Manolo Preciado: una vita segnata dal dolore

E’ morto poche ore dopo essere diventato l’allenatore del Villarreal. Lo aspettava una nuova sfida, doveva riportare il Sottomarino Giallo nella Liga. Aveva accolto l’incarico con entusiasmo, con la consueta grinta che spesso lo portava a scontrarsi con gli avversari.Chiedetelo a José Mourinho, definito “canaglia” da Manolo Preciado dopo una sfida tra Real Madrid e Sporting Gjon. Lo Special One, nonostante gli antichi rancori, lo ricorda con commozione: “Lo apprezzavo in tutto, aveva il coraggio di lottare contro la diversità. Era una persona trasparente, un degno rivale. Avrebbe riportato il Villarreal nella Liga, ne sono sicuro. Ha lasciato un segno ovunque abbia allenato, oggi è un brutto giorno per il calcio spagnolo”.

A Gjon, nel cuore delle Asturie, la cicatrice è incolmabile: i sei anni di Preciado resteranno per sempre scolpiti nella memoria della società. Come fai a dimenticare un tecnico che invitava i giocatori a cena e cucinava per loro? In Spagna lo chiamavano “el entrenador paisano”, l’allenatore di provincia, il Mazzone della penisola iberica. Una vita in periferia, in mezzo alla polvere,  con tanta passione e voglia di insegnare a vivere prima che a tirare un calcio ad un pallone. Il Villarreal lo avrebbe presentato venerdì, incoronandolo come l’uomo della ricostruzione, ma nessuno aveva fatto i conti con l’inviolabilità del destino. Un infarto se l’è portato via, in perfetta simbiosi con la sua esistenza travagliata.

Sì, perché la vita lontano dai riflettore non è mai stata generosa nei confronti di Manolo Preciado: nel 2002 perse la moglie per un cancro e, due anni dopo, il figlio per un terribile incidente stradale. Lo scorso anno, come se non bastasse, toccò al padre essere investito da un auto. Il calcio era il suo rifugio, un eterno gioco per sfuggire dal male e vivere in pace con sé stesso. Da oggi non sarà più così, Manolo Preciado riabbraccerà i suoi cari e magari insegnerà calcio agli angeli che vorranno seguirlo. Una vita segnata dal dolore: una maledizione che non si abbatte mai sui deboli.

 

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Scrive per "Il Quotidiano della Calabria" e "Il Crotonese". Classe '92 ma già con una discreta esperienza alle spalle: ha collaborato con diversi siti internet e anche con la romana Radio Ies. Tra i superstiti del primo MP.