World Series 2012: tre volte Sandoval e il duo Zito-Lincecum sul monte stendono Detroit: primo atto ai Giants

Justin Verlander sul monte e l’esultanza sullo sfondo di Pablo Sandoval.

Dopo 162 partite di regular season e un percorso di playoff comprendente Divisional e Championship Series, ecco che a San Francisco si sono aperte le finali mondiali del baseball, o meglio conosciute al pubblico come World Series.

A sfidarsi per la 13esima volta nella loro storia sono i Giants, appunto di San Francisco, e i Detroit Tigers. Prima di passare a Gara 1 è doveroso spiegare come queste due franchigie siano arrivate al punto più alto della stagione. I ‘giganti’ della Bay Area hanno vinto la West Division della National League con un record di 94 vittorie e 68 sconfitte; poi in NLDS hanno battuto con una grande rimonta da 2-0 a 3-2 i favoriti di Cincinnati e nelle finali di lega hanno sconfitto i campioni uscenti di St.Louis operando lo stesso procedimento della serie precedente: da 3-1 per i Cardinals al 4-3 a due giorni dalle WS.

Detroit, invece, ha avuto un percorso più stentato in regular dove ha raccolto soltanto 88 vittorie, di cui la maggior parte casalinghe. Poi nei playoffs sono esplosi vincendo 3-2 contro la rivelazione della lega American, gli Oakland Athletics, mentre nella ALCS hanno praticamente asfaltato gli Yankees (ebbene sì, i famosi New York della sponda Bronx) con un 4-0 da urlo che negli States viene chiamato Sweep. La qualificazione alle WS, la seconda in sei anni, è arrivata praticamente una settimana prima delle WS come avvenne nel 2006, dove l’esito si rivelò a sfavore dei tigrotti della M’town.

Passando alle World Series, il secondo evento più seguito dagli americani dopo il SuperBowl (non me ne vogliano le Finals di NBA o la Stanley Cup final di NHL ma una pallina di cuoio, un guantone e una mazza sanno affascinare eccome negli States), i Giants hanno ricevuto il fattore campo per le prime due gare e quella, se necessaria, finale per via del successo della National League negli All Star Game sull’American League: sconfitta di Justin Verlander e vittoria di Matt Cain (il primo dei Tigers e il secondo dei Giants, ahia…).

Se tutti si aspettavano un inizio in sesta marcia per i Tigers, compreso il sottoscritto, il pronostico invece è stato capovolto da vari fattori che hanno portato all’8-3 finale per i Giants: quello sicuramente del ballpark, dove ha regnato un’atmosfera fantastica alla vista del Golden Gate; Pablo Sandoval, il ‘panda’ di San Francisco che ha buttato la pallina fuori dal campo tre volte consecutive entrando di diritto nel ristretto gruppo di battitori che hanno fatto tre home runs in una partita di WS (l’onore era toccato in passato a Reggie Jackson, Babe Ruth e Albert Pujols… cioè la crema di una storia ultracentenaria di baseball); Barry Zito, lo starting pitcher che ha concesso pochissime valide e soltanto un punto in sei innings. L’ex Cy Young ha addirittura ottenuto un RBI, regalando un punto alla sua squadra; Gregor Blanco, l’esterno sinistro in grado di catturare due palline con scivolate stile tackle calcistico. Ha cambiato l’inerzia della partita, eccome, perché la difesa nel baseball è quasi più importante dell’attacco. Infine Tim Lincecum, la star diventata rilievo a seguito di una stagione orrenda, che ha difeso con grande solidità il risultato subendo solo un home run da Jhonny Peralta ormai a giochi fatti.

Cosa non è andato in casa Detroit? Prima di tutto Justin Verlander; lo starting pitcher, stella della lega e Cy Young della AL, era stato impeccabile nei playoffs e in diciassette partite di regular season ma quando arriva alle World Series diventa un giocatore normale. Come nel 2006, infatti, subisce valide a ripetizioni e come se non bastasse si è beccato due home runs di uno scatenato e irripetibile Sandoval. Uscito JV dopo quattro innings, sei valide, cinque runs ed ER e una base ball, il bullpen di Detroit si è ritrovato incagliato nel porto di SF ed è finito sotto i colpi incessanti dei vari Scutaro, Pagan (fortunato nel terzo inning a trovare la base come sostegno per la sua valida), Pence e il solito Sandoval.

L’attacco invece ha provato in tutti i modi a rendere la vita difficile alla difesa californiana ma contro un Zito e un Lincecum così e le mirabolanti prese di Blanco… del resto baby, sono le WS.

Per i Tigers il momento della riscossa deve arrivare stanotte, alle ore 2:00, quando le due franchigie riscenderanno in campo per Gara 2 che vedrà contro Doug Fister (SP dei Detroit) e Madison Bumgartner (SP dei Giants). Non sarà facile per la squadra del Michigan ma se ritroverà fiducia dal monte l’inerzia potrebbe spostarsi finalmente a loro favore.

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Nato il 2 agosto 1989 a Gaeta, segue il motorsport in prima linea dal 2008 e, dopo diverse esperienze da capo-redattore, dà vita nel 2011 a MotorInside. È anche un grande amante degli sport USA.