Home » Che corsa a Capodanno

Eccomi, bicchiere tra le dita … Cantava qualcuno. Per parlare di cose più serie, ma a volte anche le passioni valgono un po’ di poesia. E riflessioni.

Ci siamo, un altro anno se ne è andato, un anno di sport. Per noi e per voi, naturalmente, che ci seguite. Sempre di più e sempre puntuali: grazie.

È un anno che qua e là in giro per l’Europa si vive in modo vario. C’è chi riposa, chi lavora per smaltire gli infortunati, chi prova le bombe di mercato.

C’è chi gioca. Sempre, anche sotto la barriera dei tre giorni di stop fra una gara e l’altro. In Inghilterra fanno sul serio, e da vero appassionato di footie non posso che rallegrarmene. Ho dovuto però notare anche lo stato di forma, sul piano fisico e atletico, pietoso con cui i giocatori della nazionale inglese si presentano in estate alle manifestazioni internazionali: Rooney, che, per dire, nel Manchester United corre, sbuffa, passa e segna ogni come un fenomeno, in Sud Africa, Polonia e Ucraina è cotto. Come lui molti altri: in Brasile potrebbe essere lo stesso, e già si inizia a riflettere sul Boxing Day, sui turni sotto le feste, sulle gare di capodanno.

Beh sì, perché si gioca: la gente ha la tradizione di andare a vedere lo sport il giorno di Santo Stefano ma non solo. Televisivamente è una miniera d’oro, anche perché non c’è la concorrenza degli altri campionati (già scarsi di loro se paragonati alla Premier degli ultimi due lustri, come appeal).

La domanda allora è: non è che ai tedeschi fa proprio bene, soprattutto per arrivare freschi a Mondiali ed Europei, fermarsi così tanto? E pure gli azzurri in estate mordono le caviglie e corrono come dannati: qua ci s’annoia dietro al gossip e a un calciomercato sempre più povero, eppure atleticamente aiuta.

Non so, non so se riuscirei a rinunciare al calcio inglese sotto Santo Stefano, o alle gare della domenica anche sotto le feste, oppure a questo capodanno: a Old Trafford c’è Manchester United-Tottenham e nel dopopranzo di recupero del 1 gennaio non ci sta malissimo. Se proprio si vuole, interessa capire se l’Arsenal fa davvero sul serio o non è l’#annobono, se al povero West Ham riesce di invertire il trend con la dea bendata, o magari se al grande Manchester City andrà di traverso il viaggio in Galles.

Niente di tutto ciò, con tutto il contorno di tradizione e fascino che questo sport è in grado di regalare, sarebbe possibile senza il football sotto le feste. Senza la fatica, i ritmi alti, le corse forsennate di un City-Liverpool gara tra le più belle dell’anno.

È una maratona a volte amara: chiedete cosa ne pensa quest’anno Brendan Rodgers, a Natale in testa al campionato e ora quinto in classifica. La pausa, invernale o natalizia, l’avrebbe voluta eccome: questione di priorità, di classifica, di sopravvivenza. E non solo lui.

Ma non di gusti, perché se non fosse una questione pragmatica credo che tutti vorremmo i campionati nel cuore dell’inverno. Tutti i tornei, da Parigi a Roma fino ad Atene.

Così non è e forse è meglio così, perché in estate vedremo calciatori meno spremuti di altri, gente che riesce a correre nonostante mesi e mesi di calcio. Gente tosta, pronta, focalizzata sull’obiettivo: l’augurio è che lo siano anche quelli che giocano in Premier League. Perché pagare un prezzo così grande per il solo fatto di regalarci spettacolo ed emozioni anche a capodanno sarebbe troppo crudele.

Buon capodanno allora, buon calcio (ancora), buon 2014.

Ne vedremo delle belle.