Aurelio De Laurentiis: voto 4

Siamo abituati agli show di Aurelio De Laurentiis, uomo di cinema da una vita e con grande successo. Stavolta il presidente del Napoli, però, si è spinto oltre i confini del ridicolo con una facilità disarmante: i suoi propositi di rivoluzionare il calcio dovranno attendere ancora un po’, è bene che lo sappia.Entrato nel mondo pallonaro da circa otto anni, il patron della Filmauro ha subito pensato di poter sconvolgere un sistema immutabile come se fosse dentro un film. Non è così caro Aurelio, non siamo mica in un laboratorio di arte e finzione.

Il partenopeo cominciò la serie delle sue invenzioni con una richiesta “razzista”: “C’è bisogno di stabilire delle serie permanenti: in A devono stare solo le migliori, senza retrocessioni e robe varie. Non è possibile che città come Napoli e Genoa sprofondino nel calcio minore ed altre, sicuramente non altrettanto blasonate, abbiano un posto al sole”. Ma sì, chi se ne frega del merito, della giustizia, del sogno. Cos’è la dignità? Tra la marea di frasi inopportune, poi, ne riciclo una seconda che mi lasciò alquanto perplesso: “La finale di Coppa Italia all’Olimpico? Non è detto, potremmo farla anche a Pechino o a Londra”. Il business è business, importa relativamente il fatto che si chiami Coppa Italia e sia una competizione onorata dal Presidente della Repubblica. De Laurentiis è un uomo di mondo, mica un provincialotto qualsiasi ancorato alle tradizioni.

Veniamo dunque alle ultime dichiarazioni, forse figlie della sbronza post trofeo. Il mago del cinepanettone ha suggerito di allargare le panchine e aumentare al contempo le sostituzioni, in modo da poter garantire più spazio ai singoli atleti. Una proposta, questa, abbastanza condivisibile. L’imbarazzo nasce nel momento in cui il buon Aurelio decide di strafare, ampliando i suoi orizzonti fin dove non gli è concesso o perlomeno, formalmente, non gli compete. “Le pagelle dei giornalisti sono ridicole, siamo per caso a scuola?”. No, non siamo a scuola. Siamo piuttosto nella realtà, nella vita vera, nelle strutture consolidate da anni e che, nel bene e nel male, hanno contribuito allo sviluppo dei vari movimenti, calcistici e non solo.

La spettacolarità dello sport nazionale è tale anche, e soprattutto direi, grazie al lavoro passionale e forsennato dei media. Cosa ne sarebbe del calcio se questo non entrasse quotidianamente nelle case degli appassionati? La popolarità che un rettangolo verde è in grado di regalarti è una materia dal valore inestimabile, una fortuna per cui ne vale la pena di pagare un buon prezzo. Non si può certo ricevere senza dare nulla in cambio, quando acquistiamo una Ferrari siamo consapevoli delle grosse spese di manutenzione contro cui andremo ad imbatterci. E cosa avranno poi di tanto terribile le temute pagelle, prima attrazione per il lettore nelle giornata successiva alle partite, non lo so.

Spesso ci si dimentica che chi formula un giudizio per i calciatori è prima di tutto un lavoratore, quindi una persona degna di stima. Presidenti e compagnia bella dovrebbero finirla di credere nell’illogico: si sentono superiori agli addetti dell’informazione, sono convinti di possedere maggior ingegno, maggior immunità, un ben più consistente diritto al rispetto. Se magari ogni tanto sfogliassero i libri di storia, si ricorderebbero forse che corre il XXI secolo, l’età della comunicazione. Pensino pure al loro conto in banca, giunto a cifre esorbitanti proprio per mezzo di professionalità che molto di meno guadagnano per innalzarli agli onori della cronaca.

La questione, in fondo, sarebbe ancora più semplice: ci vuole rispetto per i ruoli, così come in qualunque altro ambiente lavorativo. C’è chi giudica e chi deve essere giudicato, stop. Quest’ultimo si prende quasi sempre il dolce però, non parliamo mica di povere vittime della malvagità umana. Smettiamola con lo snobismo, seppelliamo in un angolo nascosto del nostro cuore le opinioni più antipatiche, proviamo ad essere umili quando entriamo dopo i colleghi in un certo settore. Per rivoluzionare il mondo è troppo tardi, si può comunque sognare di farlo attraverso il cinema: l’arte riscuote apprezzamenti ovunque, non morirà mai. Pagella di Aurelio De Laurentiis: presuntuoso, snobista e istintivo. Voto 4

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Scrive per "Il Quotidiano della Calabria" e "Il Crotonese". Classe '92 ma già con una discreta esperienza alle spalle: ha collaborato con diversi siti internet e anche con la romana Radio Ies. Tra i superstiti del primo MP.