i Playoff rimangono un sogno, o un obiettivo concreto?

Rimangono un sogno. Non dobbiamo fare l’errore di montarci la testa. Noi lo sappiamo: il nostro obiettivo resta raggiungere la salvezza il prima possibile. Una volta centrato l’obiettivo stagionale proveremo a spingerci più in là possibile sapendo che quello che arriverà in più è tutto di guadagnato e ben accetto.

Anche se vincere con la Giana Erminio potrebbe voler dire inserire le distanze di sicurezza in zona playoff…

Noi giochiamo ogni partita alla morte. Per cui scenderemo in campo per vincere come sempre. Aggiudicarsi i tre punti potrebbe darci ulteriore sicurezza e proseguire sulla buona strada che abbiamo intrapreso.

Tanti considerano la Lega Pro la palestra ideale per far crescere i giovani, concordi?

Sì, sono d’accordo. Per quanto visto finora si è rivelato un campionato tosto, dinamico e mai banale. Si tratta di un’ottima vetrina per i giovani e per noi questo è importante.

Gli addetti ai lavori parlano del tuo gol al Mappello come il più bello mai visto in Serie D. Che emozione hai provato in quell’istante?

Me lo ricordo benissimo. Quando mi è arrivato il pallone non ci ho pensato due volte e ho tirato dritto in porta. Fortunatamente il pallone è entrato. Ma quello che mi fa più piacere è aver sbloccato il punteggio. Stavamo pressando, ma nulla sembrava andare verso il filo giusto e quindi aver segnato il 1-2 così mi rende orgoglioso. Se è il più bello nella categoria non spetta a me dirlo, ma personalmente rimane uno dei miei preferiti.

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Nato e residente in Svizzera, ma col sangue napoletano. Fanatico del gioco del calcio in tutte le sue forme, con un debole per la statistica.