Europei: per ora niente sorprese e poco entusiasmo

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Questa sera si chiuderà la prima giornata della fase a gironi dei campionati europei di Germania 2024, ma è presto per fare pronostici. Le favorite, quasi tutte con impegni non troppo probanti, hanno fatto il pieno di punti, in alcuni casi (la Germania) in maniera netta e oltre ogni pronostico favorevole.

Stasera sarà la volta della Francia la quale, per ora, ha fatto parlare di sé più per motivi politici (la presa di posizione di Thuram e Mbappé sulle imminenti elezioni politiche francesi) che per quelli calcistici. Quella contro l’Austria (calcio d’inizio alle h 21) appare comunque una sfida ampiamente alla portata dei Bleus in attesa che, in settimana, si possa assistere a qualche incrocio più interessante (per quello che ci riguarda, la sfida con la Spagna è fissata il giorno 20, sempre alle 21).

Niente pronostici quindi, perlomeno non differenti da quelli fatti prima che il pallone iniziasse a rotolare. Una cosa si può però già dire: le sorprese, che hanno fatto da sempre parte di questi tornei, stanno diventando sempre più rare. Anche nazionali di grande tradizione come, per esempio, la Scozia e l’Ungheria, sono cadute sotto i colpi di squadre superiori (rispettivamente Germania e Svizzera). E la sensazione è che difficilmente vedremo squadre inferiori sulla carta avere ragione di qualche favorita.

La domanda che ci si pone (sappiamo di non essere originali, siamo in buona compagnia), quindi, è questa: sono troppe 24 squadre alla fase finale di un torneo continentale? Teoricamente, no. La disgregazione di diversi Stati seguita agli avvenimenti geopolitici della fine del secolo scorso ne hanno creato molti nuovi e moltiplicato, di conseguenza, le squadre nazionali. Praticamente, invece, sì, visto che alcune compagini hanno mostrato limiti tecnici individuali e di squadra secondo noi incompatibili con questi livelli di competizione.

D’altra parte, c’è da dire che la politica della FIFA di allargare i Mondiali a favore di realtà extraeuropee (che non hanno tradizione calcistica ma i cui voti valgono come quelli delle federazioni europee storiche) ha ridotto le possibilità di partecipazione a tante realtà del Vecchio continente (e in Italia lo sappiamo benissimo).

Una formula così allargata ha reso invece possibile la partecipazione praticamente di tutte le grandi realtà storiche del calcio europeo, con le sole eccezioni della Svezia (la quale sta attraversando un periodo oggettivamente complesso) e della Grecia, eliminata a sorpresa dalla Georgia, come sappiamo. Del resto, queste manifestazioni danno visibilità e producono anche quell’indotto che fa sì che il calcio sia uno sport così seguito, soprattutto alle nostre latitudini.

Diciamolo: al di là dell’aspetto sportivo, le ultime due clamorose (ma meritate sul campo) esclusioni degli Azzurri dalla fase finale dei Mondiali hanno creato un vuoto soprattutto a livello di costume. C’è ormai un’intera generazione di bambini che non hanno vissuto le notti magiche che hanno caratterizzato invece l’infanzia di chi li ha preceduti, anche se hanno festeggiato tre anni fa la vittoria di Wembley.

Ma un po’ perché si veniva dalla tragedia del Covid19, un po’ perché agli Europei non ci sono Brasile, Argentina e qualche compagine magari meno blasonata ma comunque a noi vicina per motivi culturali e geopolitici come Marocco o Algeria (per fare due nomi), alla fine l’atmosfera è stata (ed è) differente. Proprio oggi, sulla Radio svizzera RSI Rete Uno, è andata in onda la trasmissione Controcorrente condotta dal collega Antonio Bolzani (giornalista sportivo, anche se oggi prestato alle inchieste di costume) dove si faceva notare un minore entusiasmo, da parte dei nostri vicini oltreconfine, per la manifestazione, quasi a confermare le nostre osservazioni.

In definitiva, questi Europei si annunciano interessanti (perlomeno dai quarti in poi, ma è una nostra opinione personale, a meno di qualche incontro tra corazzate già agli ottavi), ma sappiamo che in tanti firmerebbero un’eliminazione anche prematura a questa competizione in cambio della certezza di partecipare ai Mondiali americani tra due anni. Tra belle serate europee e ruggenti notti mondiali non c’è proprio partita.

Silvano Pulga
Silvano Pulga
Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.

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