Serie A 21/22, pillole e spunti dalla 15ª giornata

Spunti dalla Serie A per riflessioni da gustarsi nel tempo di un caffè. La redazione di MondoSportivo si riunisce, in unico pezzo, per ripensare alla giornata di campionato appena conclusa e riflettere su aspetti rilevanti, curiosi, interessanti delle partite della massima serie italiana.

Juventus, un brodino a salutare Salerno (di Michael D’Costa)

Scesa a Salerno con poche fantasie, la Juventus di Massimiliano Allegri può dichiarare “compiuta” la missione campana. Pochi fronzoli e un obiettivo ben chiaro nella testa degli undici bianconeri, in un Arechi che da una parte volava con i ricordi a quel gol di Vaio del 1998 e dall’altra faceva i conti con una realtà meno entusiasmante. A sorridere questa volta sono i bianconeri, che non incantano nè dominano, ma controllano e finiscono per imporsi per “manifesta superiorità”. Alla salernitana, infatti, non può bastare il calore dell’Arechi unito a tanto agonismo, sfociati in un forcing di 15-20 minuti nella ripresa culminati comunque nello sfortunato palo di Ranieri che poteva valere l’1-1. Decide un lampo di Dybala, che squarcia il filo di monotonia che il calcio ruminato senza brillare dagli ospiti stava facendo calare a Salerno. Morata, con un gesto tecnico forse meno celebrato del dovuto, blinda nella ripresa 3 punti in una partita che lascia comunque spunti di riflessione ad Allegri: oltre a un Dybala croce e delizia (per discontinuità nella stagione e non per l’inutile penalty fallito), Kulusevski dà segnali di vita, Chiellini se sta bene è la solita garanzia mentre Kean non sfrutta l’occasione. Dopo il brutto inciampo con l’Atalanta, i tre punti sono manna dal cielo per i bianconeri, che nello stato attuale delle cose non possono che fare la corsa su loro stessi. Il calendario (Genoa, Venezia, Bologna e Cagliari da affrontare prima del Napoli) può aiutare la Vecchia Signora, che però con le “piccole” è già andata al tappeto tre volte quest’anno.

Il Bologna ha trovato una sua solidità, nel silenzio generale (di Francesco Moria)

Quattro vittorie nelle ultime cinque partite, 24 punti in classifica come Fiorentina e Juventus e un ottavo posto conquistato nel silenzio generale. La vittoria contro la Roma è sicuramente la più prestigiosa della stagione, ma è stata anche il premio più giusto per una squadra che, dopo qualche difficoltà di inizio stagione, ha trovato una propria solidità, soprattutto difensiva. Merito di uno Skorupski in ottimo momento, ma anche di una difesa che si sta mantenendo a livelli inaspettatamente alti: Medel gioca da difensore navigato mostrando una grande capacità di posizionamento, Theate è il nuovo gioiellino della retroguardia con le sue crescenti prestazioni in fase difensiva ma anche e soprattutto in quella di impostazione, Hickey è più continuo e diligente sulla fascia sinistra. E poi, la preziosa crescita anche di Dominguez in fase di regia e soprattutto di Svanberg, uomo del momento dei rossoblù: un centrocampista capace di garantire grande quantità per tutta la gara a copertura della difesa, ma ora anche più presente in attacco, come dimostrato dal tanto supporto dato in fase offensiva e dai due gol e l’assist messi a segno nell’ultimo mese. La rete decisiva siglata contro la Roma è la ciliegina sulla torta di una fase di evidente crescita. L’Europa non è un argomento che ancora interessa Mihajlovic e i suoi e, tutto sommato, la tranquillità che circonda i rossoblù sul piano mediatico è solo un bene. Ma se l’obiettivo resta una più che soddisfacente metà classifica, i numeri e le prestazioni sembrano esserci tutti.

Pasalic, professione trequartista (di Giuseppe Pucciarelli)

Si dice che tre indizi costituiscono una prova. Forse. Una cosa però è sicura. I tre gol di Mario Pasalic realizzati nel poker che l’Atalanta ha rifilato al Venezia costituiscono una certezza definitiva: il croato deve sempre giocare alle spalle delle punte. Gasperini ci ha provato, ha provato a renderlo un’alternativa credibile a De Roon e Freuler, ma i numeri sono inequivocabili. Pasalic in mediana rende il 30% di quando gioca trequartista, dove sta diventando devastante. E l’arretramento di Pessina a centrocampo accanto a Koopmeiners nella sfida contro i lagunari, certifica come anche il tecnico di Grugliasco si sia “arreso” all’evidenza. Pasalic, professione trequartista con licenza di gol. Per la gioia di chi lo schiera al fantacalcio.

Il Napoli si spegne all’improvviso. Mertens, carpe diem (di Alex Milone)

Credo sia qualcosa di già visto, in questa stagione. Il Napoli sa essere devastante, poi però ha dei blackout che rischiano di rovinare tutto. In effetti così è andata, a Reggio Emilia: sembrava una gara gestibile, ma a un certo punto gli infortuni, qualche scelta azzardata di Spalletti, i gol del Sassuolo, in teoria tre, poi il VAR ha tolto due punti ai ragazzi di Dionisi. Nota lieta, per gli azzurri: i gol di Mertens. Quattro, in tre partite: il belga è un artista nel fare di necessità virtù, e prendersi carico del peso della squadra, nei momenti di necessità. Già dopo la partenza di Higuain, ricordate? Fu spostato centravanti da Sarri, e iniziò a segnare a raffica. Sembrava in fase calante, invece aveva solo Osimhen (enorme giocatore) a occupargli gli spazi. Ora che il nigeriano è infortunato, spazio a Dries. E Ciro, come previsto, per quanto può, prova a far impazzire la sua Napoli.