Tra murphysmo, colpe e paura. Una notte da incubo per il Frosinone

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Recita la legge di Murphy: “se qualcosa può andare storto, lo farà”.

Il Murphysmo e le sue “leggi” (figlie dell’umorismo dello statunitense Arthur Bloch) condiscono con un pizzico di sarcasmo gli eventi avversi della vita; difficile, però, credere che possano sollevare il morale in Ciociaria all’indomani di una notte da incubo come in pochi avrebbero potuto pronosticare.

Alla vigilia della 38/a di Serie A una sola combinazione, tra quelle possibili sull’asse Frosinone-Empoli, condannava i gialloblù alla retrocessione: blitz dell’Udinese allo Stirpe e 1 in schedina nella gara del Castellani tra Empoli e Roma.

Ed ecco qui che entra in scena il murphysmo: è proprio questo “ovviamente” lo scenario che si verifica. Dopo un avvio complicato i Ciociari tengono egregiamente il campo contro i friulani, chiamano Okoye a più di un intervento prodigioso e centrano due legni con Soulé e Brescianini; al 78’ però un pallone senza pretese trova Lucca che, dimenticato da Romagnoli, riesce a far arrivare sui piedi di Davies un pallone che l’inglese trasforma nel goal partita facendo cadere lo Stirpe in  un silenzio irreale.

Il colpo e duro, il Frosinone non sfiora mai il pari per davvero ma rimane aggrappato alla Serie A fino al minuto 93 di Empoli-Roma: quello in cui Niang mette al tappeto i giallorossi facendo esplodere di gioia il Castellani. E mentre a Empoli (giustamente) si fa festa, lo Stirpe saluta la Serie A sprofondando in un incubo condito  di lacrime e imprecazioni contro il destino beffardo che la dea bendata ha riservato ai laziali.

La retrocessione del Frosinone non può non lasciare, negli osservatori, un retrogusto di “ingiustizia sportiva”. Da intendersi, ovviamente e assolutamente, con riferimento alle cose di campo. Per l’atteggiamento dei Ciociari, che ai risultati hanno sempre cercato di arrivare tramite il gioco, per la nitida identità tattica del Frosinone di Di Francesco e per una salvezza sfumata letteralmente sul gong nonostante tutti dessero per retrocessi i laziali ancor prima che il Campionato fosse iniziato.

Checché se ne dica dalle parti di Giulianova, il Frosinone di fortuna ne ha avuta davvero poca in questo Campionato. Ma ridurre a una questione di malasorte la retrocessione dei Canarini, è ovviamente esageratamente benevolo nei confronti dei Ciociari. Senza voler “sparare sulla Croce Rossa” il Frosinone, che nessuno può privare dell’encomio al gioco e alla mentalità di cui sopra, retrocede anche e soprattutto per essere mancato in alcuni momenti e in alcune situazioni chiave.

La trasferta di Cagliari è forse l’esempio per antonomasia: da 3-0 a 3-4 negli ultimi 25 minuti in quella che, all’epoca inconsapevolmente, era forse la più grande sliding door del Campionato di Cagliari e Frosinone. Le sconfitte sul gong con Lecce, Juventus e Milan, quelle da “harakiri” con Monza e Roma (punti 0 occasioni una miriade) o ancora il rigore di Kajo Jorge a Sassuolo. Davvero tanti, troppi, gli episodi che i Ciociari non hanno saputo sfruttare a loro favore; e il calcio, in Serie A, è spietato da questo punto di vista.

Lodevole per lo spirito e il coraggio del suo Frosinone, Di Francesco ha forse poi insistito troppo a lungo su di un assetto tattico troppo spregiudicato per una matricola come quella Ciociara. Troppe fragili per la Serie A la difesa a 4 dei laziali e l’atteggiamento sempre intenso e aggressivo,  forse tardivo il passaggio alla difesa a 3: dal passaggio al 3-4-2-1 infatti si è visto un altro Frosinone, volitivo ma più coperto in difesa. Prima della sfida con l’Udinese il nuovo corso tattico aveva portato a risultati più che soddisfacenti (al netto della disfatta casalinga con l’Inter), il che porta inevitabilmente a domandarsi quale storia si sarebbe scritta in Ciociaria anticipando questo switch a un modulo più prudente.

Facile, ovviamente, parlare a posteriori. Ancora più facile farlo da una scrivania. Il campo, però, lascia quella sensazione da “centesimo per fare la Lira” che se da un lato fa comunque elevare un plauso all’emozionante Campionato del Frosinone, dall’altro induce a sottolineare come con qualche piccolo accorgimento in più (di società, allenatore e giocatori) si sarebbe forse potuta scrivere una storia diversa.

Chiudiamo citando nuovamente  Arthur Block : “niente è facile come sembra”, e questo lunedì mattina in Ciociaria lo immaginiamo difficile come pochi altri. Dal presidente Stirpe in giù, però, non fatichiamo a credere che l’intento in Ciociaria sia quello di provarci di nuovo.

Michael Anthony D'Costa
Michael Anthony D'Costa
Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.

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