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Il Milan e la maledizione della prima luna a San Siro

Nell’attesa della lunga e tanto attesa notte degli Oscar non potevamo esimerci dalla citazione di uno dei film più nominati dell’anno 2004. Ben cinque sono state le nomination per il film diretto da Gore Verbinski con protagonista Johnny Depp, ma zero le statuette vinte. Una vera e propria maledizione. Un po’ come il Milan di Seedorf nelle ultime sfide serali a San Siro.

Così come contro l’Atletico Madrid nell’andata degli ottavi di finale di Champions League — dove il Milan per 60-70 minuti ha oggettivamente dominato la partita non riuscendo a concretizzare le numerose occasioni avute (come i legni colpiti da Kakà e Poli, per citarne due) — anche contro la Juventus i rossoneri non sono stati assistiti dalla dea bendata, colpiti e affondati dai cinici uomini di Conte nei loro momenti migliori della gara, dopo situazioni offensive che hanno fatto tremare Buffon e compagni.

“Il calcio è così” hanno detto e scritto in tanti, e magari l’avrete pensato anche voi. Ma è innegabile che sia quantomeno curiosa la coincidenza che abbia voluto il Milan “fortunato” di Seedorf (le vittorie all’ultimo respiro contro Verona e Bologna avevano già appiccicato addosso all’olandese l’etichetta di “assistito dalla sorte”) vedersi voltare le spalle dalla famosa dea proprio nelle due partite più importanti della breve carriera da allenatore dell’ex numero dieci.

Il “Professor” Clarence ha messo in campo in entrambe le occasioni una squadra capace, per ciò che si è visto, di portare a casa la vittoria nonostante nessuno — forse nemmeno qualche giocatore — ci credesse sul serio. Ha messo alle corde gli avversari, costringendoli alla difensiva. Ha avuto l’intuizione — quel Poli a far da cerniera tra centrocampo e attacco in ambo le fasi — che ha messo in crisi lo scacchiere tattico di Simeone e Conte. Ha dato ritmo e furore ai suoi uomini, capaci di intimidire i diretti contendenti. Avversari solitamente poco avvezzi a subire il gioco rivale.

Il difetto del Milan, perché in ogni sconfitta c’è sempre un difetto, è stato assomigliare troppo a quei pugili che iniziano forte e riempiono di pugni il contendente, riuscendo a metterlo all’angolo ma senza sferrare il colpo da KO. E, come dei pugili esperti, prima l’Atletico e poi la Juventus hanno sferrato il colpo decisivo per mandare al tappeto il boxeur rossonero, che forse avrebbe meritato di più che i soli applausi a fine incontro.

Un peccato. Una vera e propria maledizione.
Che, poi, la pelata luccicante di Abbiati assomigli maledettamente alla “prima luna” del famoso film… Be’, quello è un altro discorso.