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Wimbledon 2014.
Presumibilmente è stata l’ultima volta che abbiamo potuto ammirare Roger Federer in una finale dello Slam. E chi le ha viste tutte e 25 come chi vi sta scrivendo, ringrazierà sempre il dio del tennis per averglielo permesso.

La sconfitta contro Novak Djokovic è di quelle che fanno male, seconda solo a quella del 2008 giocata sempre sull’erba del campo centrale del circolo londinese. La voglia mista a speranza di vederlo trionfare per l’ottava volta, abbattendo l’ennesimo record e lasciandoci la migliore cartolina possibile per la fine della sua incredibile carriera, si è spezzata con un rovescio sul nastro, con una palla che ha rimbalzato dalla parte sbagliata del campo e con le lacrime di chi sa che era l’ultima occasione.

Una leggenda costruita tra il 2003 e il 2009 con finali su finali e vittorie su vittorie. 237 settimane consecutive al numero 1 della classifica ATP, tre volte vincitore di tre tornei dello Slam nello stesso anno, classe ed eleganza continuamente espresse in tutti i suoi colpi e in tutte le sue partite.
Anche nei suoi anni migliori, ha avuto una sola nemesi: Rafael Nadal. Sette delle nove sconfitte in una finale dello Slam, infatti, sono state inflitte allo svizzero dallo spagnolo, una delle quali nella miglior partita mai vista sul centrale di Wimbledon: la finale del 2008 vinta dal maiorchino 9-7 al quinto set, dopo due interruzioni per pioggia e 4 ore e 48 minuti di gioco effettivo. Primo scricchiolio del suo incontrastabile dominio.

Gli ultimi quattro anni, invece, ci hanno mostrato un Re meno performante — solamente 4 finali giocate di cui 2 vinte — che ha abdicato e si è ripreso il trono per ben due volte, riuscendo a tornare numero 1 al mondo nel 2012 a 31 anni e raggiungendo le 302 settimane complessive in testa alla classifica, attuale record di sempre.
E adesso, alla soglia delle 33 candeline, rivederlo in finale a casa sua, a Wimbledon, è stato un colpo al cuore e alla mente, che è tornata indietro a ripercorrere tutti i colpi vincenti che l’hanno consegnato alla storia, tutta l’eleganza di un tennis che non appartiene al suo tempo contro i grandi fondisti e super atleti del tennis moderno.

E che sia stato proprio il suo rovescio a una mano a finire contro il nastro e a consegnare la vittoria al suo avversario poco importa. Non è importante quanto riusciranno a vincere le grandi corse, le difese estreme e i cannoni da fondo campo da adesso in poi.
Nulla sarà ripetibile e raggiungibile nel nostro immaginario tennistico quanto un dritto aperto di Roger Federer, che da oggi probabilmente saluta i grandi palcoscenici.
Il Re è morto. Viva il Re.