Se mi lasci non vale
Sono passati sedici anni dal giorno dell’esordio di Gianluigi Buffon con la Nazionale italiana, un Russia-Italia del 1997, playoff per accedere ai Mondiali francesi dell’anno successivo.
Il capitano azzurro a Torino contro la Repubblica Ceca raggiungerà a quota 136 presenze Fabio Cannavaro, detentore del record. Quanto a longevità con la maglia azzurra, invece, Gigi ha già superato Zoff, che giocò con la nazionale per 15 anni, dall’età di 26 a quella di 41, quando il 29 maggio 1983 giocò la sua ultima partita in carriera proprio con la maglia italiana contro la Svezia a Göteborg.
A tal proposito, in settimana è arrivata una forte dichiarazione dell’attuale capitano azzurro, che ha dichiarato che non lascerà mai spontaneamente la Nazionale perché si sentirebbe un “disertore”. Quindi, così come Zoff, se verrà convocato, giocherà fino a fine carriera con la maglia azzurra addosso.
Ma è giusto? O meglio, ponendo in maniera diversa la domanda: sbaglia chi invece si ritira?
Partendo dal presupposto che in Nazionale non c’è un limite di età e che vengono convocati i giocatori più forti del Paese, è — crediamo — pensiero comune che finché uno è il più forte nel suo ruolo è giusto che venga convocato. Ed è doveroso che lui accetti. Giocare per la Nazionale, oltre che un sogno per ogni bambino, dovrebbe essere un dovere e un motivo d’orgoglio.
Ma nella storia del nostro Paese c’è qualche “ma”.
I “ma” hanno un nome e un cognome e sono: Franco Baresi, Paolo Maldini, Alessandro Nesta, Francesco Totti e Morgan De Sanctis.
Partendo dall’ultimo, il portiere ora in forza alla Roma, chiuso da Buffon e Marchetti, ha deciso di lasciare il ruolo di terzo portiere della Nazionale a qualcuno più giovane di lui, dall’alto dei suoi 35 anni. Scelta che, a nostro parere, deve prendere il commissario tecnico, non il giocatore: come terzo portiere si dovrebbe puntare a qualcuno di giovane da far crescere, non a un giocatore a fine carriera.
Diciamo che il ritiro di De Sanctis non è scusabile, ma le motivazioni per cui le ha fatte sono fondamentalmente giuste, anche se non era un suo compito.
Parlando invece di giocatori che hanno scritto la storia della nostra Nazionale, Baresi, Maldini, Nesta e Totti hanno avuto carriere diverse ma comuni. Ciò che li accomuna è l’aver lasciato spontaneamente la Nazionale, ciò che li diversifica è la motivazione.
Baresi ha lasciato la nazionale nel 1994 a 34 anni e si è ritirato nel 1997, Maldini ha lasciato nel 2002 a 34 anni e si è ritirato dal calcio giocato nel 2009, Nesta e Totti hanno lasciato nel 2006 a 30 anni e sono ancora in attività.
Ma se per Nesta la lunga e gloriosa carriera è stata costellata di numerosi infortuni (ha subito gravi infortuni in tutti e tre i Mondiali a cui ha partecipato) e la scelta fu di “prevenzione” per la sua salute fisica, per gli altri tre non è stato proprio così. Tutti e tre decisero di lasciare la nazionale (chiedendo di non essere convocati, perché la convocazione non si può rifiutare) ufficialmente per la difficoltà di reggere il doppio impegno con club e nazionale a livello fisico. In verità, anche dopo l’abbandono ai colori azzurri, ci sono state stagioni a grandissimi livelli per tutti e tre: Baresi campione d’Italia nel 1996 da protagonista, Maldini campione d’Europa nel 2003 e nel 2007 e d’Italia nel 2004, Totti capocannoniere italiano e vincitore della Scarpa d’Oro nel 2007. E sinceramente dubitiamo del fatto che queste vittorie non sarebbero arrivate se non avessero lasciato la Nazionale.
Si può dire, quindi, che i problemi fisici non erano del tutto reali o così importanti dall’abbandonare anticipatamente la maglia azzurra.
Alla fine, per quanto rude e per quanto abbia usato una parola un po’ “forte”, ha ragione Buffon. La Nazionale non si lascia, a meno di gravi impedimenti fisici.
È che fa comodo, ai grandi calciatori, lasciare un buon ricordo di sé quando si è ancora nel pieno delle forze.
Come in amore, è più facile lasciare che essere lasciati. E pochi, probabilmente, hanno l’umiltà di saper accettare il momento in cui aspetti una chiamata che non arriverà più.
