Diciassette e novantotto

Diciassette, come le partite ufficiali giocate dall’Inter in questa stagione, finora. O novantotto, come l’anno del famoso scontro Ronaldo-Iuliano e del rigore non dato al “Delle Alpi”. O, ancora, diciassette, come gli scudetti vinti sul campo dall’Inter, più quello tolto alla Juventus e dato ai nerazzurri nell’estate del 2006. Oppure novantotto, come le vittorie dei bianconeri nei vari “Derby d’Italia” giocati in gare ufficiali. E invece 17,98. Come i secondi della vergogna. I secondi esatti che ci ha messo il pallone ad entrare nella porta dell’Inter dopo il fischio d’inizio della partita. Un gol veloce, quindi. Un gol improvviso. Un gol irregolare.

L’ennesimo errore della nostra classe arbitrale, che ha rischiato (e per fortuna non è andata così) di rovinare nuovamente la “cosa più importante delle cose meno importanti”: il calcio. Il nostro calcio, perlomeno. Sono settimane, ormai, che le polemiche si rincorrono. Quest’anno, poi, siamo partiti presto, con la Supercoppa Italiana. Ad ogni assegnazione arbitrale, scattano i malumori dell’una o dell’altra tifoseria. Con Tagliavento, nello specifico, i malumori ci sono stati solo in casa nerazzurra, visti i precedenti del fischietto di Terni sia con la Juventus (gol di Muntari in Milan-Juve), sia con l’Inter (le famose manette di Mourinho di Inter-Samp).

Ma alla fine le polemiche pre-partita passano, lo stadio si riempie, le tv si accendono, arriva il fischio d’inizio tanto atteso. E tu cosa fai? Fai un errore, grossolano tra l’altro, e rischi di rovinare LA partita dopo 17,98 secondi? Palese che, da quel momento, l’arbitro non sia stato più in grado di gestire la gara e tenerla sotto controllo, vedi tutta una serie di decisioni quantomeno annebbiate e dubbie, seguite da altrettante chiamate figlie della cosiddetta “compensazione”. Il punto è che non si dovrebbe arbitrare a “compensazione”, non è vero che “se faccio un errore per parte, allora è come se non ne avessi fatti”. No. Ne hai fatti due, ti dirò. Non si vuole pensar male a tutti i costi, assolutamente. Pensiamo solo che abbiamo degli arbitri non di primissimo livello. Arbitri che, essendo umani, sbagliano e di questi tempi lo fanno spesso.

Ma allora perché rovinarci quei momenti di gioia/speranza/disperazione/esaltazione che il tifo calcistico ci regala, affidandoci a delle decisioni del tutto suscettibili a errore? E’ arrivata l’ora della tecnologia, dei chip e dei replay in campo, che piaccia o non piaccia ai “romantici del calcio”. Tanto il tifoso interista che dirà a quello juventino “avete modificato le immagini!” ci sarà sempre. Passiamo alla tecnologia, il calcio non cambierà.

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Twitter addicted, vive di calcio. In campo è convinto di essere Pirlo, ma in realtà è un Carrozzieri qualunque. Per lui il trequartista è una questione di principio. Email: fmariani@mondosportivo.it