Calcio Femminile, #oraomaipiu
“Il colosso delle assicurazioni Allianz ha firmato un contratto di cinque anni con la Federcalcio tedesca (DFB) diventando sponsor ufficiale del campionato di Bundesliga femminile che si chiamerà, fino alla stagione 2017/18, Allianz Frauen Bundesliga. Questa sponsorizzazione porterà nelle casse della federazione 1,2 milioni di euro a stagione di cui 100 mila euro ad ogni squadra partecipante e sarà promossa tramite loghi sulle maniche delle maglie di tutte le calciatrici, inserzioni sui cartelloni pubblicitari e diverse campagne sui social networks. Ricordiamo che Allianz è anche partner della squadra nazionale di calcio femminile tedesca dal 2011 con un accordo da 1 milione di euro l’anno.”
Leggendo la notizia di sopra chissà quanti lettori appassionati di calcio femminile avranno pensato “e vabbè, ma sono tedeschi” oppure “siamo sempre un passo indietro su alcune cose”. Io vi posso dire che ho pensato “ora o mai più”.
Ora o mai più… perché? Perché una notizia del genere in questo preciso momento dove il movimento calcistico femminile italiano sta lottando con le unghie e con i denti per venire fuori grazie a moltissime campagne (come quella “Calcio Femminile- I like it” di Calciodonne) e tra mille difficoltà potrebbe essere il volano decisivo per non rimanere per l’ennesima volta indietro, soprattutto dopo le ultime dichiarazioni di Tavecchio.
Perché, cosa ha detto il Presidente della LND Tavecchio? Il Presidente della LND, alla presentazione della finale della Coppa Italia Femminile a Santarcangelo in Romagna ha rilanciato la sua idea sul calcio femminile, ovvero l’uniformazione rispetto alle altre nazioni che ci circondano, chiedendo a gran voce che il calcio maschile non sia più cieco e retrogrado rispetto a questa disciplina ma anzi dandole l’impulso principale, così come avviene in tutte le nazioni d’Europa: “Sono venuto a Rimini per rappresentarvi che in Italia esiste anche il calcio donna che va sostenuto, promosso e valorizzato. Sono convinto che sia necessario accostare l’altra metà del calcio alle grandi società professionistiche del calcio italiano. È l’unico modo per mettere sul trampolino di lancio il calcio femminile, che beneficerebbe di un volano straordinario in grado di aiutare a colmare quel gap culturale tipicamente italiano che penalizza la donna nel suo rapporto con lo sport, con il calcio in particolare”.
Da tempo il calcio femminile chiede maggiore attenzione e rispetto e solo nei casi in cui le nostre ragazze sono riuscite ad ottenere risultati eccezionali come l’oro nell’Europeo Under 19 del 2009 o il bronzo nel Mondiale FIFA Under 17 del 2014 si riescono a guadagnare un trafiletto a pagina 20 di qualche giornale nazionale sportivo, una piccola notizia al telegiornale e poco altro. Per fortuna il vento sta cominciando a cambiare e stanno partendo tante trasmissioni di approfondimento per portare sotto gli occhi di tutti questa disciplina… ma non basta.
Ora serve il passo decisivo.
Serve che le squadre di Serie A e di Serie B facciano come tutte le altre squadre di Francia, Germania, Spagna ed Inghilterra e si dotino di una formazione di calcio femminile. Molte già ci sono (Brescia, Siena, Catania, Genoa, Napoli, Verona, Juventus, Lazio, Inter, giusto per citarne alcune) ma incredibilmente i contatti sono pochi o addirittura inesistenti, come se quello fosse un mondo a parte, come se quel pallone fosse un’altra cosa, come se non riguardasse loro.
Da qualche tempo a gran voce da alcuni ambienti sportivi si è levata la proposta della creazione delle polisportive, strutture dove convogliare gli sforzi di una società in vari campi sportivi (in questi giorni girava la notizia di una possibile “Fiorentina” in maglia viola nel basket italiano e la Lazio ha già qualcosa del genere con buoni risultati per quanto riguarda pallanuoto e rugby) ma in molti casi le polisportive spesso sono tali solo di fatto (c’è come un’affiliazione, ma in realtà è solo a livello di nome), come capitato nei casi di Torres, Torino e Res Roma.
Molti si chiedono se, con una mossa del genere, alcune realtà peculiarmente femminili (penso per esempio al Tavagnacco ed al Riviera di Romagna) non possano soffrire l’improvvisa concorrenza: resta il fatto che la strada proposta da Tavecchio, in linea con il calcio europeo, è l’unico modo per far salire di livello il calcio femminile e portarlo ad essere competitivo anche a livello internazionale. Tavecchio è un ottimo manager e non parla mai in maniera sprovveduta, se ha visto lui le potenzialità della cosa c’è da fidarsi.
Calcio Femminile, è questo il momento del salto. #calciofemminile #oraomaipiu.
