Il River Plate ha vinto una partita di Libertadores con un centrocampista in porta

Già nel SuperClasico contro il Boca Juniors dello scorso weekend, 15 positivi al Coronavirus avevano cotretto Marcelo Gallardo, allenatore del River Plate, a schierare Leo Díaz, ovvero il secondo portiere (classe 2000) della squadra riserve. Il Boca ha vinto, sì: ma solo ai rigori. Leo Díaz ha fatto una gran partita, parando due volte su Tevez e un calcio di rigore (calciato male, col cucchiaio) da Cardona.

Quattro giorni dopo, in casa River la situazione peggiora: in vista della sfida di Copa Libertadores contro i colombiani dell’Independiente Santa Fe, Gallardo si ritrova con la squadra decimata: tra positivi e infortunati, sono solo 10 i convocabili di quelli presenti nella lista fornita alla Conmebol a inizio stagione. Si muove, dunque, l’ufficio amministrativo: parte una richiesta formale per inserire el pibe Díaz, il portierino del SuperClasico, in lista, sperando in una deroga e nel buon cuore di coloro che gestiscono il calcio, in Sudamerica. I quali, invece, rispondono con un eloquente “non si può fare”. Il perché, è una bastonata sulla presunta sufficienza con cui il River compilò l’iniziale lista dei giocatori da utilizzare in Libertadores: causa pandemia, la CONMEBOL aveva deciso di allargare a 50 il numero di giocatori iscrivibili, per far fronte a casi di positività di gruppo esattamente come, poi, accaduto in casa River (e non solo: in Argentina, nell’ultimo mese e mezzo, altre squadre hanno avuto cluster e grappoli di positivi, come Gimnasia e Independiente). I Millonarios però, in lista, ne inserirono soltanto 32. Enorme ingenuità.

La situazione, dunque, risultava tutt’altro che rosea, alla vigilia della sfida con l’Independiente Santa Fe. 10 convocabili, tra cui nessun portiere. L’unico, che non è un portiere ma ha esperienza, leadership, e qualche volta a fine allenamento si è messo in porta a parare i tiri dei compagni, sarebbe Enzo Perez, che non risulta positivo. Ma è infortunato.

Al Muñeco Gallardo fumano le cervella; gli avversari a dirla tutta non sono dei fenomeni (ultimi del girone) ma in una situazione del genere, il rischio di lasciar loro i tre punti è grosso. C’è chi addirittura ipotizza che possa scendere in campo lui (da calciatore, lo ricorderete, fu un grande numero 10) ma, ovviamente, l’idea tramonta sul nascere, per motivi perfino banali da elencare.

Un lungo summit, a Núñez, il giorno prima della gara. Serve un undicesimo, almeno. Poi, ci sarà da capire chi mettere in porta. È lì che nasce l’idea Enzo Perez: ok, è infortunato, ha un problema al quadricipite destro, ma sta migliorando. Ha ancora dolore, però. “Infiltrazione”. È l’unica soluzione, anche perché Perez, come portiere, più o meno ci sa fare, dicevamo. Con lui, il River avrebbe undici giocatori contati, e uno che con le mani, almeno, i palloni li acchiappa, se non così angolati.

E così succede: il River si presenta al Monumental con 11 giocatori contati, niente cambi, un portiere che in realtà è un centrocampista, e un chiaro diktat imposto da Gallardo: “gli avversari, in porta, non dovranno tirare mai”. I Millonarios vanno subito in vantaggio con Angileri, raddoppiano con un super gol di Alvarez, il primo tiro dell’Inde, da centrocampo per la chiara strategia del “proviamoci da qualsiasi posizione”, arriva al 26′. Perez fa il suo, per quanto possibile: dà sicurezza, gioca tranquillo, si tuffa – goffamente, sì – sui palloni che gli capitano. Subirà gol nella ripresa, ma non per colpa sua: in mischia, un diagonale veloce gli passa davanti, palla in rete. Unica macchia, di una serata comunque perfetta: il River vince 2-1. Sì, sarebbe stato ancor più bello chiudere con la porta inviolata, ma Enzo Perez, nella notte del Monumental, è assolutamente l’uomo da ringraziare. Infortunato, centrocampista di mestiere, portiere per necessità. Tre punti ai Millonarios.